Ventiseienne si prostituisce per nutrire il figlio

Vendo me stesso per far mangiare la mia famiglia. Fenomenologia di una crisi

di Sergio Failla

456960_56070436In un epoca in cui le certezze delle giovani coppie sono ormai nulle, in cui mettere su famiglia è visto come un lusso, se non addirittura come uno sbaglio, perché tanto non ci si arriva a fine mese, capita di imbattersi in fatti che possono turbare fortemente l’animo di chi si trova a sbattere contro la realtà, crudele e marcia, di una nazione ormai allo sbando.

Girando sui tanti siti d’annunci che il web offre, magari per vendere qualcosa che non si usa, o per cercare un oggetto cult, capita ahimè, di trovare annunci che gridano la fame di una società che ormai si nutre solo di reality e tv spazzatura, dove essere è apparire e dove un giovane padre ventiseienne, disoccupato da poco tempo, vende al miglior offerente il suo “lato b” pur di dare al piccolo figlio ciò di cui ha bisogno.

Non volendo a tutti i costi fare scandalo o scalpore, bisogna però riflettere sul percorso che oggi, la nostra generazione sta’ affrontando. Non si tratta certo di dubbi di “Mocciana” memoria da teenagers, ma di ansie profonde che sconvolgono la vita di una classe sociale ormai disillusa, certa che il proprio futuro sarà diverso da quello dei genitori, ma in peggio.

Cosa può spingere un giovane uomo o una giovane donna a vendere se stesso, dichiarando di dover pensare a suo figlio, se non la disperazione verso un futuro che non c’è? A che grado di marciume di indifferenza si è spinta una società che non si rivolta di fronte a fatti di questa gravità?

Oggi in Italia affrontiamo la crisi con la leggerezza con cui si va a giocare a calcetto con i compagni del sabato sera, nessuno vuole pensare al Paese concepito come un unicum, dove se le cose vanno bene a “me” possono e devono andare così a tutti. Ma, al contrario, vince sempre più la cultura dello squalo, in cui le nuove leve si riconoscono sempre più.  Dove bullismo, violenza e mancanza di idee sono le prime devastanti conseguenze.

815242_money_mattersCi si guarda attorno e non si vedono risposte, soluzioni, ma solo desolazione, arrivismo personale, egoismo e fede laica, in una nazione che ha in se enormi ricchezze spirituali, imprenditoriali, di crescita della società e dell’economia, ma che sta guardando altrove, che gira la testa alla realtà, a volte soffocandola dietro logiche private di nicchia che prima o tardi si rivolteranno contro chi le ha generate.

Svegliamoci da questo torpore intellettuale, da questa disperata fuga dalla realtà e cominciamo seriamente ad affrontare i veri problemi di questo secondo millennio. Un padre o una madre non dovrebbero mai arrivare a pensare alla prostituzione come unica soluzione ai loro problemi economici.

La società dovrebbe avere in sé gli anticorpi per scongiurare una catastrofe generazionale, come quella in cui ci stiamo gettando a testa bassa. Non è forse lo slogan di ogni governato affermare che nessuno verrà lasciato solo? Che a tutti sarà garantito il diritto a una vita dignitosa?

A quel giovane padre che ha inserito quell’annuncio non servono le parole ma fatti, ora e subito, prima che un gesto così estremo possa per sempre distruggere la sua vita e forse quella del figlio a cui vuole dare un futuro.

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