Fazio, Sanremo, la Littizzetto e lo spettatore medio

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foto via: lanostratv.it

Ieri è giunto quel giorno dell’anno, che arriva puntuale come un controllo dal dentista: è iniziato il Festival di Sanremo. La televisione italiana si ferma e comincia a mandare in onda film sciocchi e infantili, programmi polemici e trasmissioni inutili, al solo fine di costringere lo spettatore, annoiato dal resto del palinsesto, a guardare il Festival della canzone italiana.Quest’anno però l’evento sanremese sembra voler sbalordire più degli anni passati.Si è inziato polemizzare sul Festival prima ancora che l’evento principiasse. Una polemica dovuta alla scelta del presentatore. Fabio Fazio, conduttore di un genere televisivo discusso in quanto troppo satirico e troppo lontano dalla melassa di tutti i giorni, è infatti stato scelto come mattatore di questa 63° edizione. Ad affiancarlo, una donna piccola di statura, dalla lingua tagliente, intelligente, squisitamente polemica e che da anni fa coppia con Fazio: Luciana Littizzetto.

Il Festival è iniziato con il Va’pensiero, celebre aria del Nabucco di Giuseppe Verdi, eseguita dal coro dell’Arena di Verona. Un pezzo classico, carico di significati, degno rappresentante dell’arte che si celebra a Sanremo. Mentre il coro esegue l’aria, la telecamera riprende la sala dell’Ariston. Si nota subito la differenza degli altri anni. L’orchestra è posizionata in alto, su un apposito gioco di scale, ed è dispersa perfettamente su tutta la parete, quasi a simboleggiarne il ruolo di regina e padrona di casa. Già lo spettatore, costretto a vedere qualcosa che non vuole, inizia a pensare:

“Bhè almeno quest’anno hanno pensato un po’ di più”, restando però prevenuto su ciò che sta per vedere.

La Littizzetto fa il suo ingresso fuori dall’Ariston su una carrozza stile Cenerentola, salutando come la regina Elisabetta e mostrando subito a parole il suo spirito, per poi dirigersi dentro l’Ariston con un passo da “anti-valletta” quale è e vuole essere. Giunta sul palco e presa una rosa regalata dal conduttore, la comica si fa subito riconoscere: ha scritto una lettera a San Remo, il quale, afferma lei, non c’è sul calendario. La sua ironia comincia subito a fare le prime vittime, a partire da Fazio, cui seguono alcuni volti noti nel pubblico (come Lorella Cuccarini e Massimo Giletti), per poi terminare deridendo il concetto di “par-condicio” in generale. Si sa bene che ci sono i nomi impronunciabili della politica, per via della legge che impone il silenzio pre-elettorale, ma Luciana, abile e intelligente, riesce comunque a citarli tutti, trovando escamotage e giochi di parole.

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L'Ariston (foto via: static.fanpage.it/musicfanpage)

Inizia poi il Festival vero e proprio, dove ogni artista presenta due canzoni, e la giuria, per metà stampa e per metà televoto, deciderà quale delle due dovrà proseguire. Gli artisti in gara ieri sono stati cinque. Marco Mengoni, già vincitore di X Factor e terzo a Sanremo del 2010, apre le danze con Bellissimo, di Gianna Nannini, battuto da L’essenziale, secondo testo del cantante viterbese. Il secondo a cantare è Raphael Gualazzi, che gareggia con brani complessi e ben composti, in cui il jazz e lo swing padroneggiano, eseguiti con una voce poco potente ma molto espressiva: Sai (ci basta un sogno) convince più la critica della prima canzone Senza ritegno. Daniele Silvestri esegue A bocca chiusa, un commovente testo sui disagi sociali e le manifestazioni giovanili, che vince su Il bisogno di te, testo dalle reiterazioni ritmiche degne del cantante, ma meno degna di vincere. Simona Molinari e Peter Cincotti, presentano Dr.Jekyll e Mr.Hyde, testo di Lelio Luttazzi dalla musica frizzante e dai contorni swing, battuto da La felicità, più moderno e pop. Il gruppo di Marta sui tubi conducono due brani punk-rock, Dispari e Vorrei, questo vincente, eseguiti bene nella struttura musicale. Arriva poi il turno della neomelodica Maria Nazionale, che gareggia con Quando non parlo, battuto dal successivo brano E’ colpa mia, in dialetto napoletano e firmato Servillo e Mesolella. Ultima in gara è Chiara Galiazzo, vincitrice dell’ultima edizione di X-Factor, che canta L’esperienza dell’amore, di Zampaglione, seguita da Il futuro che sarà, di Bianconi, meno convincente. Ad annunciare la fine di ogni votazione e a declamare la canzone vincitrice di ogni cantante, Fazio ha ospitato personaggi illustri, come Vincenzo Montella, Ilaria D’Amico, Felix Baumgartner, Flavia Panetta, Marco Alemanno e molti altri.

L’Ariston però ha tremato più volte ieri sera. Il terremoto più forte è avvenuto con l’esibizione di Maurizio Crozza, che si presenta vestito da Berlusconi ed con imitare l’ex-premier, cantando un brano di Aznavour, cambiandone il testo. Non appena il comico si toglie gli abiti del Cavaliere, dal pubblico arrivano fischi ed insulti che impediscono a Crozza di proseguire. Interviene Fazio e suggerisce al pubblico di aspettare prima di giudicare. Gli insulti non desistono. Il comico si innervosisce ma tace per rispetto al messaggio che vuole mandare. Il pubblico inizia ad gridare in coro “Fuori! Fuori!”.

Lo spettatore pensa: “Ecco lo scandalo. Dovevano per forza farsi riconoscere…” e continua a crogiolarsi nel suo pregiudizio sanrmese.

Poi i fischi terminano e il comico continua. Ce n’è per tutti:  imita Bersani, Ingroia e Montezemolo. La debacle diviene alla fine una “standing-ovation”: solo questa mattina si è scoperto che il coro del pubblico era rivolto ai mandanti dei fischi e non al comico. Un’altra scossa doveva avvenire, ma non c’è stata, con Stefano e Federico, la coppia omosessuale. Senza parlare né eseguendo il tanto temuto “bacio in diretta”, con un gioco di cartelli hanno raccontato la loro storia d’amore e l’impossibilità di realizzare un futuro in Italia, per l’assenza dei diritti alle coppie di fatto e/o omosessuali: momento che fa pensare il pigro telespettatore, che si commuove anche per parole che non vengono dalle canzoni e si ricorda della vita che c’è fuori dagli schermi televisivi. Toto Cotugno, invece, è stato un ospite d’onore e ha ricevuto un premio speciale per aver partecipato ben 17 volte al Festival, cantando il suo L’italiano e Nel blu dipinto di blu con il coro dell’Armata Rossa.

 Il Festival, insomma, è partito subito poco infiocchettato e meno banale del previsto, più attento all’attualità, ai temi forti e manda messaggi chiari, veloci e precisi. Poco neutrale? Forse, ma moderno, al passo con i tempi, lontano dai talent-show e dalle belle statuine. La regina indiscussa è certamente Luciana Littizzetto che, come un folletto dispettoso, distrae il pubblico anche dai momenti più polemici e più discutibili, ma che al tempo stesso sa essere seria nei momenti importanti. L’autoironia è il suo cavallo di battaglia, quasi volesse dire agli ospiti che accoglie: “Siate comodi, mettetevi in libertà, stiamo in allegria e non prendiamoci troppo sul serio, tanto non ne siamo capaci”. Molta gente, amante della comica e della sua ilarità-verità, ha seguito il Festival, e probabilmente seguiterà a farlo, solo per lei.

La cosa che più stupisce lo spettatore è che, finita la serata, va a dormire meravigliandosi con se stesso di non essersi annoiato. Le canzoni non erano tutti uguali e ognuna era un genere a sé. Guardando l’ora però si accorge di aver da poco superato la mezzanotte: gli anni passati si superava tranquillamente l’una per via dei tempi morti e le pubblicità infinite. “E ora che faccio?” pensa l’insonne spettatore. La risposta la trova su uno scaffale: c’è un oggetto, ricoperto di polvere, con una copertina e una piega all’interno. Chissà di che parlerà questo sconosciuto? Così prova ad aprirlo!

Francesco Fario

Foto homepage: www.panorama.it

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