Da Fassina a Kant: la sinistra si perde sulla via dell’individualismo

L'intervista di Stefano Fassina ad Avvenire è ricca di spunti politici, antropologici e filosofici: eccone alcuni sviluppi

Stefano Fassina, uno dei leader di Sinistra italiana

Stefano Fassina, uno dei leader di Sinistra italiana

ROMA – L’intervista a Stefano Fassina comparsa ieri su Avvenire ha gettato scompiglio nel dibattito riguardante la maternità surrogata; la sua posizione critica verso questa pratica, «mercificazione del momento più alto e spirituale della vita», lo ha spinto a sostenere che «non può appartenere alla sinistra». In ballo c’è la definizione di sinistra nel campo dei diritti personali.

IL FASSINA PENSIERO – C’è un fulcro razionale nell’argomentazione di Fassina che rimanda agli ideali stessi della sinistra: «i diritti sono un continuum», afferma nell’intervista, per far capire che non si possono scindere oltremisura le posizioni economiche, sociali, politiche ed etiche. Fassina, ex parlamentare del Partito democratico, ora uno dei leader della nascente Sinistra italiana, ha chiarito ad Avvenire che certe posizioni sono un’accettazione del paradigma liberista che tanto la sinistra vuole abbattere e combattere, ma al quale cede di frequente.

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Tony Blair: mutò per sempre il codice genetico della sinistra europea

SINISTRA LIBERISTA – Si deve constatare che la trasformazione genetica della sinistra è avvenuta da un pezzo: il paradigma vincente degli anni ’80 – quello Reagan/Thatcher – si è imposto nell’Occidente, coinvolgendo anche i partiti che si erano opposti a quelle soluzioni. La politica di Blair e Zapatero un tempo, quella di Renzi oggi, ne sono un esempio. Tutto questo, però, si era svolto su un piano di scelte economiche e sociali su macroscala: l’accusa sulla scala dei diritti personali è un passaggio solo recente, che evidenzia la trasformazione di una certa sinistra, che lascia la libertà e abbraccia il libertario o, ancor più, l’anarchia soft. Fassina non è il primo a parlarne.

LIBERTARIO – Il processo di cambiamento si innesta sulla coniugazione errata del concetto di libertà: nel sentire comune il confine del “posso” è personale e meccanicistico. Il “devo, dunque posso” è morto o, almeno, dimenticato. Di fatto si assiste alla totale deresponsabilizzazione, che abbandona l’individuo al proprio arbitrio, creando una autodeterminazione che di libero non ha affatto nulla, ma che suona invece come una schiavitù del proprio Io. La sinistra su questo ha intrapreso una strada profondamente radicale, rischiando di lasciare per strada altre sue anime storiche non altrettanto libertarie.

Immanuel Kant, filosofo della ragione

Immanuel Kant, filosofo della ragione

INDIVIDUALISMOIn una società in fase di disgregazione la risposta è l’individualismo: soli come gli epicurei di fronte al crollo della polis, gli uomini e le donne della nostra epoca rispondono con un relativismo che sempre più si radica nelle vite. Prima ha toccato la dimensione pubblica, demolendo i rapporti sociali, quindi ha consumato i confini della definizione umana e abbattuto la solidarietà, infine ha intaccato anche i rapporti più antropologicamente fondanti, come quelli genitoriali: la donna e l’uomo del ventunesimo secolo sono soli di fronte a loro stessi, in balia dei propri istinti e senza sistemi di riferimento e rapporti personali che li orientino. Questa non è libertà, ma solitudine: ciascuno definisce da sé “bene” e “male”, in funzione di una schiavitù a sé stesso, idolatrando questa schiavitù come un bene sommo.

LA RICOSTRUZIONE – Storicamente il compito della sinistra democratica è stato quello di costruire o rinsaldare un modello di solidarietà e di forza dei legami sociali; è un modello di collettivo, che diventa vincente quando non annulla le personalità e le rende invece stelle dell’insieme, caratteristiche preziose per tutti. Oggi è una missione dimenticata. «Riconoscere limiti all’individualismo è una battaglia di sinistra, autenticamente di sinistra», annuncia Fassina: e c’è una ragionevole certezza che presto partirà la lapidazione mediatica dalla sinistra di cui Fassina stesso fa parte.

madre surrogata

Maternità surrogata: un dilemma etico

MATERNITÀ SURROGATA – Impropriamente chiamata “utero in affitto”, la maternità surrogata, o maternità per altri, è una pratica medica nella quale una donna si incarica di provvedere alla gravidanza e al parto per una coppia a cui non appartiene. In molti stati è vietata o non prevista dall’ordinamento legale, ma sia per via giurisprudenziale, sia per via legislativa, il quadro internazionale è in movimento; legale in Russia, Canada, Australia, Gran Bretagna, Svezia, India e numerosi altre nazioni, normata in maniera differente stato per stato negli Usa, è invece vietata in molti paesi europei (Italia, Francia, Spagna, Germania, Norvegia), in Cina e in Turchia, ma anche nel Quebec e in alcuni stati Usa. Considerazioni e normative differenti sono applicate anche in materia del compenso per la donna; se la Russia, l’India e il Sud Africa ammettono la pratica della maternità commerciale, è vietata in Canada, Australia e Finlandia. Anche su questo fronte gli Stati uniti sono differenziati in base a normative statali: se in California è consentita la pratica commerciale, essa è vietata a New York. Un caso particolare è il Brasile, che ammette la maternità surrogata solo nel caso di parenti entro il secondo grado di consanguineità con la coppia che adotterà il bambino.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

 

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