Fashion Revolution Day: il 24 aprile diciamo sì a una moda etica!

Il 24 aprile scatta il Fashion Revolution Day: indossa un abito al rovescio, scatta una foto e condividila sui social a suon di #InsideOut e schierati a favore di una moda etica

fashion revolution day

La moda si fa sempre più etica (sfcboston.org)

Una manifestazione mondiale dedicata alla promozione di una moda etica: si chiama Fashion Revolution Day e si svolge il 24 aprile. Un intero settore si mobilita, partendo da un’importante premessa. Dietro il capo finito che vediamo nei negozi e prontamente acquistiamo, c’è il lavoro di un tessitore, di un coltivatore e di tutte quelle unità che contribuiscono alla rete produttiva. Una catena di montaggio composta troppo spesso da persone sfruttate e sottopagate che vivono in Paesi disagiati e in condizioni ai limiti dell’umana comprensione.

Da tale premessa parte proprio il messaggio che si vuole trasmettere attraverso la domanda “Chi ha fatto i tuoi vestiti?”, portando la memoria al tragico crollo di un palazzo in Bangladesh in cui lavoravano in condizioni disumane tantissime persone per celebri maison. Lavoratori che proprio a causa della mancanza di norme di sicurezza e igiene, rimasero vittime del crollo dell’edificio. Il settore della moda è sempre considerato come quel mondo frivolo fatto di luccicanti accessori e atteggiamenti snob, un mondo in cui tutti vogliono entrare, ma poi si inorridisce al pensiero di animali scuoiati per realizzare pellicce e alle persone che purtroppo continuano a essere sfruttate nelle fabbriche di tutto il mondo.

LA MISSION DEL FASHION REVOLUTION DAY – Spesso le etichette che guardiamo con tanta attenzione e scrupolosità tra percentuali di tessuti e prezzi più o meno esorbitanti, riportano un’informazione che passa in secondo piano, ossia il “Made in…”. Spesso quella provenienza significa un edificio fatiscente in cui sono stipate centinaia di persone in condizioni inaudite, costrette a lavorare ininterrottamente. Arriva il momento di chiederci chi ha veramente confezionato un determinato capo, forse così si riuscirà davvero a cambiare le strategie delle enormi case delle moda, e perciò a creare un senso di produzione non fatto solo di obblighi, ma anche di diritti.

GLI IDEATORI – Dopo aver compreso lo spirito e i motivi che hanno spinto un gruppo di persone a creare un movimento di tale portata, sarebbe importante capire chi siano gli agenti in questa situazione: addetti ai lavori? Manifestanti? Animalisti? Appassionati? Business men? Un po’ di questo ed un po’ di quello con l’aggiunta di vip, giornalisti e accademici dei più disparati ambiti, i quali cercano in tutti i modi di diffondere il messaggio di una filiera produttiva etica. Bisogna però dare la paternità del progetto a Carry Somers del marchio Pachacuti, già pioniera in fatto di moda etica nel Regno Unito.

FASHION REVOLUTION DAY, UN EVENTO SOCIAL – Internet non poteva essere escluso dalla campagna pubblicitaria di un evento come questo che si pone un interrogativo su di una delicata questione che tocca le più grandi e influenti multinazionali del mondo. Ovviamente l’evento Fashion Revolution Day, è legato a una simpatica idea da espandere tramite i social per aumentare la visibilità e la risonanza del movimento: basta scattare una foto con un capo di abbigliamento indossato al contrario e condividere l’immagine sul profilo facebook ufficiale “fashionrevolutionitalia”, oppure @Fash_Rev_Italia su Twitter senza dimenticare l’hashtag #insideout. In giro per l’Italia sono stati organizzati numerosi eventi per celebrare questo giorno, in particolare diversi flash mob nelle maggiori città della Penisola.

Dobbiamo cambiare il modo di concepire il lavoro, l’economia e la produzione, modificando il ragionamento con cui acquistiamo i capi delle varie maison. E quindi domani, via libera ai selfie… per una buona causa!

Claudia D’Agostino

@ClaDagostino87

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