Farage, fascismi e sfascismi: M5s, perché non espelli Beppe Grillo?

Dal disastro comunicativo dell'ultimo anno al pranzo con Nigel Farage: e se l'espulsione più efficace per il M5s fosse quella di Beppe Grillo?

farage-grillo-m5s

Beppe Grillo e Nigel Farage (@Nigel_Farege)

Oltre 3 milioni di voti persi in un anno, 14 senatori su 54 tra espulsi e dimissionari, il nuovo interlocutore in Europa Nigel Farage che piace tanto alla diarchia Beppe-Gianroberto ed un (bel) po’ meno agli elettori, ma anche ai parlamentari. In qualsiasi modo si cerchi di rigirare la frittata, il problema del crollo di consensi del M5s alle ultime Europee ha un nome ed un cognome: Beppe Grillo. Il padre-padrone, il creatore, l’uomo che ha saputo calamitare consensi e voti di protesta alle Politiche 2013 e che, nel giro di un anno, è riuscito a far scappare via a gambe levate una sostanziosa fetta di elettorato reale o potenziale.

POLITICA DA STADIO - Beppe Grillo o si odia o si ama. E su questo dato di fatto il Movimento 5 Stelle è riuscito a trasformare il dibattito politico in un derby calcistico. In una campagna elettorale per le elezioni europee in cui solo le forze di estrema destra o estrema sinistra hanno saputo veicolare contenuti pertinenti, Grillo ha costretto il Pd a scendere sul proprio terreno di gioco:  web e piazze. Sfide a suon di hashtag e foto di folle gaudenti, slogan urlati e colpi bassi. Per i contenuti si prega di ripassare. I sette punti per l’Europa da una parte (con l’irrisolta contraddizione tra referendum per l’uscita dall’euro e richiesta di adozione degli eurobond), gli 80 euro (italiani) e la faccia pulita di Renzi dall’altra. In un campo da calcio sarebbe stato Mourinho contro Conte: non importa il bel gioco, l’importante è portare a casa il risultato.

GRILLO COME ZEMAN - Sul campo ha vinto il catenaccio e contropiede di Renzi-Mourinho, perché, più che Conte, Grillo ha provato a fare lo Zeman. Attacchi roboanti, spettacolari, possesso palla al 96%. E una vagonata di gol presi in ripartenza dall’avversario. Che ha saputo incassare, abbassare ritmo e toni ed affondare i colpi nella difesa avversaria sguarnita. Il M5s non ha perso le Europee, Beppe Grillo ha perso le Europee. Perché un calo fisiologico – seppur marcato – tra Politiche ed Europee, ma non un’emorragia di voti ed una contemporanea impennata di consensi del diretto avversario, che con il 20% di affluenza in meno mette in cassaforte 2 milioni di voti in più.

MENO REPUBBLICA, PIÙ TZETZE - Grillo ha spaventato nei continui toni urlati, allontanando quell’elettorato occasionale che un anno fa ha riposto nelle mani del leader dei Cinque Stelle la speranza di scardinare il sistema. Ha delegittimato a più riprese l’informazione italiana tout court, provando a rimpiazzarla con gli Incredibile! Guarda cosa è successo / Pazzesco, non crederete ai vostri occhi di TzeTze o LaFucina (made in Casaleggio Associati), sulla cui qualità dei contenuti è meglio soprassedere. Ha espulso deputati per essere andati in televisione, poi è andato da Vespa. E quando invece del monologo ha dovuto fronteggiare domande o obiezioni, è finito ko.

Beppe Grillo ha sbagliato completamente il modo di veicolare i contenuti, e ne avevamo parlato già un mese prima delle elezioni. Un susseguirsi di terminologie e simbologie fasciste che in Italia – e ci mancherebbe – fanno scattare campanelli d’allarme in quadrifonia. E, cosa più grave di tutti, ha sbagliato a mettersi contro i propri parlamentari, colpevoli di reato d’opinione. Un Movimento nuovo come quello di Grillo soffre inevitabilmente una prima legislatura fisiologica di assestamento - «Ho chiesto l’incarico a Napolitano, ma mi sono grattato»do you remember? – ed opinioni divergenti da parte di deputati e senatori sono il pane quotidiano di cui nutrirsi per assestare e compattare la linea comune. Ma se il risultato del dissenso sono le espulsioni in blocco, parlare di linea comune e non autoritaria appare azzardato. Meglio sfasciare il dissenso che lavorarci su.

NIGEL FARAGE, IL “NUOVO AMICO” – Ultimo, ma non ultimo, Nigel Farage, leader di Ukip. Se lo avessero scritturato per Gomorra sarebbe stato l’Immortale. Sopravvissuto ad un cancro ai testicoli prima, ad un incidente aereo poi. Grande eloquenza, grande sicurezza, nazionalista e conservatore. A differenza di Grillo, un politico vero. Sui cui contenuti ha sinteticamente tirato le somme ieri su Twitter il fondatore di FARE Oscar Giannino, con una sorta di vademecum e di avvertenze per l’uso per l’elettorato del M5s.

oscar-giannino-farage-m5s-grillo

“OLTRE LA DESTRA E LA SINISTRA” - Il Nigel Farage che si scaglia contro l’immigrazione selvaggia e si infastidisce a sentir parlare una lingua diversa dall’inglese in metropolitana, ma ha una moglie tedesca e due bambini con la doppia cittadinanza. E messo alle strette dichiara sì all’immigrazione “qualificata”, quella di laureati di qualsiasi nazionalità, e no ai “parassiti” che rubano lavoro ai cittadini britannici. Quando gli chiedono se è di destra o di sinistra, risponde di sentirsi «oltre la destra e la sinistra». Anche Grillo dopotutto aveva detto di sentirsi oltre “qualcuno”.

INCONTRO CON INGANNO - Peccato che l’incontro con Farage, a differenza di quello chiesto dai votanti sul blog e boicottato di fatto dallo stesso Grillo, non sia andato in diretta streaming. E che Grillo sia stato praticamente costretto a dare conto del pranzo politico da Matteo Salvini, che lo ha incrociato sullo stesso aereo diretto a Bruxelles e non ci ha pensato due volte a twittare l’incontro, sicuramente più sorprendente di quello del leghista con la Le Pen. In serata il blog più visitato d’Italia non ha potuto tacere, e ha dovuto riferire del faccia a faccia tra Grillo e Farage. Ha “dovuto”, perché il post altro non è che un copia e incolla del comunicato dell’ufficio stampa di Nigel Farage. Correlato da un video su cui il tasto play è apposto sulla foto ufficiale dell’incontro tra il leader di Ukip e quello del M5s, a far immaginare una sintesi della chiacchierata. Ed invece, in puro stile acchiappa-clic da sito di terz’ordine (ce lo si consenta, ma altrimenti non si possono definire metodi simili), nel video invece di Farage e Grillo c’è il faccione di Beppe che sfotte Schulz mimando il vento di cambiamento.

banche-blog-grillo-m5s-farage

Post contro le banche sul blog di Beppe Grillo accerchiato da pubblicità di banche e istituti di credito

Ricapitolando: toni esasperati (Renzie e l’ebetino ripetuti sino allo sfinimento) ed esasperanti; #vinciamonoi ovunque, come un mantra e con sicurezza devastante («Non sarà una vittoria, sarà una marcia trionfale»), di quella che magari ti induce a restartene al mare piuttosto che andare alle urne, tanto si vince lo stesso; contenuti abusati e non rinnovati (finché gli avversari non usavano la rete come il M5s andava bene, quando tutti hanno iniziato a sfruttarne le potenzialità la musica è cambiata); scelte contraddittorie ed autogol fin troppo visibili come quei banner di adsense con la pubblicità di banche online che ancora fanno capolino sul blog; ricorso alla “democrazia partecipativa” solo per ratificare scelte proprie e non per chiedere pareri a priori (e se l’elettorato M5s non avesse voluto l’incontro con Farage?). Ciliegina sulla torta, la differenza di trattamento economico tra parlamentari italiano ed europarlamentari: per chi siede alla Camera e al Senato, restrizioni economiche e diaria limitata a 5000 euro lordi. Nulla di tutto ciò per chi siederà a Bruxelles. Senza contare che la promessa pubblicazione dei risultati integrali delle votazioni online per le Europee non è mai avvenuta. Tanti errori, troppi errori. E chi ci perde è solo il M5s.

SBAGLIA GRILLO, PERDE IL M5S - Ci perde un Movimento che ha saputo riportare al centro del dibattito la vocazione vera e unica della politica, quella del rendere un servizio alla comunità e non a se stessi, passando in prima istanza dalla riduzione dei costi dell’impianto politico e da una rendicontazione – seppur a tratti opinabile – delle proprie spese. Ci perde quel M5s che, tra un roboante annuncio grilliano e l’altro, scoperchia piccoli calderoni e grandi contraddizioni, come gli stipendi tagliati ai manager siciliani ma il vitalizio salvato all’ex governatore Cuffaro in carcere per mafia. Ci perdono tanti attivisti che vorrebbero metterci la faccia in prima persona, ma o sono ipercontrollati – in televisione ormai ci vanno solo Di Maio, Di Battista e la Taverna – o abbandonati a se stessi e alle astruse norme di autocandidatura vincolate praticamente solo all’anzianità di iscrizione al blog, che partoriscono autogol in stile Ronzino. Il M5s ha tanto da imparare, ma con Beppe Grillo al volante (sic!) rischia solo che qualsiasi mossa politica d’ora in avanti si trasformi in un boomerang. Il caso Farange è solo l’ultima in ordine di tempo delle patate bollenti scaricate del leader Cinque Stelle nelle mani degli attivisti. Se chi di rete ferisce di rete perisce, non sarebbe meglio per il Movimento alzare la voce e chiedere a gran voce un’ultima, democratica votazione? Quella sull’espulsione di Beppe Grillo.

Francesco Guarino
@fraguarino

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews