FAO: “Fame nel mondo, una piaga che non si risana”

“Fame mondiale in calo. Ma a cosa è dovuto questo miglioramento?”

di Claudia Landolfi

Gli ultimi dati redatti dalla FAO (Food and Agriculture Organization) e dal PAM (Programma alimentare mondiale) sul tasso di decrescita della fame nel mondo creano un eco di pareri discordanti. Ricordiamo che l’impegno preso da quest’organo governativo, appendice dell’ONU in territorio italiano, era quello di dimezzare nettamente il numero di affamati sulla terra entro il 2015.

Oggi, per la prima volta dopo 15 anni, un sassolino nell’oceano del disagio. I numeri dimostrano che rispetto al 2009 si è verificato un calo nelle cifre, passando da un miliardo e 23 milioni di persone a 925 milioni. Sarebbe quindi 98 milioni il numero da sottrarre alla stima generale dei malnutriti nella popolazione mondiale. Nonostante il risultato indichi una chiusura in positivo, è lo stesso Direttore Generale della FAO,  Jacques Diouf, ad affermare che la sottoalimentazione continua ad essere una delle piaghe più vistose che affligge il nostro pianeta, richiamando in tal modo l’attenzione di tutti i paesi a partecipare con maggiore sforzo agli impegni presi. Diouf ha aggiunto – è a serio rischio il raggiungimento dell’obbiettivo di ridurre la fame nel mondo – ed il pericolo è quello di venire meno ai risultati fissati durante il “Vertice mondiale sull’alimentazione”. (VMA 1996)

In effetti così stando le previsioni non sembrerebbero delle migliori, e pare quanto meno utopico sperare di raggiungere lo scopo sperato entro il 2015. Anche se i dati indicano un relativo miglioramento, non si può non considerare che il 2009 è stato invece l’annata più critica in calcolo di numeri. Le stime infatti parlavano di più di un miliardo di persone, oltre 100 milioni rispetto al 2008. Come il segno di questo peggioramento è stato interpretato rispetto alla più ampia crisi mondiale, ora non si può non interpretare questo miglioramento in rapporto con la globale ripresa del mercato. Seguendo questo ragionamento sembrerebbe piuttosto che le oscillazioni, crescita e decrescita, siano dovute ad agenti esterni e a particolari condizioni d’assetto economico planetario. Più che ad un’efficace politica territoriale di questo ente governativo, bisognerebbe allora attribuire i nuovi numeri ad una serie di coincidenze che riguardano la più ampia ripresa mondiale.

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