Fallito il cessate il fuoco: ecco perchè a Gaza si continuerà a morire

È naufragata la prima proposta di cessate il fuoco nella serata di ieri dall'Egitto mentre riprendono i bombardamenti. Quale futuro per Gaza?

gazaIl primo tentativo di fermare il massacro di Gaza sembra fallito. La proposta formulata dalla diplomazia egiziana ha trovato l’ok del governo israeliano e il rifiuto delle Brigate Ezzedin Al Qassam. Nel frattempo sono ripresi i bombardamenti sulla Striscia.

LE CONDIZIONI – Secondo quel poco che è stato reso noto sinora, il cessate il fuoco sarebbe dovuto iniziare stamattina alle nove con la sospensione delle ostilità, e la disponibilità entro quarantotto ore ad aprire i negoziati. L’obiettivo della proposta egiziana, in sintesi, è il ritorno al cessate il fuoco decretato nel novembre 2012. Stando alle dichiarazioni di Netanhyau inoltre, la proposta prevede anche la consegna, di Hamas ad Israele, delle riserve di razzi e lo smantellamento dei tunnel tra la Striscia ed Israele. Dal canto suo, Hamas ha richiesto la liberazione dei cinquantasei uomini arrestati in Cisgiordania dopo il rapimento dei tre ragazzi israeliani, la riapertura del valico di Rafah tra Egitto e la Striscia, e l’alleggerimento del blocco che da otto anni grava sulla stessa. Non è ancora noto se tali richieste siano state accolte nella proposta egiziana.

LA POSIZIONE DI HAMAS – Non è chiaro se Hamas abbia rifiutato l’accordo proposto dall’Egitto o se sia stata una decisione delle Brigate. Mentre l’ Ansa riporta le dichiarazioni di un rappresentante di Hamas, secondo cui il rifiuto è stato dettato dalla mancanza di un accordo completo su Gaza, altre fonti giornalistiche hanno riportato le dichiarazioni di Sami Abdu Zughri, secondo cui la proposta egiziana di cessate il fuoco non è mai arrivata al movimento islamico, e di Mouss Abu Marzouk, ritenuto il numero due della leadership in esilio di Hamas, secondo cui è ancora in corso una discussione interna riguardo la posizione da prendere. É comunque probabile che stiano tuttora proseguendo i contatti tra i vertici di Hamas e l’intelligence egiziana. Di certo c’è che Abu Mazen sostiene la proposta egiziana. Il presidente dell’Anp ha lanciato un appello per convergere sul cessate il fuoco proposto da Il Cairo, nell’intento dichiarato di evitare nuove vittime e «nel supremo interesse nazionale».

DIPLOMAZIE AL LAVORO – Oggi arriverà a Tel Aviv il ministro degli esteri italiano Federica Mogherini, che incontrerà nelle prossime ore Abu Mazen e Netanhyau. Nelle stesse ore è prevista anche la visita dell’omologo tedesco Steinmeier, mentre è stata smentita la presenza del segretario di Stato americano Kerry a Il Cairo. La questione sarà inoltre affrontata nel corso della riunione straordinaria del Consiglio Europeo prevista per domani.

E IL CONSIGLIO DI SICUREZZA? – Rimane sostanzialmente immobile, almeno per ora, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’organo cui è affidato il ruolo di mantenere la pace e la sicurezza internazionale. Sinora l’unico sussulto di vita si è visto in una dichiarazione ufficiale, da cui non discendono obblighi per le parti, del dodici luglio, in cui richiedeva il rispetto del diritto internazionale umanitario e il ritorno al cessate il fuoco dichiarato nel 2012.

gazaLA DIFFICILE SITUAZIONE DI NETANYAHU – Al di là della facile retorica, è oramai chiaro che Netanyahu ha optato per l’azione militare al fine di smantellare il governo di unità nazionale tra Fatah e Hamas, puntando a delegittimare politicamente quest’ultima relegandola in un angolo. È plausibile che la spinta di Abu Mazen per il cessate il fuoco, e il rifiuto di delle Brigate Ezzedin Al Qassam ,creerà delle spaccature tra le varie anime della resistenza palestinese. E ora, quali sono le prosepttive? Netanyahu si ritrova con l’ala destra del suo governo, il gruppo che fa capo a Liebermann, che spinge per alzare il livello dello scontro con un intervento via terra, ma a quale prezzo? Quello di una carneficina, un’altra, e di una radicalizzazione delle nuove generazioni, sulle quali, considerando il vuoto politico che verrebbe a crearsi nella Striscia, potrebbe soffiare forte il vento del Califfato proveniente da Oriente.

                                                                                                                                                                                                                                                      Carlo Perigli
@c_perigli

foto: qcodemag.it, thelibertybeacon.com

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