Falciani’s list: 5000 nomi di evasori all’italiana

moneyRoma – La stampa lo ha già ribatezzato “il database della vergogna”. In effetti l’immagine dell’Italia che traspare dalla Falciani’s list non è delle più limpide: vip e non, nobili e gente comune, imprese e aziende. In tutto, 5.728 soggetti connazionali (5.595 persone e 133 società) impegnati a evadere il Fisco tramite conti aperti nella sede ginevrina della banca inglese Hsbc, dal dicembre 2006 a oggi.

Fonte originaria della lista che da ieri è divenuta di dominio pubblico è stato Hevré Falciani, ex responsabile informatico della suddetta filiale, il quale nel 2007 scappò con il prezioso bottino di nomi allo scopo di rivenderlo, sotto lauto compenso, alle autorità francesi e non.

I numeri – Per capire quanto e come l’abitudine di evadere le tasse sia diffusa nella nazione basta dare un’occhiata ai dati rilevati dalle indagini in corso: 6 miliardi e 9 milioni dollari la stima delle mancate imposte e 120 le Procure occupate a valutare le diverse posizioni degli investigati. Questi ultimi, secondo quanto emerso al momento, sono variamente distribuiti dal nord al  centro Italia: circa 300 in Veneto, 2.100 nel milanese, 900 in Lazio, 81 a Bologna nonché 250 le persone ufficialmente iscritte nel registro degli indagati.

I reati – La rosa delle ipotesi di reato è piuttosto ampia. Va dall’omissione o fraudolenta dichiarazione dei redditi al riciclaggio di denaro derivante da attività di stampo mafioso.

Il lavoro degli inquirenti è complesso e reso ancora più difficile da 2 fattori: l’esistenza di conti sotto prestanome e/o riconducibili a società dedite alla “ripulitura” di fondi neri e attività illegali. Il secondo ostacolo sarà quasi certamente l’ostruzionismo delle autorità svizzere le quali tutelano indiscriminatamente i propri correntisti e le banche in terra ginevrina.

Vip – I nomi celebri emersi dal fascicolo Falciani sono tanti. A partire dai creatori del lusso made in Italy, gli stilisti Valentino Gravani, in arte, Valentino, già scoperto in difficoltà fiscali nel 2009, Renato Balestra nonché 2 conti riconducibili a Gianni Bulgari e famiglia. Non manca neppure Sandro Ferrone, importante imprenditore dell’abbigliamento al femminile, e da poche ore è apparso il nome dell’ex tennista Claudio Panatta.

Anche il cinema – Se Stefania Sandrelli, già ieri, si era detta estranea a qualsiasi illecito perché ha usufruito dello scudo fiscale autorizzato dal Governo nel 2009, la figlia Amanda deve ancora chiarire la sua posizione. Gli inquirenti cercano di capire se l’attrice è solo una beneficiaria del deposito di 400 mila euro della madre o, invece, è correntista autonoma.

La situazione è difficile per Elisabetta Gregoraci, ex showgirl e attuale moglie di Flavio Briatore nonché per la famiglia del regista Sergio Leone, il quale appare nella lista ma essendo deceduto nel 1989, ora, toccherà agli eredi chiarirne la posizione fiscale.

Noblesse oblige per i sangue blu – Tra i nomi da accertare la Procura di Roma sta controllando la principessa Fabrizia Aragona Pignatelli e il tesoriere di famiglia Francesco d’Ovidio Lefevre, insieme a Camilla Crociani, consorte di Carlo di Borbone. Ancora. La nobildonna Maria Cristina Saint Just di Teulada, Eduard Egon Fürstenberg, primogenito di Clara Agnelli. Poi, il conte Giovanni Auletta Armenise, presidente della Sigma-Tau, seconda industria farmaceutica nazionale.

amanda sandrelli

Amanda Sandrelli

Il mondo dell’imprenditoria – continua la lista con Cesare Pambianchi, presidente della Confcommercio di Roma e Eduardo Montefusco – nell’ordine – vicepresidente dell’Unione Industriali, editore di RDS – “Radio Dimensione suono s.p.a.”, direttore di “Rds news” e vicepresidente dell’Associazione per la rediofonia digitale in Italia.

Non solo vip – Un bell’articolo sull’edizione sito on-line di Repubblica sosteneva che la Falciani’s list altro non è se non la fotografia dell’Italia di oggi. Un nutrito manipolo di furbetti di ogni categoria sociale. Nell’elenco, infatti appaiono casalinghe d’alto lignaggio, negozianti, piccoli imprenditori, pensionati e studenti. Si tratta, dunque, per lo più di professionisti che hanno accumulato piccole fortune tenendole al riparo dalle mani lunghe della detrazione fiscale. Ma ci sono anche delle stranezze. Per esempio alcuni depositi sono inferiori agli 80 mila dollari o, addirittura, con un computo pari a “zero”. I magistrati stanno cercando di capire la natura di tali elementi, ovvero se le piccole cifre derivino da depositi parcellizzati in più conti riconducibili allo stesso nucleo familiare o imprenditoriale. Si vedrà.

Chantal Cresta

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