Facebook. Zuckerberg tenta di tranquillizzare gli investitori

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook

Era dalla fallimentare Ipo del maggio scorso che non si avevano più notizie di lui. Nonostante le campagne mediatiche massacranti riservategli dalla stampa americana e le critiche al veleno ricevute dai più autorevoli analisti finanziari del Paese, Mr. Mark Zuckerberg non ha battuto ciglio. Ne un comunicato stampa, ne una dichiarazione alla tv. Dal “re dei social network”, neanche una parola, quantomeno fino a martedì, giorno in cui ha deciso finalmente di rompere il silenzio.

In un intervista pubblica rilasciata in occasione del convegno TechCrunch Disrupt, ha provato a lanciare un messaggio rassicurante per gli investitori, e a giudicare dal balzo che il titolo ha fatto registrare in contemporanea nei listini di Wall Street (+ 3,45%), sembra aver funzionato.

Nuovi prodotti in arrivo? Nuova forma di business? Niente di tutto ciò. Il fondatore, nonché amministratore delegato di Facebook, si è limitato a elargire rassicurazioni ai soci e agli analisti lì presenti, precisando che non è in programma nessuna uscita di smartphone, o, altre innovazioni tecnologiche, che possano proiettare Facebook come nuovo rivale di Apple ed altre compagnie nel mondo della telefonia mobile. Semmai si è affrettato a rivendicare gli ottimi risultati registrati sin qui dalle inserzioni sul mobile, con performance di gran lunga superiori rispetto a quelle delle pubblicità sul desktop e a rimarcare le notevoli opportunità di sviluppo racchiuse in questo business. Non solo: conscio del fatto che una buona parte degli investitori è molto scettica sulle reali possibilità di monetizzare l’audience sugli smartphone, attraverso il business della pubblicità, ha illustrato come la sottovalutazione della piattaforma mobile in realtà possa rivelarsi un fattore positivo, da sfruttare per poter essere molto più aggressivi sui mercati.

Anziché nel campo degli smartphone, Zuckerberg ha annunciato importanti sviluppi nelle capacità di ricerca, per raccogliere il guanto di sfida lanciato da Google, sempre più impegnato nella realizzazione di un social network rivale.

Non sono mancate neanche domande scomode per il giovane ideatore di Facebook. Una su tutte quella sul più grave errore tecnologico commesso  durante questi ultimi anni. Alla domanda Zuckerberg ha ammesso, senza troppe esitazioni, che il più grande passo falso è stato sicuramente l’essersi affidati in maniera eccessiva al linguaggio di programmazione HTML 5, per poi trasferire servizi e applicazioni sui telefonini: una scelta costata un paio di anni di ritardo nel mercato degli apparecchi mobili nei confronti dei rispettivi competitors.

C’è stato tempo anche per commentare ed analizzare la “mazzata” subita con lo sbarco del marchio Facebook  a Wall Street. Mostrando una certa delusione per il crollo del titolo, che di fatto è costato al gruppo ben 50 miliardi di dollari di capitalizzazione, Zuckerberg ha tentato (non senza sforzi) di riportare il sereno tra i vari azionisti disamorati, garantendo che Facebook ha a cuore i propri soci e che ogni scelta sarà presa con l’obiettivo di creare valore nel lungo periodo, in quanto «creare una missione e creare business vanno di pari passo».

Facebook, giorno dell'approdo al Nasdaq

ubergizmo.com

Parole che mostrano un Mark Zuckerberg diverso da quello che, il giorno dell’approdo della sua creatura al Nasdaq, precisava come, si, la quotazione in borsa fosse un passo importante, ma che la vera missione di Facebook era e restava quella di «creare un mondo più aperto e connesso». Probabilmente l’unica cosa che ha in comune lo Zuckerberg di oggi, con quello di qualche mese fa, è solamente il consueto abbigliamento trasandato costituito da felpa, jeans e sneakers, che tanto fa irritare i finanzieri e i broker di Wall Street. Per il resto, per sua stessa ammissione, il Ceo di Facebook sa benissimo che ora ci sono in gioco interessi che vanno oltre la nobile missione da sempre rivendicata. Proprio per questo guarda con attenzione all’appuntamento cruciale di novembre, mese in cui è fissato il nuovo lock-up per gli azionisti del gruppo. Se da parte sua Zuckerberg ha già fatto sapere che non venderà le sue azioni, resta da vedere se i tentativi di rassicurare gli investitori abbiano prodotto il risultato sperato. Certamente non sarà facile per chi ha visto crollare in pochi mesi le proprie azioni, da 38 dollari 19 dollari per azione, credere alle promesse di maggiori utili e maggior cura degli interessi degli azionisti da parte del giovane fondatore di Facebook. In particolare per chi, anziché promesse, si aspettava un passo indietro di Zuckerberg dal ruolo di Ceo, per affidarlo ad un manager più esperto e navigato.

Daniele Gunnella

Foto || ubergizmo.com; cdn.digitaltrends.com

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