Facebook e l’entrata in Borsa… non ce n’è bisogno. Almeno per ora

Il Financial Times ha riportato recentemente che il colosso dei social network, Facebook, non avanzerà proposta per entrare in borsa almeno fino al 2012. La notizia è apparentemente sorprendente, date soprattutto le voci che negli ultimi tempi corrono sul web, con una miriade di tweet a testimoniarlo, ma una analisi più dettagliata potrebbe dimostrare che Facebook non  ha intenzione di entrare in borsa.

Facciamo un po’ di chiarezza: Facebook non ha mai rinviato nessuna entrata in borsa – che in gergo tecnico è un azione che viene chiamata Ipo – semplicemente perché Facebook non ha mai avanzato nessuna richiesta di Ipo, nè mai ha pianificato o rilasciato alcuna data per un offerta formale di azioni (cosa che invece sta accadendo per un altro fenomeno del web 2.0 cioè Groupon). Invece c’è stata una grande speculazione sul fatto che il social network si preparasse ad entrare in borsa nei primi mesi del 2012 o addirittura già nel 2011, poiché questo era il momento in cui i cinqueceno investitori di Facebook si aspettavano di monetizzare ulteriormente il loro investimento.

Per chi non lo sapesse, la regola del go public (cioè dell’entrata in borsa) per una società privata con cinquecento e più investitori (cioè di detentori di azioni dell’azienda) richiede che, arrivati al punto in cui Facebook attualmente si trova, faccia il passo e diventi per l’appunto public company. Basti pensare a Google nel 2004.

Questa però non è una regola, ma più un comportamento ricorrente nella Silicon Vally. Facebook può benissimo scegliere di rimanere una società privata, permettendo agli investitori attuali di generare liquidità per via del mercato privato secondario.

Perché quindi Facebook dovrebbe rimanere una società privata? Perché il riportare pubblicamente bilanci, per esempio, con relativi guadagni o perdite non è l’unico risvolto negativo del go public. Le public company vivono come una delle preoccupazioni più grandi mostrare guadagni nel breve-medio termine, a differenza delle società private che non sono obbligate a questo tipo di resoconti. O ancora perché nelle Public Company il management è costretto a battere cassa con investitori e analisti tanto quanto svolgono il loro ruolo in azienda. Ora, ve lo immaginate Mark Zuckerberg in questo ruolo?

Inoltre c’è una concreta possibilità che il Congresso o la SEC (la nostra CONSOB) riduca tramite qualche emendamento il ruolo dei cinquecento investitori di Facebook entro il prossimo anno. In tal modo il social network non avrà l’obbligo alcuno ad entrare in borsa. A questo punto, l’unico motivo che Facebook avrebbe per diventare una go public sarebbe quello di recuperare capitali dal mercato, ma è chiaro che nella situazione attuale di Facebook non ci sia bisogno di alcun capitale ulteriore. La società crea profitto (1.6 miliardi nell’ultimo quadrimestre) e facilmente può attingere ancora al settore delle private equity per richiedere altro capitale.

Questo non significa che Facebook non entrerà mai in borsa. Ma al momento non ha alcun motivo per diventare una public company.

Antonio Tiritiello

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