Facebook contro la Pellegrini: ironia, sessismo o ipocrisia?

Il post "incriminato"

L’immagine parla chiaro. Fin troppo. Si sa, Facebook è accozzaglia a tutti i livelli. Di facili populismi, di visioni distorte e contestatorie, di falsità e chi più ne ha meno ne metta, chè i pareri già son troppi e spesso autoreferenziali.

La notizia, se tale la si può definire, è che una pagina del social network made in Zuckerberg (il post-zero sembra appartenere alla pagina Non ridere.) ha fatto una battuta su Federica Pellegrini. Da bar, sboccata, un po’ cafoncella, ci mancherebbe.

In parecchi(e) se la sono legata al dito, su tutte la pagina Facebook favorisce il cyberbullismo contro le donne, che senza mezzi termini ha accusato il post di sessismo, in quanto “nessuna donna per offendere un uomo gli dice che è meglio a pecora [...] è ora che i ragazzi e gli uomini si rendano conto che questo non è divertirsi, è sessismo”.

Hanno ragione? La risposta è: nì. Perché Facebook è parte del web ed il web ha le sue dinamiche. Spesso feroci, spesso difficili da interpretare, spesso fin troppo palesi. Non ci sono comportamenti univoci nel modo di approcciarsi alla rete e alle sue derivazioni, ma tutti restano sospesi sul filo sottile tra il “si può fare” ed il “non si deve fare”, con una smaccata propensione per il primo.

Di sicuro la rete punisce chi sbaglia: è il caso di Alex Schwazer (per il quale adesso sono forse più quelli che inneggiano alla pace e al perdono rispetto a quelli che lo vorrebbero pubblicamente crocifisso sul traguardo della 50 km), sbertucciato in tutte le salse e contro il quale è apparsa la parodia del noto spot della Kinder neanche due ore dopo la notizia della positività all’antidoping.

Di sicuro la rete è aggressiva e sarcastica: provate a guardare i primi commenti sotto le notizie di cronaca delle grandi testate nazionali. Troverete battute più o meno politicamente corrette o gogne pubbliche per chi commette errori di grammatica.

E, di sicuro, la rete è ironica, sessista ed ipocrita. Ma su tutti e due i fronti. Perché Federica Pellegrini non è la prima a finire sotto le mire della facile ironia. Prima di lei ci sono passate Belen e la Tommasi, ma anche Cecchi Paone e Corona, e ad ogni avvenimento di cronaca più o meno noto tutti i personaggi pubblici scontano le loro colpe.

Si dirà: qual è la colpa della Pellegrini? La notorietà, più del flop olimpico. Perché il personaggio pubblico è ritenuto di dominio pubblico: il web lo fagocita e ne fa quel che vuole, giusto o sbagliato che sia. Sfruttando il sostegno dei fan contro quello dei detrattori, “Mi piace” e condivisioni contro opposizioni articolate e moralismi di bassa lega.

Morale della favola: ridete a denti stretti, ribattete con la stessa arma, ma – se possiamo ben fare a meno di sessismo ed ipocrisia, cose che però son ben difficili da estirpare con un paio di commenti su Facebook – non togliete l’ironia al web, articolata o pacchiana che essa sia. È la spada del popolo contro cui lo scudo dei potenti diventa più fragile. Ovvio che poi non tutti sappiano maneggiare adeguatamente l’arma. Ma conoscendo un po’ la Pellegrini, secondo il sindacabilissimo parere di chi scrive, quando vedrà quel post si farà una grassa risata. E tornerà in vasca, magari dopo un sacrosanto giro sotto le coperte.

Francesco Guarino

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