Facebook. Cancellare un contatto di lavoro può essere mobbing

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Dopo mesi di vessazioni, una dipendente si vede rimuovere dai contatti dei datori di lavoro. Per il tribunale è ‘comportamento irragionevole’ (Cloudfront.net)

Sidney (Australia) – Non sopportate il conoscente di Rete della vostra amica? Non volete più vedere la vostra ex neppure nella foto profilo del social? Siete stanchi dei post demenziali di alcuni vostri contatti a cui dareste fuoco insieme alla tastiera del pc? Ottimo, allora è bene che lo sappiate: se avete in animo di cancellare dalle vostre bacheche e dalle vostre vite quei profili, è possibile che qualcuno vi accusi di mobbing.

BULLI E PUPE – Accade, infatti, che nella ridente capitale australiana del Nuovo Galles del Sud la signora Lisa Bird, supervisore di un’agenzia immobiliare, sia stata condannata dalla Fair Work Commission, una sorta di Tar specializzato in diritto per il Lavoro, a risarcire la dipendente Tasmania Rachel Roberts per averla rimossa dalle amicizie di Facebook. Il Telegraph.it racconta il resto.

Tra la Bird e la Roberts il clima è teso da parecchi mesi. La prima non ama la seconda e questa ricambia, sicché dai saluti mancati presto si arriva ai dispetti in ufficio laddove la Roberts si vede tagliata fuori da molti progetti importanti e non vede eccessiva attenzione nella promozione degli immobili a lei affidati. A questo si aggiunge l’atteggiamento sempre più aggressivo della Bird che un giorno di gennaio sfocia in una lite.

DALL’UFFICIO A FACEBOOK - La Roberts, infatti, si era lamenta della situazione con il datore di lavoro James Bird, il marito di Lisa, e quest’ultima si è vendicata affrontando la Roberts definendola «una scolaretta che va a piangere dal maestro». Segue crisi di pianto della dipendente che si conclude con una ricognizione dell’interessata sul proprio profilo Facebook al fine di scoprire se qualche indiscrezione dello scontro verbale era finito postato. Qui l’amara scoperta: la donna era stata cancellata dalle amicizie della signora e del signor Bird, e dunque eliminata dall’arco dei contatti di lavoro. Scatta la reazione.

La Roberts sporge denuncia all’indirizzo dei Bird declinandone i comportamenti e gli abusi sul lavoro fino alla cancellazione del contatto. Il tutto finisce davanti al FWC il quale ha sentenziato: «Mobbing». Tale, infatti, è il reato addebitato ai Bird e il tribunale cita la cancellazione del contatto della dipendente come un dettaglio per nulla trascurabile.

Si evince, secondo il tribunale, «una mancanza di maturità emotiva ed è indicativo di un comportamento irragionevole» nei confronti della Roberts. La signora Bird – dunque – ha afferrato la prima occasione che le si è presentata per recidere il rapporto professionale con la dipendente, rimuovendola dalle amicizie, solo perché non desiderava avere a che fare con lei.

Secondo la Commissione, l’irragionevolezza dell’azione è l’atto conclusivo di altri episodi altrettanto spiacevoli che avevano come unico scopo il volontario tentativo di umiliare, isolare e molestare professionalmente la dipendente con metodi ‘da bullo’.

La sentenza è in conformità con il 2009, anno in cui il Fair Work Act australiano ha registrato una decisione che ha fatto da apripista al riconoscimento del mobbing in azienda al fine di tutelare i dipendenti dal bullismo sul lavoro.

Adesso la parola passa alle parti in causa. La legge, infatti, non stabilisce quale sarà l’ammontare del risarcimento che i Bird sono tenuti a pagare e dunque le controparti sono attese in un incontro per dipanare i termini della questione.

Vicenda giudiziaria a parte, è un fatto che il social network ha una dimensione sempre più profonda nello svolgimento delle relazioni umane e resta da capire se davvero cancellare un contatto dalla bacheca possa essere inteso – in sé e per sé – come atto di scortesia estrema; se dunque si è davvero totalmente padroni del proprio account.

Chantal Cresta

Foto || cloudfront.net;

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