Face-factor: la Generazione Facebook

A cosa porterà questo nuovo modo di comunicare e di vivere la realtà e i rapporti?

di Roberta Colacchi

Ormai quello della Generazione Facebook è l’argomento più discusso: la si può odiare o la si può amare, ma è una realtà in continua crescita. Probabilmente alla base c’è il morboso desiderio di ognuno di noi di spiare chi abbiamo intorno, che siano amici, conoscenti o semplicemente sconosciuti. Ma è un meccanismo di vecchia data, che non risale alla comparsa del Grande Fratello e di Facebook. Ciò che è certo è che oggi invece che spingere a scoperte, viaggi e ricerche, questi strumenti alimentano il più piatto gossip, facendoci ripiegare sulla più volgare morbosità.

La maggior parte dei medici condanna le nuove generazioni ed il loro uso smodato di internet, social network e giochi. Per Himanshu Tyagi del London Mental Health Nhs Trust, Facebook spinge gli utenti a dare un minor valore alla loro vita reale.  «I giovani che non hanno nessuna esperienza di un mondo senza una società online – ha detto -, assegnano uno scarso valore alla loro identità nel mondo reale e questo potrebbe essere un rischio per la loro vita vera e renderli, ad esempio, più vulnerabili a comportamenti impulsivi e al suicidio». I ragazzi sarebbero più propensi all’uso delle droghe, mentre le ragazze vedrebbero crescere le loro insicurezze aumentando i casi di anoressia e bulimia. E ovviamente essendo uno strumento di grande facilità, che ormai può trovarsi dovunque, a scuola, nei locali e soprattutto a casa, fa crescere la generazione dei “pantofolai”. Infatti, come dimostrato da una ricerca pubblicato sulla rivista Preventive Medicine, molti ragazzi di oggi, nel weekend, preferiscono divertirsi virtualmente, poiché per farlo non devono schiodarsi dal letto, aumentando così il rischio di obesità e malattie cardiovascolari.

Anche la privacy si annovera tra i problemi della nuova generazione. Per il presidente dell’autorità garante della privacy Francesco Pizzetti se «la gente mette sul web informazioni sui propri comportamenti cresce sempre più il rischio che utilizzando un semplice motore di ricerca, in qualunque momento, chiunque possa venire a conoscere queste informazioni». E il dato più allarmante è che «rischiamo di essere la prima generazione destinata a portarsi dietro tutto il proprio passato perché i dati che mettiamo in rete non sono cancellabili e possono sfuggire al nostro controllo».

Per alcuni però può essere l’unica valvola di sfogo. Magari chi da sempre ha avuto problemi a relazionarsi con gli altri, tramite Facebook, protetto dallo schermo che fa sembrare tutto una finzione, e in un mondo in cui scompaiono la fisicità e le imperfezioni, riesce ad aprirsi e mostrarsi. Certo tutto ciò a discapito delle vere relazioni che normalmente si dovrebbero avere nella realtà, ma che purtroppo sono regolate da copioni che si conoscono bene. Sfigati, bulletti, belli e brutti, intelligenti e non, sono dei clichè ma anche degli schemi consolidati. Ovviamente non dovrebbero essere questi i motivi che spingono a rifiutare la realtà, ma per chi nella lotta alla sopravvivenza sociale  sarebbe probabilmente destinato a soccombere in solitudine, le relazioni virtuali a base di chat e email potrebbero essere una grande consolazione e un punto di partenza. Ciò non ne fa uno strumento terapeutico, ma quantomeno spinge a riflettere.

Uno strumento che permette di tenere in contatto un capo con l’altro della Terra, che sia Facebook, o internet più in generale, può fare anche del bene. Può permettere la libera circolazione di notizie che altrimenti non si avrebbero, e risvegliare una coscienza sociale e politica altrimenti sopita. Facebook e altri siti, contribuiscono a creare un’unità tra persone che condividono lo stesso ideale, sia esso politico che morale, ed in molti traggono da una tale pseudo vicinanza, benefici. Certo non è la stessa cosa comparare le lotte del ’68 con le asettiche raccolte di firme effettuate sul web per un motivo o per l’altro, ma quanto meno, visto che è sempre più difficile portare avanti battaglie reali, si può puntare su quelle virtuali. Il futuro probabilmente si vivrà su una poltrona con un computer perennemente davanti agli occhi (un po’ come descritto dalla Disney con Wallee), ma forse non condannando a priori tutto quello che proviene dalla rete, si potrà ottenere molto più di quello che avremmo continuando a lasciarci scivolare la realtà dalle mani come oggi.

Foto | via www.atomodelmale.itwww.anti-phishing.it/tag/facebook;

http://psicologoinfamiglia.myblog.it

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