Faccetta nera insegnata a scuola: esplode il caso a Milano

Canzoni fasciste, tra cui la storica Faccetta nera, nei programmi scolastici: approdano sul Fatto Quotidiano le proteste di una madre turbata

faccetta nera

Faccetta nera insegnata a scuola (adnkronos.com)

Milano – A concludere una settimana di tristi notizie sulla scuola italiana, ecco che esplode la polemica sulle canzoni fasciste insegnate alle medie. È accaduto nel capoluogo lombardo, dove le proteste di una madre sono approdate addirittura sul Fatto Quotidiano: a scatenarle i compiti a casa della figlia tredicenne, tra cui si trovava anche Faccetta nera, da imparare a memoria.

MUSICA VENTENNALE – Faccetta nera è una delle canzoni iconiche del Ventennio fascista: la marcia italiana sull’Abissinia, per la costruzione dell’impero coloniale, fu celebrata anche con quest’opera di propaganda, tra militarismo, razzismo e celebrazione della forza italica. Un po’ tutti gli elementi nostalgici, che non mancano di fare il loro ritorno nel mezzo degli antistorici raduni di neofascisti e nostalgici.
I problemi vengono fuori quando questa canzone – dai toni razzisti e violenti – viene inserita nel programma scolastico di una scuola media di Milano: una madre se ne lamenta e, poco ascoltata dall’istituto, quasi ignorata, si rivolge alla stampa nazionale: «non è perché mio nonno è morto da partigiano, ma semplicemente perché non voglio che mia figlia impari a memoria canzoni fasciste», spiega la donna, preoccupata anche della reazioni che potrebbero avere gli studenti di colore – magari italiani – a sentire questi testi.

LA REPLICA DELLA SCUOLA – L’insegnamento di canti appartenuti alla storia italiana, come La leggenda del Piave, fanno parte da tempo dei programmi scolastici: un programma multidisciplinare tra storia, geografia, letteratura e musica che esplora le radici del nostro paese, dal Risorgimento a oggi. Tra queste anche Giovinezza, altro inno fascista: ma per la scuola è tutto normale, perché si tratta di un programma proprio incentrato su quel periodo storico, che non potrebbe ignorare le canzoni dell’epoca, ed è stato votato dal consiglio di classe. Il ministero, dal canto suo, ribadisce che «esiste l’autonomia della scuola ed è il dirigente scolastico che deve rispondere», mentre a Roma si verificano solo eventuali violazioni.

RESISTENZA? – nello stesso programma trovano però spazio anche canzoni della Resistenza: Bella ciao e Fischia il vento, con la prima che, da canto partigiano che era, è ormai individuato come “canto comunista”, come se a combattere sui monti ci fossero state solo le Brigate Garibaldi. D’altronde non si tratta certo di par condicio, quanto di verità storica: per questo la domanda della madre milanese rimane: «quale spirito critico si può avere a 13 anni?».

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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