Fabrice Muamba: condizioni buone, il recupero non è un miracolo

I terribili momenti dei primi soccorsi a Fabrice Muamba (agi.it)

Le facce sconvolte dei giocatori in campo e dei tifosi sulle tribune avevano fatto temere il peggio. E le stesse condizioni di Fabrice Muamba, in preda alle convulsioni prima e vittima di ben 4 arresti cardiaci dopo, nel corso del match di Fa Cup Tottenham-Bolton, sembravano lasciare poco spazio alla speranza.

Ma il primo passo verso il miracolo, invece, si sta già incredibilmente compiendo: Fabrice Muamba ha ripreso conoscenza, il suo cuore batte autonomamente, si relaziona con i familiari ed ha chiesto informazioni del figlio Joshua, della fidanzata Shauna e, ovviamente, del risultato della partita.

La compagna Shauna è sempre stata presente accanto al suo letto, così come Owen Coyle, l’allenatore del Bolton che non ha mai abbandonato l’ospedale sin dal momento del ricovero di Muamba e che ha concesso due giorni di riposo anche ai suoi giocatori, sconvolti dall’accaduto.

Le condizioni di Muamba fanno ben sperare perché, oltre alle doti fisiche del giocatore e alla vita non sregolata che il centrocampista conduce, il fatto che abbia subito ricordato cosa gli era accaduto ed in quale contesto è un punto a favore sulla strada del completo recupero fisico e, soprattutto, psichico. L’assenza di ossigenazione al cervello per diversi minuti, dopo l’arresto cardiaco di sabato, si temeva infatti che potesse causare danni permanenti alla psiche.

Segnali confortanti per Muamba, ma anche campanello d’allarme per la gestione della salute dei giocatori in Inghilterra: se il caso-Cech (l’impatto di gioco alla testa che costringe attualmente il portiere del Chelsea a giocare col caschetto) ha convinto la Federazione inglese a fornire defibrillatori pronti sul campo agli staff medici, è anche vero che non è questo il primo caso oltremanica di giocatori, prevalentemente africani, che avvertono problemi cardiaci a partita in corso.

Le visite mediche per l’attività agonistica in Inghilterra sono infatti molto meno fiscali che in Italia e lo stesso Roberto Mancini, allenatore del Manchester City, ha testimoniato l’eccessiva morbidezza dei controlli, spesso suffragata dalla possibilità di scendere in campo sotto la propria responsabilità firmando una liberatoria. Una scelta di carriera, che peròspesso si può tramutare in una terribile non-scelta di vita.

Francesco Guarino

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