Expo 58 di Jonathan Coe. La recensione

La copertina di Expo 58 (www.finzionimagazine.it)

La copertina di Expo 58 (www.finzionimagazine.it)

Nel settembre 2010, Jonathan Coe riceveva dalla Belgian Radio One l’invito ad essere intervistato all’esterno dell’Atomium, la struttura architettonica belga che fu realizzata per ospitare, nel 1958, la prima Esposizione Universale del dopoguerra. Diventato simbolo storico e politico di un Expo tutt’altro che ordinario, perché dominato dal ‘dubbio universale’ e condizionato dalle dinamiche della Guerra Fredda imperante, l’Atomium, nonostante le previsioni originarie, non fu mai smontato, e resta ancora oggi uno dei simboli di Bruxelles.

Quell’intervista all’Atomium, diventa per Coe lo start-up di un nuovo progetto editoriale, perché l’opera ormai decadente di André Waterkeyn, trasmette allo scrittore quel fascino tipico dei muri che, nei loro anni migliori, hanno racchiuso un pezzetto della storia del mondo. L’autore inizia quindi a documentarsi per raccogliere quante più informazioni gli è possibile su ciò che successe tra i padiglioni dell’Atomium durante l’Esposizione Universale del 1958.

Il frutto di queste ricerche è Expo 58, un libro che racconta l’esperienza di Thomas Foley, un giovane copywriter del Central Office of Information di Londra, costretto dal suo dipartimento a trasferirsi a Bruxelles per supervisionare il Britannia, il british pub ricreato nel padiglione inglese durante i sei mesi dell’Expo del 1958. Inizialmente scontento di doversi allontanare dalla comodità di una vita scandita dai ritmi e dalla routine familiare, Thomas Foley si troverà a fare i conti con il fascino alle volte ingestibile della modernità. Complice la tensione politica di quegli anni, l’Expo del 1958 infatti rappresenta al tempo stesso un’oasi di confronto delle conquiste spirituali e materiali dei popoli, per una genuina unità del genere umano, e l’occasione di contatto tra potenze che, strette e vicine nei padiglioni espositivi, si guardano con diffidenza l’un l’altra.

In questo contesto decisamente nuovo, Thomas Foley rappresenta il cittadino medio cui viene servito di colpo l’assaggio di una realtà completamente

L'Atomium di Bruxelles (www.expo-1958.be)

L’Atomium di Bruxelles (www.expo-1958.be)

diversa da quella che ha scelto e vissuto fino a quale momento, e nella quale il progresso è rappresentato solo in parte dalle scoperte nucleari e scientifiche che i padiglioni nazionali lottano ad ostentare, perché riguarda con maggiore prepotenza gli usi, i costumi e le convenzioni sociali in evoluzione. Arrivato infatti all’Atomium con un’idea vaga di cosa potesse intendersi per modernità artistica e culturale, che in Gran Bretagna è ancora sinonimo di alternatività, stravaganza e scandalo, Foley si trova catapultato in una novità che sradica le sue certezze, fino a rapirlo completamente. Come da aspettativa, anche nell’Expo 58 di Coe non mancano le dissacrazioni ironiche della società e mentalità inglese che, in base al ritratto dell’autore, si ritrova anch’essa in bilico tra la sana curiosità per il nuovo progresso e la paura dei suoi possibili risvolti fin troppo intraprendenti. A questo proposito merita per lo meno un accenno il personaggio dell’architetto James Gardner: esatta stravaganza tabù alla quale i vertici inglesi non sono ancora pronti a tendere la mano. Con colpi di scena che uniscono amore e spionaggio, Jonathan Coe accompagna quindi il lettore in un piacevole racconto, in cui finzione e storia giungono ad un gradevole compromesso.

Certo, non è il Coe della Famiglia Winshaw, che aveva stupito per il suo quadro allegorico e sarcastico, ma Expo 58 rimane parte di un percorso narrativo che l’autore ha ormai intrapreso da diversi anni e che resta attento ai mutamenti epocali della sua Inghilterra. Dopo i Winshaw, la Banda dei Brocchi e Circolo Chiuso infatti, che affrontano rispettivamente gli anni ‘80, ’70 e ’90, Coe volge lo sguardo al finire degli anni ’50, sfruttando la dicotomia tra l’ottimismo nel progresso, che è anche l’atomica, e il terrore di una modernità dalle conseguenze potenzialmente irrimediabili. Questo, nel 1958, è stato un dilemma ovvio per la politica internazionale ma, come ci suggerisce Jonathan Coe, forse lo è stato molto di più per il vivere individuale. Insomma, Expo 58  si legge anche tutto d’un fiato ma, in tutta sincerità, non è affatto l’espressione massima di un autore quale è Jonathan Coe, che sappiamo può tendere a meraviglie ben più sostanziose.

 Valentina Malgieri

@V_Malgieri

 J.Coe, Expo 58, Feltrinelli 2013. (“Narratori”) € 17,00

Foto: www.cultura.panorama.it; www.expo-1958.be; www.finzionimagazine.it

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