Evo Morales, un modello alternativo alla sinistra europea

Inclusione sociale, nazionalizzazioni e conti in ordine, queste le ricette che hanno portato la Bolivia a scegliere nuovamente Evo Morales

Morales

Evo Morales ha vinto di nuovo le elezioni in Bolivia, confermandosi per la terza volta consecutiva alla guida del Paese sudamericano. Una vittoria frutto di scelte coraggiose sia in politica interna, tramite la nazionalizzazione delle risorse naturali e l’attivazione di meccanismi di tutela delle fasce sociali più deboli, che in ambito internazionale, attraverso una forte resistenza all’imperialismo capitalista, e la ricerca di una maggiore unione politica tra i popoli latino-americani.

TRIONFO ELETTORALE – La vittoria di Morales è stata letteralmente devastante, con il 58,88% dei voti, più di trenta punti rispetto al suo avversario. E seppure la percentuale di voti ottenuti sia la più bassa da quando il Presidente boliviano partecipa alle contese elettorali, la tornata elettorale ha dimostrato un sostegno territorialmente diffuso in tutto il Paese; delle nove regioni che compongono la Bolivia, Morales è risultato sconfitto soltanto a Beni.

SOLIDITÀ GEOGRAFICA  Fino alle scorse elezioni difatti la popolarità del Presidente boliviano era confinata alle regioni più proletarie del Paese, mentre nella c.d. ‘mezzaluna’, la parte del Paese nella quale sono concentrate la maggior parte delle attività economiche, non aveva mai raccolto forti consensi. Fatta eccezione per la regione di Beni, Morales in questa tornata ha stupito gli analisti, risultando vincitore a Pando, Tarija e Santa Cruz. In quest’ultima , regione storicamente in mano alla vecchia èlite bancaria, fino a qualche tempo fa scardinare il dominio della borghesia boliviana era un impresa impossibile. Morales invece c’è riuscito, unificando le varie anime del Paese in un unico Stato multi-nazionale, come sancito dalla Costituzione del 2007.

TRAGUARDI ECONOMICI E SOCIALI  I risultati elettorali raggiunti dal presidente boliviano sono semplicemente la naturale conseguenza dei clamorosi risultati che il Paese ha perseguito in campo economico e sociale dal 2006 ad oggi. Da quando Morales è stato eletto, il Pil è triplicato, grazie soprattutto al processo di nazionalizzazione delle fonti energetiche, e ad un ortodossa gestione degli introiti provenienti dalle esportazioni di gas. I servizi pubblici, così come tutte le principali aziende produttrici di petrolio, zinco, gas e stagno, sono stati statalizzati. Il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà è diminuito del 25%, grazie all’introduzione di un regime pensionistico pubblico, e di leggi a tutela della maternità. Inoltre, è stato garantito l’accesso alla sanità e all’istruzione, con l’Unesco che nel 2008 ha dichiarato la Bolivia ‘Paese esente dall’analfabetismo’. Al suo governo va inoltre il merito di aver ampliato, attraverso la riforma costituzionale del 2009, i diritti legali e politici della maggioranza indigena, di cui Morales fa parte, ponendo fine ad una sorta di semi-apartheid.

moralesTRANQUILLITÀ PER I CAPITALI – Sebbene la politica economica di Morales sia stata incentrata sulla nazionalizzazione dell’economia, ad ogni singola manovra in tal senso ha corrisposto un risarcimento con la controparte. Morales è stato abile nel tenere i conti pubblici in ordine, coniugando una politica economica di matrice socialista con il rispetto delle prerogative dei mercati internazionali, evitando così di inimicarsi i grandi investitori.

INTEGRAZIONE SUDAMERICANA – In politica estera, il Presidente boliviano ha guadagnato consensi in tutta l’area latino-americana, diventando, insieme a Correa e Maduro, uno dei principali artefici del ‘socialismo del XXI secolo’ e del percorso di integrazione politica tra le società del sub-continente, radicato sul pensiero bolivariano. Una forte connotazione anti-capitalista e anti-imperialista, sintetizzata anche dalle dediche riservate da Morales a Hugo Chavez e Fidel Castro, una volta appreso l’esito della tornata elettorale.

IL SIGNIFICATO POLITICO – La vittoria di Morales segna l’ennesimo tassello di un percorso che sempre più Paesi del Sud America stanno intraprendendo in aperta opposizione al capitalismo occidentale. Con le reciproche differenze, e tutto sommato senza essere esenti da difetti e contraddizioni, diversi Paesi latino-americani stanno sperimentando nuovi percorsi di sviluppo, basati sull’inclusione politica e sociale delle fasce più deboli. L’esatto contrario di quanto sta avvenendo in Europa, dove anche i governi guidati da partiti ‘di sinistra‘, con una più o meno dichiarata matrice progressista, hanno adottato misure volte a cercare la crescita attraverso la riduzione delle tutele sociali. Manovre che, semplicemente, non stanno funzionando, in un Continente che ha ormai smesso di crescere. Che sia arrivato il momento di cambiare ricetta?

Carlo Perigli
@c_perigli

foto: theblazonedpress.it europaquotidiano.it  © Reuters

 

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