Eutanasia per un ergastolano: la disperazione è in Belgio

Frank van den Bleeken è carcerato belga: la sua condanna a vita lo fa soffrire a tal punto da spingerlo a chiedere l'eutanasia

eutanasia

L’eutanasia in Belgio sta diventando un problema sociale? (ansa.it)

Bruxelles – Frank van den Bleeken vuole morire e ha richiesto al governo belga l’autorizzazione a subire una procedura di eutanasia: ma l’uomo è in carcere per stupro e omicidio, e deve scontare una pena all’ergastolo. Proprio per questo, però, sostiene di soffrire in maniera insopportabile e ha chiesto l’applicazione della legge anche per il suo caso.

VAN DEN BLEEKEN – L’uomo è un cinquantenne belga, in carcere fin da quando aveva 20 anni, dopo una condanna all’ergastolo per stupro e omicidio: vive in isolamento per 23 ore al giorno da trent’anni, senza speranza di migliorare la sua condizione.
«La mia vita non ha assolutamente significato – ha dichiarato l’ergastolano nello spiegare perché richiede l’eutanasia – potrebbero benissimo mettere un vaso di fiori al mio posto»; a rincarare la dose sono stati i medici, da quando «due psichiatri di fama hanno visitato Frank e hanno concluso che quest’uomo soffre in modo continuo a causa della sua condizione mentale – ha spiegato Jos Van Der Velpen,  avvocato di van der Bleeken – per questo chiede di essere ucciso: perché soffre in modo insopportabile». Ma questo caso spinge il Belgio ancora una volta di fronte alle sue responsabilità, sia per l’eutanasia, sia per lo stato delle carceri.

CARCERI PENOSE – L’Italia non può certo far scuola, ma lo stato carcerario del Belgio è anch’esso precario: le critiche della Corte europea per i diritti umani hanno più volte colpito il sistema belga sembrerebbe deficitario soprattutto nei confronti dei pazienti con problemi psichici, che non sarebbero dovutamente custoditi e curati. Un anno fa ben mille carcerati furono risarciti dal governo proprio per le scarse cure e le pessime condizioni di vita a cui erano stati costretti.
Frank van den Bleeken sarebbe quindi solo un caso più vistoso di altri, poiché è giunto al punto di richiedere l’eutanasia solo dopo che il ministero aveva rifiutato i suoi trasferimenti in centri di detenzione per malati psichiatrici.

LA CRISI BELGA - La notizia in Italia è arrivata tramite un articolo di Avvenire: il quotidiano della Cei è da sempre molto attento nel denunciare gli eccessi dell’eutanasia belga – e talvolta non solo gli eccessi – ma la questione sollevata è decisamente delicata, come lo è il silenzio mediatico attorno al fenomeno belga.
La liberalizzazione dell’eutanasia in Belgio, infatti, è stata criticata da più parti, soprattutto per l’applicazione molto leggera data alle verifiche sulla volontà del paziente: secondo una ricerca canadese, infatti, circa un terzo dei casi di eutanasia avviene senza l’esplicito consenso del malato, troppo malato, troppo anziano o completamente incosciente per potersi esprimere. La decisione, in quei casi, arriva a volte dalla famiglia ma molto più spesso a decidere sono i medici o, addirittura, gli infermieri.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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