Europa: sempre più nascite di animali a rischio scomparsa

Un cucciolo di lince, uno degli animali considerati a maggior rischio scomparsa

Un cucciolo di lince, uno degli animali considerati a maggior rischio scomparsa

Londra – Ci sono specie animali che proliferano liberamente, e altre a perenne rischio estinzione. Nonostante i drammatici cambi climatici, e l’estensione di fenomeni meteorologici estremi, i cosiddetti key animals, ovvero quegli animali necessari al mantenimento dell’equilibrio della biosfera, sembrano essere in costante aumento.

Lo dimostrano i dati pubblicati dalla Zoological Society of London, in collaborazione con lo European Bird Census Council, due organismi che si occupano della tutela e della ricerca scientifica che ha per protagonisti gli animali in genere, con particolare attenzione a quelli segnalati, almeno fino a mezzo secolo fa, come a forte rischio di scomparsa, in Europa e nel globo intero.

L’incremento della popolazione di animali come aquile dalla coda bianca, orsi, linci e avvoltoi è stata resa possibile grazie a leggi, nazionali e comunitarie, che hanno permesso la salvaguardia di riserve naturali ad hoc, ma anche attraverso una sensibilizzazione dei cittadini e, uno dei fattori più importanti sebbene indiretto, l’emigrazione della popolazione dalle zone rurali alle grandi città, che ha di fatto “liberato” la natura e gli animali dal nemico storico, l’uomo.

Per Frans Schepers, direttore dello Ebcc, «le persone hanno questa idea generale che l’Europa abbia perso gran parte della propria natura e della fauna selvatica. Penso che, invece, il resto del mondo possa imparare da noi che questo sistema di conservazione è realmente funzionante. Se abbiamo risorse, strategie chiare e ci sforziamo di perseguirle, possiamo farcela».

Schepers sottolinea inoltre come le direttive europee siano state stroardinariamente utili per combattere la diminuzione della popolazione faunistica, e che sebbene alcune zone abitate a ridosso di boschi e foreste possano sentirsi “minacciate” da specie predatorie, come lupi e orsi, i governi potrebbero facilmente porre in essere soluzioni compensative e di sicurezza per garantire i diritti e il sereno vivere di animali ed esseri umani.

Dopo secoli di declino animale, con una economia rurale basata sulla caccia e il sempre maggiore inquinamento dato dal proliferare dell’industria pesante, l’Europa ha progressivamente riscoperto specie che sembravano ormai perdute, come la lince iberica, il castoro eurasiatico, l’oca dalle zampe rosa e quella dalla testa bianca, cresciute in appena cinque decadi del 3000%, un incremento che non ha eguali in nessuna zona del pianeta.

Gli orsi marroni sono “solo” raddoppiati, il lupo grigio (considerato quasi estinto) è cresciuto del 30%, e in generale la popolazione è raddoppiata rispetto agli anni susseguenti alla Seconda guerra mondiale, sebbene tuttavia rappresentino solo una sparuta minoranza rispetto ai livelli del XVII e XVIII secolo.

Stefano Maria Meconi

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