Espressioni di Gio Ponti alla Triennale di Milano, fino al 24 luglio

MILANO – «Non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l’acciaio, non è il vetro l’elemento più resistente. Il materiale più resistente nell’edilizia è l’arte» è una delle citazioni più note di Gio Ponti, che, oltre a essere uno dei primi architetti giramondo del Novecento con edifici realizzati e progettati in Italia e in Europa, Hong Kong, Bagdad, San Paolo e New York, è anche un designer riconosciuto a livello internazionale nonché un grande teorico e critico dell’architettura.

 

Alla sua curiosità e al suo genio si devono le genesi della rivista “Domus” e della storica pubblicazione “Stile“, come un largo impegno nella ricerca dei legami tra l’architettura e le arti, compresa la loro promozione e illustrazione, che portò alla creazione della Prima Mostra Triennale di Milano nel 1933 e al coordinamento di molte delle edizioni successive.

La Triennale di Milano presenta dunque fino al 24 luglio una fantastica mostra sulle Espressioni di Gio Ponti, curata da Germano Celant in collaborazione con Gio Ponti Archives e gli Eredi di Gio Ponti, per celebrare nella sua città uno degli indiscussi maestri del Novecento. Attraverso oltre 250 tra schizzi e disegni, dipinti e sculture, ceramiche e maioliche, mobili e modelli di studio l’esposizione vuole portare all’attenzione la ricca e complessa creatività pontiana che ha inizio negli anni venti con la direzione artistica della società Richard Ginori.

 

 

La cattedrale di Los Angeles

La mostra si snoda quindi per circa settanta anni nel campo dell’architettura, del design industriale, della produzione artigianale e artistica, senza dimenticare la ricerca e la comunicazione svolte nel campo delle arti. In questo universo variegato, figurano i modelli di studio e disegni relativi al primo edificio per la società Montecatini (1936-1938), la Torre Pirelli (1956-1961) e la Chiesa progettata per l’ospedale San Carlo (1961-1965), tra gli altri.

Il contributo dell’architetto alla sua città si arricchisce con la rassegna di progetti italiani e internazionali con un’attenzione particolare al binario Italia-America, sia attraverso il lavoro di Ponti dedicato agli arredi delle navi transoceaniche, sia attraverso la citazione della Finestra arredata, un nuovo tipo di serramento realizzato tra il 1953 e il 1954, inteso come un omaggio a Philip Johnson e prodotto in forma di prototipo dalla società newyorchese Altamira.

 

 

La cattedrale di Taranto

I legami con gli Stati Uniti sono anche precorritori di commesse architettoniche realizzate o progettate, dall’Auditorium del Time & Life Building di New York (1959) al Denver Art Museum (1971), alla cattedrale di Los Angeles, che in mostra si aggiungono a noti progetti quali il Primo Palazzo Montecatini di Milano (1936), l’Istituto Italiano di Cultura a Stoccolma (1954), la chiesa di San Carlo a Milano (1966) e lo splendido esemplare della Cattedrale della Gran Madre di Taranto (1970).

 

L’esposizione si completa con un focus sul modo di comunicare di Ponti attuato in scritti, dipinti, disegni raccolti in uno studio simbolico in cui si comprendono i rimandi ai progetti realizzati e una dimensione intima e della persona, attraverso filmati e interviste.

L’allestimento è curato dallo Studio Cerri e Associati di Milano, ed è frutto della collaborazione con musei e collezioni pubbliche e private che hanno generosamente prestato questa inestimabile documentazione.

Natalia Radicchio

Foto| via http://crezine.com/

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