Emergenza migranti. Per il Pentagono durerà 20 anni

Parla Martin Dempsey: l’emergenza migranti durerà 20 anni. Intanto, da Putin arriva una proposta di coalizione, mentre Cameron apre all’accoglienza

Per Martin Dempsey l'emergenza migranti durerà 20 anni (serviziopubblico.it)

Per Martin Dempsey l’emergenza migranti durerà 20 anni (serviziopubblico.it)

L’attuale esodo di migranti in fuga dalla Siria e dal Nordafrica verso l’Europa, in cerca di una salvezza che possa concedere uno spiraglio di vita, è «un’emergenza enorme, una crisi reale». Lo sostiene il generale Martin Dempsey, una delle massime autorità del Pentagono, capo di stato maggiore delle forze armate statunitensi.

UNA CRISI VENTENNALE – In un’intervista concessa al network televisivo Abc, Dempsey si è detto estremamente preoccupato per quanto sta accadendo nell’ambito del flusso di migranti fuggiti dalla Siria e dal Nordafrica in cerca di salvezza e di futuro per sé e per i propri figli. «Bisogna assolutamente agire in maniera sia unilaterale che collaborativa con tutti gli alleati», sostiene Dempsey. «Quello che sta accadendo oggi è un problema di portata generazionale e durerà almeno 20 anni, tempo durante il quale vanno messe sul piatto risorse adeguate che permettano di affrontare seriamente questa crisi».

Occorre un intervento deciso da parte della Nato per far fronte a un'emergenza migranti da attutire nel tempo  (rightsreporter.org)

Occorre un intervento deciso da parte della Nato per far fronte a un’emergenza migranti da attutire nel tempo (rightsreporter.org)

TURCHIA COME SARAJEVO – È di queste ore la circolazione mediatica della straziante e drammatica fotografia che ritrae il bambino morto su una spiaggia della Turchia. Secondo Dempsey, dal momento che la diffusione mondiale di quel fotogramma è inarrestabile, è auspicabile provare almeno a far sì che quell’immagine dolorosa «abbia lo stesso effetto di quella che nel 1995 ritraeva l’attacco con i mortai alla piazza del mercato di Sarajevo. Quella foto spinse la Nato ad intervenire in Bosnia, il che vuol dire che tutta la comunità internazionale si ritrovò ad agire con forza ed efficacia per risolvere la drammatica emergenza».

PUTIN E LA COALIZIONE NON AMERICANA – Sul versante russo, nel frattempo, il presidente Putin propone di formare una coalizione internazionale contro il terrorismo. Putin sostiene di aver parlato con Obama e con i leader di Turchia, Arabia Saudita, Giordania e altri paesi. Stando a quanto afferma il presidente russo, c’è l’obiettivo di «creare una sorta di coalizione internazionale per lottare contro il terrorismo e l’estremismo». Non ci sarebbe intenzione di coinvolgere direttamente la Russia in un intervento armato contro l’Isis, come non ci sarebbe nemmeno l’intenzione di lasciare agli Usa il comando della coalizione. L’idea, dunque, è quella di considerare altre soluzioni possibili per far fronte ad un’emergenza migranti dalla quale proprio il presidente russo, a sua detta, aveva messo in guardia l’Europa in considerazione delle politiche occidentali in Medio Oriente e nordafrica.

Il predisente russo Putin propone una coalizione che non sia a guida Usa (paroladivita.org)

Il predisente russo Putin propone una coalizione che non sia a guida Usa (paroladivita.org)

LA RISPOSTA EUROPEA – Arriva dal premier britannico David Cameron una prima risposta europea. Cameron sostiene di sentirsi pronto ad assumersi responsabilità politiche e morali acconsentendo ad accogliere direttamente dai campi profughi dell’Onu migliaia di migranti siriani. Contemporaneamente, la Commissione Europea sta considerando la possibilità di aumentare da 40.000 a 160.000 il numero dei migranti aventi diritto alla protezione internazionale. Costoro dovranno essere distribuiti obbligatoriamente e secondo precisi criteri: quasi 40.000 per l’Italia, 54.000 per l’Ungheria, 66.400 per la Grecia.

Foto: serviziopubblico.it / rightsreporter.org / paroladivita.org

Stefano Gallone

@SteGallone

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