Emergenza arsenico a Viterbo: acqua e pane contaminati

arsenico nell'acqua lazio

Emergenza arsenico nel Lazio (ideegreen.it)

È emergenza arsenico nel Lazio a seguito della pubblicazione da parte dell’Iss – l’Istituto Superiore di Sanità – di uno studio condotto in collaborazione con l’Ordine dei Medici su alcuni campioni biologici provenienti dalla regione, dove i livelli raggiunti dalla sostanza sarebbero a dir poco allarmanti. La concentrazione di arsenico nell’organismo dei soggetti sottoposti a controllo sarebbe infatti addirittura doppia rispetto a quella che è la media della popolazione italiana.

Il livello di allerta sarebbe particolarmente elevato soprattutto nel viterbese, dove sono addirittura 16 i comuni risultati non a norma. Campioni di unghie e urina hanno infatti svelato la presenza di 200 nanogrammi di arsenico  per grammo di peso corporeo negli individui che si sono sottoposti alle rilevazioni, contro gli 82 nanogrammi riscontrati in un gruppo di controllo.

Come dimostrerebbe la presenza della sostanza cancerogena – in abbondanti quantità – anche nel pane e in ortaggi coltivati nella regione, a causare l’emergenza che rischia ora di compromettere anche la salute di anziani e bambini sarebbe la rete idrica locale. Non a caso, l’esposizione alla sostanza è risultata più massiccia in quanti si sono avvalsi dell’acqua del rubinetto contaminata per bere e cucinare.

La situazione d’allarme arriva infatti da lontano: a inizio gennaio, molti i sindaci che, consapevoli di non essere riusciti ad adeguarsi alle normative europee nonostante la scadenza delle deroghe concesse nel corso degli anni, hanno emanato ordinanze che impedissero ai cittadini di impiegare l’acqua del rubinetto anche per svolgere le più comuni attività quotidiane, come preparare pranzo e cena o lavarsi i denti. Consentito senza rischio alcuno l’utilizzo per il lavaggio di indumenti, stoviglie o per gli impianti di riscaldamento.

Francesco Cubadda, ricercatore dell’Iss, invita comunque a non lasciare eccessivo spazio agli allarmismi: «Ora ci sono i dati per intervenire in maniera adeguata ed equilibrata». Nel ricordare che la diretta esposizione alla sostanza non implica necessariamente un danno all’organismo, Cubadda ha quindi ribadito l’importanza di ricerche come quella condotta nel Lazio: «Il sistema si è attivato per condurre ricerche mirate per caratterizzare il rischio della popolazione. Nel frattempo, è intervenuto nuovamente sulla questione anche il Codacons, che ha sollecitato tutti gli esercizi commerciali danneggiati dall’allarme ma comunque costretti ad avvalersi delle acque contaminate a far valere i propri diritti mediante azioni di risarcimento ai danni di ministeri e regioni.

Mara Guarino 

Foto homepage via. informarexresistere.org

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