Elisa, un kamikaze fragile alla conquista dell’America – INTERVISTA

Copertina dell'album

NEW YORK – Fragile e tenace, insicura e testarda, timida e pagliaccio. Una complessità che emerge sin dalle prime battute scambiate con una delle cantautrici italiane più famose e amate dal pubblico, Elisa. Sembra quasi che i 16 anni di carriera alle spalle e i 2 milioni e mezzo di dischi venduti siano dettagli di poco conto visto che l’artista di Monfalcone è tutt’altro che il prototipo della star/diva supertirata e dall’ego ostentato.

Nel cuore di Soho, quartiere storico di grande tendenza di New York City, incontriamo Elisa (nome completo Elisa Toffoli), in questi giorni negli Stati Uniti per promuovere l’uscita del nuovo “Steppin’ On Water”, album nato a seguito di alcune coincidenze fortuite e pensato appositamente per il mercato americano dall’etichetta Dacca/Sugar. E infatti il connubio cinema-musica che ha dato il via alla registrazione in studio del 7° album dell’artista che, per l’occasione, si è svestita dei panni di autrice “prestando” di fatto la sua voce per alcune canzoni della pellicola italoamericana “Un giorno questo dolore ti sarà utile (Someday This Pain Will Be Useful To You) di Roberto Faenza.

Appuntamento al Crosby Street Hotel, tempio del design e della raffinatezza del Lower Manhattan, dove la “pomposità” della location svanisce quando Elisa ci accoglie in tutta la sua semplicità e spontaneità. Giunta a NY dopo una prima tappa in Florida, al Miami International Film Festival, la cantante ci parla subito, quasi coccolando tra le mani il suo CD, di questa nuova sfida a stelle e strisce dopo l’uscita nel 2008 di “Dancing” e di “Heart” nel 2009 (in versione digitale). La scelta del titolo non è infatti casuale:Steppin’ On Water” è sì una frase del brano Apologize ma soprattutto una metafora ironica di quello che potrebbe accadere se il pubblico americano risponderà positivamente al progetto. «Sarebbe come camminare sulle acque, un miracolo», ci dice ridendo. Un sogno che ha tutti i presupposti di essere realizzato visto che Elisa è già balzata all’ottavo posto della classifica dei dischi più venduti su Amazon, ottenendo anche grande successo nell’esibizione al ‘The Living Room’, uno dei locali storici nel Lower East Side di New York

Dopo 3 anni torni negli States per questo nuovo progetto, “Steppin’ on Water”, anticipato dal singolo Love is required, colonna sonora del film di Roberto Faenza. Com’è nata l’idea del disco? 

È stata tutta una serie di coincidenze pazzesche. La lavorazione del film e della colonna sonora di Andrea Guerra è stata lunga, infatti ho ricevuto la prima chiamata per cantare Love is Required più di un anno fa. Quando mi hanno mandato la canzone sono rimasta subito affascinata dal testo e dalla musica. Si è creata subito una bellissima affinità tra noi e così Andrea mi ha chiesto se volevo cantare altre canzoni e io l’ho fatto, tra un camerino e l’altro perché ero in tournée. Nel frattempo il presidente della Decca, casa discografica di Andrea Bocelli qui in America, ha mostrato un forte interesse per questo tipo di musica che io generalmente non faccio. Io nel frattempo venivo da Ivy  che era un progetto acustico, per teatro, con voci bianche. Ma per una serie di coincidenze musicali mi sono ritrovata ad avere un repertorio country/folk che era adatto a Decca e a questo tipo di mercato. E pensare che io da fuori nemmeno lo avevo notato, non lo immaginavo. E così mi hanno chiesto di fare uscire l’album con le canzoni colonna sonora del film e altri brani estratti da Ivy.

Un ruolo importante lo ha ricoperto appunto Andrea Guerra, compositore di colonne sonore per Gabriele Muccino e Ferzan Ozpetek. C’è stata una sorta di empatia musicale tra voi che ti ha portato a “prestare” la tua voce  per il progetto?

Assolutamente si anche perché non l’ho fatto spesso, solo con Ligabue per Gli ostacoli del cuore e con Paolo Buonvino per Eppure sentire in “Manuale D’amore”.  Ma in quel caso avevo scritto il testo, e se lo scrivi è ovvio che il brano lo senti già tuo, sei più coinvolta. C’è stata da subito una grande empatia sia musicale, con Andrea, che con i testi scritti da Michele von Buren. È la prima volta in 16 anni che faccio un’esperienza del genere.

Binomio musica/cinema a te molto familiare. Da “Casomai di Alessandro D’Alatri a “Ricordati di me” di Muccino, hai spesso sperimentato la potenza di questi due linguaggi così diversi. Come ti approcci ad un testo o ad una musica quando questa deve diventare colonna sonora di un film?

Ho una personalità per così dire multipla, cioè tendo sempre a cambiare e ad essere camaleontica. Questo perché quando faccio una cosa sento l’esigenza che debba piacere, e talvolta diventa un problema. È una specie di mia caratteristica, se il progetto mi piace mi metto completamente a servizio e ne divento devota. Un kamikaze capace di adattarsi alle diverse esigenze.

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2 Risponde a Elisa, un kamikaze fragile alla conquista dell’America – INTERVISTA

  1. avatar
    maxhunter65 16/03/2012 a 13:31

    Avete visto è uscita la colonna sonora rimasterizzata di Amarcord http://itunes.apple.com/it/album/amarcord-original-motion-picture/id503824064

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  2. avatar
    Gianluigi B. 19/08/2012 a 20:37

    Elisa è una delle mie artiste preferite, bell’intervista, complimenti!

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