Elezioni regionali in Sardegna: si vota il 16 febbraio. Chi vincerà?

Il risultato delle elezioni regionali in Sardegna non è affatto scontato e le scelte della politica nazionale potrebbero ripercuotersi sul voto nell'isola

elezioni regionali in sardegna scheda

Il nuovo presidente della Regione Sardegna sarà chi conquisterà più voti (www.regione.sardegna.it)

Domenica 16 febbraio i sardi torneranno alle urne per eleggere il Presidente della Regione e un nuovo Consiglio regionale. Un appuntamento decisivo che è stato preceduto da una campagna elettorale piuttosto breve, ma altrettanto intensa. Le elezioni regionali in Sardegna costituiscono un vero e proprio banco di prova per la politica isolana, ma anche per quella nazionale, oggi più che mai divisa su posizioni contrapposte e ben lontana da un accordo.

Alla scoccare della mezzanotte tra venerdì e sabato è scattato il giorno del silenzio che per tradizione precede il voto. Chi vincerà? Da cinque anni l’isola è guidata da una coalizione di centrodestra, e nonostante quanto svelato dai sondaggi, il risultato di queste elezioni non è per niente scontato.

UNA SFIDA A SEI – Chi prenderà il posto di Ugo Cappellacci? Domenica si sfidano a suon di voti sei candidati, con posizioni ben nette e distinte tra loro. Per la prima volta concorre una donna, la scrittrice Michela Murgia, con la sua Sardegna Possibile. Il Pd ha schierato invece Francesco Pigliaru, professore di Economia presso la Facoltà di Giurisprudenza di Cagliari. Pigliaru ha sostituito in extremis Francesca Barracciu, vincitrice delle primarie nel settembre dello scorso anno, e costretta a fare un passo indietro dal suo stesso partito, dopo aver ricevuto un avviso di garanzia. C’è poi Ugo Cappellacci, commercialista, nonché attuale presidente della Regione dal 2009, in corsa per il suo secondo mandato. Mauro Pili, ex presidente della Regione Sardegna, da tempo ha preso le distanze da Forza Italia e lo scorso anno ha fondato Unidos. Ci sono poi Pier Francesco Devias per il Fronte Unidu Indipendentista e Gigi Sanna per il Movimento Zona Franca. Sei aspiranti presidenti, anche se fin dall’inizio sembrano essere soltanto tre i veri contendenti: Murgia, Pigliaru e Cappellacci.

MODALITÀ DI VOTO – Si voterà nella sola giornata di domenica 16 febbraio, a partire dalle 6.30 fino alle 22. Al fine di poter esprimere il proprio voto, è necessario presentarsi al seggio con la propria tessera elettorale e il documento di riconoscimento. Nei casi di smarrimento o deterioramento della tessera, l’Ufficio elettorale del proprio comune di residenza potrà fornire un duplicato agli elettori che ne facessero esplicita richiesta. Sono state inoltre previste agevolazioni per chi è all’estero o ricorre ai mezzi di trasporto quali navi e treni per raggiungere il proprio comune proprio in occasione di queste elezioni regionali. Lo spoglio si svolgerà lunedì 17 febbraio e dovrà concludersi entro le 19, solo nel tardo pomeriggio quindi si saprà il nome del nuovo presidente della Regione.

L’elezione avviene con un sistema maggioritario: vince quindi chi riceve più voti. Diverso invece il meccanismo di elezione dei sessanta consiglieri regionali: in questo caso vige un sistema proporzionale legato alle circoscrizioni – otto in tutto – ed è inoltre previsto un premio di maggioranza.

cappellacci berlusconi elezioni regionali in sardegna

Ugo Cappellacci e Silvio Berlusconi (unionesarda.it)

PARATA DI BIG NAZIONALI – In occasione delle elezioni regionali in Sardegna, anche i big della politica nazionale hanno fatto visita agli elettori sardi. Per ben due volte, la prima a Cagliari mentre la seconda a Oristano, Berlusconi ha sostenuto Ugo Cappellaci. Nell’isola è arrivato anche Matteo Renzi, a una settimana dal voto e ha riempito la Fiera di Cagliari. È stata poi la volta di Vendola, Ferrero, Di Pietro e Crosetto.

SCENARIO POLITICO – La posta in gioco è alta e l’impresa non è certo facile. La crisi in Sardegna non ha risparmiato alcun settore e chi vincerà, avrà l’arduo compiuto di affrontare le diverse problematiche di una terra amata, sfruttata e poi inevitabilmente dimenticata e lasciata al proprio destino. Negli ultimi anni nell’isola è cresciuta la disoccupazione, soprattutto giovanile, cui non sono riusciti a porre rimedio neanche i diversi piani straordinari adottati dalla Regione: una goccia in un mare vasto e profondo. A questo si aggiunge poi anche un’elevata dispersione scolastica. Per non parlare dell’industria ormai in ginocchio, e migliaia di operai sostenuti nelle situazioni più rosee dagli ammortizzatori sociali.

Alto tasto dolente è costituito dal sistema dei trasporti. I sardi sono ostaggi di un’arteria stradale inefficiente. La strada statale 131 è disseminata di cantieri e deviazioni, che costringono da anni i viaggiatori a sopportare enormi disagi. Non è da meno la linea ferroviaria: sono all’ordine del giorno disservizi soprattutto per chi si avvale del treno per recarsi ogni giorno a lavoro. Senza contare i costi previsti per raggiungere l’isola, troppo onerosi e che spingono i turisti a passare altrove le proprie vacanze.

CAPITOLO ALLUVIONE – Chi è rimasto coinvolto in un evento così infausto e senza precedenti lamenta la lontananza delle istituzioni e ha la sensazione che quei fatti tragici siano caduti nell’oblio. Il clamore mediatico generato da quelle strade, case e infrastrutture invase o distrutte dall’acqua oggi sembrano così lontane. Eppure l’alluvione si è verificata soltanto lo scorso 18 novembre: era ieri. Solo qualche giorno fa i cittadini di Uras, uno dei centri più colpiti, hanno deciso di restituire le proprie tessere elettorali. Il loro è stato un chiaro segno di protesta contro chi all’indomani dei fatti ha promesso, ma poi alle parole non ha fatto seguire fatti concreti. In tante zone, ancora nulla è cambiato da quei giorni e a fatica si cerca di tornare alla normalità, malgrado i ritardi nella ricostruzione e l’arrivo dei fondi.

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Michela Murgia a capo della coalizione Sardegna Possibile (unionesarda.it)

BOTTA E RISPOSTA – Nel corso della campagna elettorale non sono certo mancate alcune polemiche tra candidati alla presidenza della Regione. Ugo Cappellacci è arrivato addirittura a paragonare la Murgia alla naufragata Costa Concordia: un’affermazione azzardata e piuttosto offensiva, cui però hanno fatto seguito anche delle scuse ufficiali. Altre piccole scaramucce si sono viste anche nei diversi studi televisivi che hanno ospitato dei faccia a faccia tra gli aspiranti presidente.

Michela Murgia è stata giudicata  impreparata dai più per il ruolo da ricoprire. Ne sono un esempio le critiche piovute a seguito della sua partecipazione a Otto e mezzo, talk show condotto da Lilli Gruber su La7, che la vide protagonista di un acceso battibecco con Daniela Santanchè, fedelissima di Silvio Berlusconi. C’è poi chi la accusa di sottrarre voti alla sinistra, di cui lei stessa sembra aver fatto parte sino a qualche tempo fa. Che Michela Murgia riesca a conquistare il voto di chi è rimasto deluso dai maggiori schieramenti e sia in attesa di una svolta? Sembra essere proprio questo l’obiettivo della coalizione guidata dalla scrittrice sarda. E forse potrebbe attirare persino l’interesse di chi nell’isola è rimasto “orfano di Grillo”. IL M5S non ha corso infatti per le Regionali e tale decisione ha generato un certo malcontento tra i sostenitori grillini.

Se per la Murgia non mancano giudizi spesso negativi, di certo le cose per gli altri due candidati non sono da meno. Questo perché Pd e Pdl devono farei conti con la questione morale. Lo scenario pre-elettorale è stato infatti funestato da due inchieste giudiziarie. Nel mirino della Procura di Cagliari è finito il presunto uso illecito di fondi dei gruppi da parte di alcuni consiglieri regionali. Soldi pubblici utilizzati a fini personali, spese ingiustificate nell’esercizio dell’attività politica e di rappresentanza, cui hanno fatto seguito numerose perquisizioni e persino diversi arresti. Il Partito Democratico ha portato la Barracciu a fare un passo indietro poiché indagata, all’indomani dell’investitura delle primarie, ma poi ha permesso ad altri tre indagati di candidarsi come consiglieri regionali. Un peccato di coerenza.

pigliaru elezioni regionali in sardegna

Francesco Pigliaru e Matteo Renzi (it.lifestyle.yahoo.com)

Nelle ultime settimane anche Cappellacci non è rimasto indenne da scelte scellerate e piuttosto azzardate. Da tempo si è fatto promotore del progetto della Zona Franca, difficilmente concretizzabile. A questo si è aggiunta anche una pubblicità elettorale non proprio velata sui mezzi istituzionali e un fiorire di nomine sul finire dell’attuale legislatura. Nel corso dell’ultimo giorno di campagna elettorale, la giunta Cappellacci ha approvato il Piano paesistico dei sardi, in barba alle norme. Si tratta di un progetto piuttosto permissivo che ha fatto insorgere già da tempo le associazioni ambientaliste, e il Mibac si è rivolto addirittura alla Corte costituzionale.

Una scelta chiara e in netto contrasto con quel Pps volto a salvaguardare le coste, di cui fu fautore proprio Pigliaru nella giunta guidata da Renato Soru. Una legge che fece gridare allo scandalo, ma che in questi anni ha evitato che si continuasse a fare scempio della Sardegna.

Quanto influiranno le vicende del Governo sul voto in Sardegna? Le elezioni regionali nell’isola dovevano costituire il primo banco di prova per il Pd guidato da Matteo Renzi, oggi nuovo probabile capo dell’esecutivo, dopo la sfiducia interna decisa dalla stessa direzione Pd contro Enrico Letta. E mentre a Roma si svolgeranno le consultazioni, in Sardegna ci si recherà ai seggi.

In ogni caso, chiunque uscirà vincitore da queste elezioni regionali in Sardegna, dovrà compiere scelte concrete, che facciano uscire l’isola da un’impasse che dura da fin troppo tempo.

Angela Piras

@AngePiras

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