Elezioni Regionali 2014: vince il partito dei delusi

Alle Elezioni Regionali 2014 vince la delusione e l'astensione. Mentre Renzi e Salvini ottengono conferme, il resto del panorama politico evapora. Perché?

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Matteo Renzi a sostegno di Stefano Bonaccini in Emilia. Successo facile, ma emorraggia di voti (giornalettismo.com)

Dai risultati delle elezioni regionali 2014 si aprono diverse discussioni, ma un dato è chiaro: è rimasto a casa mezzo elettorato, indice questo di una disaffezione allarmante che contraddice tutti coloro che invocano le politiche nel prossimo anno.

CHI HA VINTO? – Sarebbe troppo facile dare il fianco agli oppositori del premier che accusano il segretario del Pd di aver snaturato il partito con le attuali riforme economiche. Nemmeno un mese fa, fra le lacrime di Livia Turco e le urla della minoranza, si è fatto clamore sul tesseramento e sul calo di consensi intorno a Renzi, dimenticando che in Emilia e in Toscana proprio lo stesso  Renzi ha stravinto le primarie del suo partito con un plebiscito, arrivando al 71% dei consensi  in Emilia Romagna  e al 64,4% a Bologna. In questo senso il risultato emiliano va comparato con quello calabrese e analizzato in ampiezza accostando ai numeri impietosi dell’astensionismo la vittoria di Salvini, che sostanzialmente quadruplica i voti e la debacle di Forza Italia.

Il partito di Berlusconi a questo punto non può invocare le politiche il prossimo anno partendo da questi scarsissimi consensi. Inutile negare freudianamente la sconfitta, perchè l’ex cavaliere non ha agilità politica. Ma la stessa andrebbe imputata alla mediocre capacità di azione da parte di chi è agibile in quel partito. E se a Renzi tocca – in un certo senso – vivere la nemesi che fu di Bersani, e cioè il non aver vinto totalmente (cioè in senso pieno), possiamo dire che Salvini, segretario della Lega, non ha di certo perso:  la sua Lega Nord, per quanto abbia affrontato con toni estremi la campagna elettorale, catalizza una vera opposizione al partito democratico, mettendo a rischio il centrodestra come lo abbiamo sempre conosciuto. Ecco perché un acchiappa-voti come Raffaele Fitto affronta in un tweet e senza ipocrisia quello che propone da tempo in quell’area politica

In altre parole, di tutto il panorama politico elettorale rimangono il Pd di Renzi (e non di Fassina e Civati) e la Lega, il resto appartiene all’ambiguità e dunque non premiato. Anche l’elettore di destra deluso da Berlusconi è sfiduciato e non va a votare. Così come il simpatizzante di Grillo che vede la carica del Movimento 5 Stelle spenta e incapace di indicare un’alternativa, se ne sta a casa. Da qui possiamo parlare – a ragion veduta e con la prova empirica delle urne – di una crisi del regionalismo come luogo della mediazione locale e territoriale della politica.

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Matteo Salvini e Alan Fabbri, candidato alle Regionali in Emilia Romagna per la Lega Nord (Facebook: Matteo Salvini)

CRISI DELLE REGIONI - Si dice sempre che gli elettori non perdonano ed è vero anche stavolta: Le inchieste sui rimborsi spesi in modo discutibile, fra mutande e sex toys; il pantano burocratico negli appalti sensibili come quelli sul dissesto idrogeologico sono solo gli esempi più eclatanti di una politica regionale pessima, detta senza eufemismi. L’ultima degenerazione è della regione Sicilia, che avrebbe dovuto mettere un tetto agli stipendi dei suoi dirigenti previsto dal governo e invece può violarlo per non contraddire lo statuto speciale della regione. Surreale ma è cosi. Dunque perchè chiedersi se poi gli elettori non si esprimono con un voto, delusi e amareggiati da una crisi economica senza fine mentre i loro politici locali hanno molti euro da spendere per i loro interessi?

L’astensione è il primo partito italiano, una cessione inquietante di sovranità e di partecipazione democratica, un non-decidere per incolpevole amarezza sociale: l’elettore del Pd ha votato il suo Pd (piaccia o no alla minoranza), i seguaci di Salvini ci mettono la faccia e votano Lega, mentre il resto è scomparso. Saprà questo resto trarre le conseguenze?

Giuseppe Trapani

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