Elezioni Parlamento Europeo 2014: ora serve il meglio

I fermenti di politica interna fanno dimenticare che in primavera si voterà per rinnovare il Parlamento Europeo. Il parere del giornalista ed esperto di settore Antonio Jr Ruggiero

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L’aula di Strasburgo (it.wikipedia.org)

di Antonio Jr Ruggiero*

A maggio si rinnoverà il Parlamento Europeo, e due sono le preoccupazioni da prendere in seria considerazione, se si riflette sugli effetti futuri di questa tornata elettorale:

  • il tentativo dei movimenti anti europeisti (di diverso grado) di combattere “il nemico” dall’interno
  • la sindrome tipicamente italiana di far sedere nelle assemblee elettive candidati con competenze professionali e culturali non sufficienti o non adeguate al ruolo ottenuto.

Fatta esperienza dei casi particolari e a volte imbarazzanti, che negli ultimi anni hanno visto Parlamento nazionale e Consigli regionali riempirsi di eletti “senza arte né parte”, occorre correre ai ripari per le prossime elezioni del Parlamento Europeo. Sia da un punto di vista tecnico, rispetto alle tematiche con cui sono stati chiamati a confrontarsi, sia da un punto di vista strettamente politico.

La questione è triplice: morale, d’immagine e soprattutto tecnica. In primis, un’Italia macchiata negli ultimi anni da continui scandali – non solo nella vita politica istituzionale, ma in molti settori della società – ha bisogno di riportare il “merito” al centro dei suoi processi elettorali, a cominciare dall’immagine che darà di sé attraverso i suoi eletti in Europa; in secondo luogo occorre considerare che, con il semestre di presidenza europea affidato nel 2014 all’Italia, il nostro Paese sarà sotto la lente d’ingrandimento a tutti i livelli più che in altri momenti; infine, le sfide che il Parlamento e l’Europa tutta dovranno affrontare nel prossimo futuro non possono essere sottovalutate.

A tal riguardo basti citare il percorso che dovrà essere definito in campo climatico ed energetico per la scadenza del 2030 (un insieme di scelte da prendere con enormi ricadute economiche, occupazionali e sociali), la salvaguardia della privacy e dei diritti di accesso nel campo delle telecomunicazioni, la gestione della transizione verso una Comunità sempre più unità economicamente e, come si auspica, fuori dalla crisi.

L’Europa cammina su un percorso buio e ha bisogno di stelle per orientarsi. Sperando che alla fine non si rivelino starlet.

*giornalista ed esperto di settore

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