Elezioni Gran Bretagna: Cameron verso la conferma, crollano i Labour

Secondo le ultime proiezioni i conservatori sarebbero vicini alla maggioranza assoluta in Gran Bretagna. Ma la vera sorpresa sono gli indipendentisti scozzesi

Cameron

Il primo ministro inglese David Cameron (fonte: solapowerportal.co.uk)

In attesa dei risultati definitivi, le prime proiezioni sembrano confermare gli exit poll usciti nella notte: i conservatori del premier David Cameron hanno vinto le elezioni in Gran Bretagna, infliggendo una sonora sconfitta ai laburisti di Ed Miliband, su cui già aleggia lo spettro del fallimento che costò leadership e Downing Street a Gordon Brown.

I NUMERI – Le elezioni di ieri hanno portato alle urne circa cinquanta milioni di cittadini, chiamati a rinnovare i 650 seggi della Camera dei Comuni. Secondo i primi dati diffusi da Bbc e Sky News, i Tory avrebbero conquistato tra i 316 e  i 325 seggi,  almeno dieci in più rispetto al 2010, un risultato nettamente migliore di quanto indicato nelle previsioni degli ultimi giorni. In netto calo invece i laburisti, che da 256 passano a 232, così come i liberal democratici, ai quali le proiezioni attribuiscono meno di quarantasette seggi, un numero comunque sufficiente per permettere un’alleanza con i conservatori ed evitare il tanto temuto “hung parliament”. Deludente anche il risultato conseguito dall’Ukp di Nigel Farage, che ottiene solamente due seggi.

BOOM SCOZZESE - Se le proiezioni saranno confermate, la “palma d’oro” di queste elezioni sarà assegnata allo Scottish National Party di Nicola Sturgeon. Dopo la delusione del referendum sulla secessione, gli indipendentisti sembrano aver conquistato cinquantotto dei cinquantanove collegi scozzesi, aumentando di cinquantadue unità il numero dei deputati rispetto alla scorsa legislatura. Un dato che sicuramente farà tornare al centro del dibattito pubblico la questione dell’indipendenza da Londra e che ha gettato lo sconforto tra i Labour, sconfitti in una delle roccaforti più importanti.

I TEMI FUTURI – Probabile quindi la conferma di Cameron, che con ogni probabilità potrà contare anche sull’appoggio degli unionisti nordirlandesi del Dup, chiamato ora ad affrontare le 3 grandi sfide che attendono la Gran Bretagna. In ballo ci sono difatti la ripresa economica, il rapporto con l’Unione Europea e il tema dell’immigrazione. Londra è in crescita, con un ritmo del 2,6% annuo, ma la frenata economica registrata di recente e i tagli al welfare evocati dallo stesso primo ministro rischiano di aggravare i problemi sociali delle fasce più deboli. Nel rapporto tra Londra e Bruxelles resta invece il referendum che Cameron ha promesso di sottoporre all’elettorato entro il 2017, mentre rimarrà delicata la questione migratoria, dando per invariata la netta avversità di Londra nei confronti dell’accoglienza dei rifugiati.

 

Carlo Perigli
@c_perigli

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