Elezioni di Midterm: verso un governo diviso?


Obama, 44° presidente Usa

Stati Uniti – Oggi gli americani sono stati chiamati al voto per le elezioni di Midterm, le tradizionali elezioni di metà mandato. I seggi chiuderanno alle 23 ora italiana e alle prime ore dell’alba sarà già possibile conoscere i risultati ufficiali negli stati cruciali. Gli americani stanno votando per tutti i 435 seggi della Camera, i 37 seggi del Senato e per 37 posti da governatore.  I sondaggi prospettano una sonora batosta per Obama. Si paventa sempre più il rischio di un Congresso diviso in cui i repubblicani conquistano la maggioranza alla Camera. In questo scenario, i democratici perderebbero dunque il controllo sulla Camera, ma manterrebbero la guida del Senato, sebbene con un margine ridotto. Attualmente i democratici alla Camera possiedono 255 deputati rispetto ai 178 dei repubblicani (due seggi sono vacanti) e controllano il Senato con un vantaggio di 59 seggi a 41.

Possibili scenari – Al momento tutti i sondaggi d’opinione e le previsioni dei centri di ricerca sono unanimi nel prevedere per i repubblicani un guadagno di almeno 50 seggi alla Camera, molti più di quelli di cui avrebbero bisogno per ottenere la maggioranza e defenestrare l’attuale presidente della Camera, la democratica Nancy Pelosi. Se questo scenario dovesse diventare realtà, i repubblicani riuscirebbero ad approvare le leggi senza il bisogno dell’appoggio di alcun democratico. Le principali misure in agenda promesse dai repubblicani sono: l’abrogazione almeno parziale della riforma sanitaria voluta da Obama, tagli alle spese intese come sgravi fiscali per tutti e riduzione del disavanzo. Tuttavia il presidente e la maggior parte dei democratici continuano a mostrarsi fermi nel sostenere sgravi fiscali solo per le persone che guadagnano meno di 200 mila dollari l’anno e per le famiglie sotto i 250 mila. Si prevede la necessità di un compromesso tra le due parti, soprattutto se i democratici manterranno una maggioranza abbastanza forte al Senato. In questo caso, i senatori dell’Asinello riuscirebbero comunque a bloccare la maggior parte delle leggi approvate dalla Camera, creando una situazione di stallo legislativo. Il rischio è quello di andare inevitabilmente verso un “governo diviso”.

Yes We Can

Yes We Can

Su alcuni temi il Congresso si è già dimostrato incapace di agire, bloccato dalle divisioni interne. Basta pensare al pacchetto di misure contro il surriscaldamento climatico che ha incontrato una forte opposizione al Congresso, resistenza che non potrà che aggravarsi con una Camera a guida repubblicana. La storia insegna inoltre che il Congresso si è mostrato unito solo in momenti di grande emergenza per il Paese, nel quale erano in gioco interessi vitali. Fu così per l’approvazione delle misure di stimolo all’economia dopo la crisi economica e finanziaria del febbraio 2009 o nel caso della guerra in Iran e in Afghanistan.

Obama vinse le elezioni presidenziali nel 2008 riportando una vittoria schiacciante sul rivale John McCain e cavalcò l’onda del motto Yes We Can, davanti ad una folla che sperava di uscire dalla crisi economica in atto. L’avvento del 44° presidente degli Stati Uniti suscitò reazioni di grande entusiasmo anche in Europa e in Asia, Obama era riuscito a dare fiducia e per questo si parlò di New Deal. Ma si sa che poi alle elezioni di metà mandato gli equilibri cambino in senso sfavorevole all’amministrazione in carica a causa dell’aumento di divisioni interne tra i due maggiori partiti e all’interno dello stesso partito al potere. Il problema della disoccupazione ancora molto sentito dagli americani e il malcontento nei confronti della guerra in Afghanistan, per la quale la popolazione vorrebbe un ritiro certo delle truppe entro il 2011 hanno alimentato un umore politico negativo nei confronti del presidente Obama che ha dato vigore ad un movimento conservatore, il Tea Party, molto critico e diffidente nei confronti dell’attuale amministrazione.

Margherita Kochi

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