Elezioni 2013: uno sguardo sui protagonisti della campagna elettorale

campagna elettorale, elezioni 2013

Pierluigi Bersani, Mario Monti e Silvio Berlusconi

Roma – Manca poco più di un mese, precisamente 33 giorni, al tanto atteso evento: gli italiani saranno chiamati alle urne per fare la grande scelta. Nel frattempo, com’è di consuetudine, la campagna elettorale da parte dei grandi leader, bramosi di vittoria, è ormai iniziata. L’impostazione è sempre la stessa: essere presenti un po’ ovunque, screditare gli avversari, accennare ogni tanto su qualche riforma (fattibile o meno) del proprio programma elettorale, puntare il dito verso gli errori fatti nel passato dagli altri. L’importante è ritrovarsi sotto i riflettori dei media, a prescindere che si sia stati invitati in un programma o che si faccia, di propria iniziativa, nelle piazze: quel che conta è il talk show.

Indubbiamente in ogni periodo di campagna elettorale che si rispetti, si cercano di analizzare diversi aspetti del leader che ci mette la faccia: cosa ha detto, cosa non ha detto e in che modo.  Senza dimenticarsi che in questo caso, i vari partiti (movimenti, aggregati, liste civiche o come si preferisce definirli) non si devono limitare a convincere il popolo, ma anche di recuperare (nel caso delle new entry, guadagnare) credibilità.

M5S – Si son fatti le ossa, dopo aver partecipato a diverse consultazioni regionali, ora pronti a fare il grande balzo nella politica che conta. A rappresentarli (vietato utilizzare il termine leader) Beppe Grillo che, se proprio dobbiamo trovargli un pregio, ha impostato questa campagna elettorale all’insegna della coerenza. Pronto ad attaccare tutti quelli che rappresentano un ostacolo alla vittoria, nel caso anche con insulti. Il repertorio è ricco a riguardo: «psiconano», «testa asfaltata», «un uomo di 74 anni senza prostata» (in riferimento a Silvio Berlusconi), «Gargamella», un «fallito», uno «zombie» (nei confronti di Pierluigi Bersani), «larve ben pagate» (nei confronti dei parlamentari) sono soltanto alcuni degli appellativi sfornati dal comico genovese. A queste esternazioni di grande amore, Grillo alterna momenti di demagogia, dando l’impressione di non avere grandi competenze in materia e sfornando delle massime che fanno rabbrividire: l’ultima, cronologicamente parlando, l’abolizione totale dei sindacati. Rassicura il fatto che non sarà lui a sedere in Parlamento, ma, avendo avuto il consenso tacito all’interno del M5S nell’autonominarsi il “garante”, bisogna stare tranquilli relativamente.

Rivoluzione Civile – Una new entry a tutti gli effetti. Il suo rappresentante per eccellenza è Antonio Ingroia. Poca dimestichezza nel mondo della politica, ma se pensiamo a chi per quasi 20 anni ha governato il Paese, si può chiudere un occhio. L’antitesi di Grillo il magistrato in aspettativa, molto più pacato nei toni, forse troppo, in un mondo dove sopravvive il più forte. Nelle sue apparizioni televisive incentra il suo programma quasi esclusivamente nell’ambito della giustizia, in fin dei conti è il settore che gli compete. L’impressione, però, è di vedere un Antonio Di Pietro più moderato. «Bersani non può dare lezioni di anti berlusconismo a me» ha dichiarato qualche giorno fa, confermando quanto scritto prima: Ingroia sembra puntare più su una lotta contro Berlusconi, che contro il sistema come il nome della sua lista farebbe presagire. A ciò si aggiunge l’aver riesumato “vecchie glorie” del palinsesto della politica: Diliberto, Ferrero, Bonelli. Manca Bertinotti e il quadro è perfetto.

campagna elettorale, elezioni 2013

Antonio Ingroia e Beppe Grillo

Pd – Il partito che ha le più alte probabilità di trionfare in queste elezioni. E la campagna elettorale sembra in qualche modo rispecchiare questa sicurezza. Bersani sembra più preso a pensare a una potenziale alleanza post-elezioni con Mario Monti, senza riflettere sulle  conseguenze: come la prenderebbe il suo alleato Nichi Vendola? Quest’ultimo è da tenere in considerazione, anche alla luce delle dichiarazioni del candidato premier del centrosinistra: «Non voglio fare Robespierre o Saint-Just: niente patrimoniale, ma solo la tracciabilità fiscale». Il timore di un’instabilità politica, nel caso Bersani vincesse le elezioni, è alto. Altro aspetto saliente di questa campagna elettorale targata Pd: avere già pronta la scusa, nel caso (perché in politica tutto è possibile) di sconfitta. La dispersione dei voti per colpa degli altri (Rivoluzione Civile in primis). Caratteristica tipica di questo partito: giammai ammettere che, se i voti si disperdono, forse la colpa non è degli avversari.

PdL – Un partito ormai alla deriva che soltanto grazie al ritorno di Berlusconi sembra aver ritrovato un’identità: appunto quella del Cavaliere. L’ex premier lo si vede ovunque in televisione (“sembra” quasi autoinvitarsi ai programmi televisivi), in fin dei conti è la sua seconda casa. Lo stile è sempre lo stesso, con l’aggiunta di qualche variante. Non prendersi mai le responsabilità del proprio operato di governo, togliere l’Imu, abbassare le tasse, combattere il comunismo e la magistratura, cambiare la Costituzione. Gli italiani ormai conoscono a memoria la filastrocca, però, per alcuni, fa sempre piacere una sana dose di demagogia, soprattutto in tempi di crisi. La variante? Recitare la parte del vecchietto tenero e simpaticone: a chi non susciterebbe tenerezza vedere il proprio nonno in Tv, mentre viene attaccato da tutte le parti, ma lui rimane lì a risponderti con un sorriso, con una battuta e tutto questo per amor della Patria?

Lista Monti – La prova concreta che la politica ti trasforma. Mario Monti giunge più di un anno fa come il salvatore del Paese. Un tecnico super-partes (come giusto che sia) pronto anche a fare le scelte più impopolari pur di salvare la nave che affonda. Ha restituito credibilità all’Italia fuori dai confini nazionali, si è creato anche un gruppo di seguaci e di sostenitori all’interno. Il professore decide che non può fermarsi qui, deve continuare il suo lavoro per non lasciar cadere nel baratro il Paese. A quel punto bisogna scendere a compromessi: le logiche che guidano la politica non si possono evitare. Ed eccolo lì, il caro Monti, a dover fare campagna elettorale: rinnegare alcune delle riforme fatte durante la fase del governo tecnico, pronto a promettere cose che, basandosi sul suo operato da premier, stonano alquanto. Anche lui cade nella trappola di attacchi verbali, sempre nel suo stile elegante, nei confronti di Berlusconi: il vero nemico da combattere. Altra nota stonata: non aver avuto il coraggio di correre da solo, ma cercare alleanze in quell’area dei “moderati”, bramosi di rimanere sul palco della politica, non importa con quale compagnia.

Una campagna elettorale, quindi, non diversa da quante viste negli ultimi 20 anni, con la differenza che sul campo di battaglia ci sono più eserciti a fronteggiarsi: tante promesse e altrettanti dubbi sulla loro realizzazione, concentrata sulle poltrone, sulle alleanze e gli schieramenti. Tra nani, comunisti, Gargamella, pifferai, mascalzoni e resuscitati, c’è soltanto l’imbarazzo della scelta per noi italiani.

Giorgio Vischetti

@GVischetti

foto|| blitzquotidiano.it; ilsole24ore.com

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Una risposta a Elezioni 2013: uno sguardo sui protagonisti della campagna elettorale

  1. avatar
    Anonimo 22/01/2013 a 14:23

    alla fine regnerà l’ingovernabilità. Nulla è diverso e mai lo sarà. Chiunque andra’ al governo non riuscirà ad imprimere una sterzata forte ed efficace a questo paese. poveri noi…

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