Elezioni 2013. Tra grillini e vecchia politica il Parlamento imploderà

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Beppe Grillo (rainews24)

Roma – Beppe Grillo è pericoloso. E’ vero. La dichiarazione di Silvio Berlusconi davanti alla platea del Lingotto di Torino, è sensata. Il punto è che ‹‹l’operazione pericolosa per la democrazia›› a cui fa riferimento il Cavaliere e con cui vorrebbe bollare il Movimento 5 stelle è anche parziale.

Il rischio per il futuro Parlamento non sarà tanto in Grillo e nei grillini. Semmai la questione è altra: quanto impiegheranno le Camere prima di implodere sotto il peso di squilibri incontrollabili.

Riassumendo le analisi di voto: il centrosinistra vincerà senza poter governare; il centrodestra perderà rimanendo forza decisiva all’opposizione; il centro o parte di esso forse scomparirà dal Parlamento mentre le forze cosiddette civiche vivono in un limbo di cui è difficile capire la portata se non a scrutini elettorali finiti.

Unica cosa evidente fin d’ora è che il Movimento 5 stelle farà il botto, il che entusiasmerà i fan di Grillo ma rende lo scenario all’orizzonte ancora più incerto. Per due ragioni sostanziali: il sistema di autoconservazione dei vecchi partiti e l’ansia distruttiva del M5s. Le due forze si equiparano e saranno devastanti.

D’altronde si considerino i precedenti. La seconda Repubblica non è terminata con la caduta di Berlusconi nel 2011 ma con la fine di Prodi nel 2008. Da allora i partiti tutti vivacchiano in un universo di privilegi e prebende transumando da uno scandalo all’altro. Le ondate manettare degli ultimi tempi rivelano il dato: Ilva, Monte Paschi, Finmeccanica, Eni, sono il sintomo di una politica debole che ha vissuto per sé nel mentre che l’altro potere dello Stato, la magistratura, riempiva i vuoti acquistando un potere inusitato. Potrà andare solo di male in peggio se non vi si pone rimedio. Il che implicherebbe uno slancio politico nella riformulazione di un sistema collassato anni fa a partire da una coesa riscrittura della Costituzione che garantisca ad un Governo entrante di poter governare. Preludio necessario di qualsiasi buona riforma elettorale che miri a creare istituzioni stabili anziché corporazioni di mestieranti inamovibili.

Se questo accadrà, sarà l’alba di una nuova era. Poiché però ai miracoli ci si crede poco, è possibile che ciò che prevarrà nelle forze che riusciranno ad entrare in Parlamento sarà ancora e sempre l’istinto di sopravvivenza che le farà unire e trovare saldatura nell’opposizione al secondo elemento distruttivo: i grillini.

Si dirà: beata l’ora che ci sono. Giusto. Solo che la beatitudine durerà poco. Uno perché il M5s è organismo vivo e vitale fintantoché sgomita per vincere ma una volta vinto non pare sapere come si amministra (vedi Parma). Due perché le istanze che si catapulteranno in Parlamento saranno i proiettili di rabbia dell’elettorato più variegato che gruppo politico abbia mai visto negli ultimi decenni. Per una ragione precisa: chi voterà Grillo sarà in minima percentuale chi crede ai valori del Movimento. Il resto è collera assetata di castigo.

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Senato

Quindi, sorvolando sul merito del voto di protesta, quel che rimane è il metodo di un programma che vorrebbe avvicinare ogni porzione di elettori delusi, senza però parlare a nessuna perché le loro urgenze sono così diverse da cozzare spesso le une contro le altre.

Come si fa ad assecondare gli imprenditori in cerca dei loro crediti dallo Stato con le promesse di reddito di cittadinanza? Come soddisfare le partite Iva che vogliono meno tasse e meno spesa con il Sud desideroso di più impiego pubblico e più spesa? Come si concilia l’assenza di ideologie che il Movimento rivendica come parte della propria identità con la presenza di No Tav, pacifisti e centri sociali di estrema sinistra? E come farebbero questi a sposarsi con i membri di CasaPound qualora questi si lasciassero avvicinare?

E quanto impiegheranno tutte queste aspirazioni interne a sollevarsi le une contro le altre, una volta approdate sugli scranni di Montecitorio?

C’è chi guarda il M5s e vede la luce di un nuovo rinascimento. Può darsi sia vero ma il bagliore all’orizzonte pare più quello della guerra fratricida tra politica e antipolitica. Un mix esplosivo al tritolo nel mentre l’economia della nazione langue e muore e il resto delle Istituzioni vanno allo sbaraglio accelerando il suicidio del Paese. Questo è il reale pericolo.

Chantal Cresta

Foto || rainews24.it

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