Elezioni 2013. Berlusconi vuol restituire l’Imu ma i conti non tornano

silvio berlusconi

Silvio Berlusconi

RomaSilvio Berlusconi dalla conferenza stampa di Milano ha gettato alle cronache il nuovo patto con gli italiani con relativa proposta detta “choc” che però di choccante ha poco. I punti: a) restituire i circa 4 miliardi di imposta sulla prima casa attraverso una convenzione con la Svizzera per il rientro di capitali italiani: 25-30 miliardi di euro in 5 anni (5 miliardi all’anno) nonché una rivalutazione al rialzo delle accise su tabacchi e giochi per la copertura strutturale; b) l’eliminazione dell’Irap per le aziende, nessun aumento dell’Iva e alcuna patrimoniale; c) riorganizzazione della macchina statale per circa 80 miliardi in 5 anni. Fine.

Così, in attesa che il centrodestra fornisca numeri più completi a supporto delle tesi, due cose sul valore del programma si possono già dire e non è un bel pensare.

Spiega Panorama che le proposte del Cav vanno lette così: “Abbasserò le tasse, rilancerò la crescita”. Posto che il chiarimento è superfluo giacché è parte del carnet elettorale di Berlusconi dal ’94 a oggi, gli si augura buona fortuna con la Svizzera. Dopodiché si ricorda che gli accordi fiscali con paesi esteri non sono roba che si stipula dalla sera alla mattina, perciò promettere di restituire quattrini sudati e pagati ai contribuenti fin dal primo Consiglio dei ministri e, insieme, affermar di voler ridurre la spese dello Stato è quantomeno incoerente. Uno perché i tempi difficilmente potranno essere così brevi e i primi 5 miliardi previsti per l’anno in corso così sicuri. Due perché se non si mette mano al malloppo, a restituir il conto dovrebbe essere la Cassa Depositi e Prestiti, ovvero Stato e banche. Le quali banche non sono avvezze a regalar denari se non in cambio di garanzie salate. Cosa che, malgrado i conti in bilico, solo lo Stato può offrire.

Si dirà: il piano prevede tagli (lineari o di spesa improduttiva? Chiarirlo sarebbe cosa gradita) per 80 miliardi in 5 anni, ovvero circa 17 miliardi all’anno. Va bene. Solo che se lo scopo è quello di – oltre a rifondere l’Imu – rilanciare la crescita con capitali freschi occorre far qualche conto.

Secondo Bankitalia nel 2012 anno di Governo montiano, il fabbisogno dello Stato (differenza tra le entrate e le uscite) è aumentato arrivando a toccare 75 miliardi di euro. Circa 10 in più rispetto al 2011, ultimo anno di Governo Berlusconi. Nel complesso generale, la gigantesca balena pubblica si è sfamata con 361 miliardi di euro (350 nel 2011). Roba da capogiro. Però non è finita.

Nel calcolo vanno pure inseriti i dati sull’economia reale: disoccupazione al +12% a cui si aggiunge un 1 miliardo di ore di cassa integrazione in più. Cifra complessiva: 22% di senza lavoro, oltre 3 milioni di individui che non lavorando non producono Pil, il che implica la diminuzione di entrate per lo Stato. Una falla montiana che dovrà essere sanata con circa 10-16 miliardi di euro di manovra aggiuntiva entro metà anno al fine di rispettare il pareggio di bilancio 2013, già mancato dal Professore con quel prodotto interno che il ministro dell’Economia Grilli dava al -0,2% e che invece Bankitalia, Ocse e Fmi hanno corretto al ribasso: -1% pieno. imu berlusconi

Perciò se 361 miliardi sono i quattrini che divora lo Stato e 17 sono quelli che gli si vorrebbe far perdere ogni anno per rilanciare l’economia, campa cavallo che l’erba cresce insieme con la spesa pubblica senza un piano di intervento adeguato. Sicché i tagli, per essere efficaci, dovrebbero essere ben più consistenti: 100 miliardi per iniziare nel primo anno, incidendo sul patrimonio statale mobiliare ed immobiliare e sulla privatizzazione di società e controllate al fine di racimolare una mole ingente di investimenti da reintrodurre nel tessuto economico finanziario. A partire dal manifatturiero, settore ancora robusto e ricercatissimo all’estero, che secondo Confindustria dovrebbe essere incrementato fino al 20% del Pil per offrire lavoro e rimettere in moto la macchina Italia. A quel punto si può promettere l’eliminazione dell’Irap e magari pure la diminuzione dell’Iva. Sconsigliato, invece, il mezzo di aumentare tasse (giochi e tabacchi) per contenerne altre. Questi sono giochi di prestigio non programmi economici.

Inoltre, parlar di restituire imposte una tantum vale poco: non è qualche centinaio di euro in più in portafoglio che può modificare la percezione di sfiducia dei contribuenti, cosa a cui dice di mirare il Cavaliere (resta da capire poi se modificherà quella degli elettori). Senza contare che le tasse si restituiscono in servizi e benessere cosa a cui gli italiani si stanno disabituando essendo tornati alla capacità retributiva del 1997 (fonte: Confindustria). Pressappoco il periodo il cui Berlusconi presentò agli elettori la sua prima liberare proposta choc: meno tasse per tutti.

Chantal Cresta

Foto || agi.it; ilmessaggero.it

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