Egitto: sette morti negli scontri, carri armati davanti al palazzo presidenziale

Alcuni scatti della battaglia di ieri al Cairo (ilmattino.it)

Il Cairo – Sette morti e oltre trecentocinquanta feriti; questo il bilancio, ancora provvisorio e con stime al ribasso, degli scontri tra i sostenitori e gli oppositori del presidente Mohammed Morsi. Motivo della disputa, la dichiarazione costituzionale e la bozza di Costituzione che ha scatenato le proteste degli oppositori.

La violenza ha raggiunto il suo apice ieri, quando alcuni esponenti dei Fratelli Musulmanisi sono scontrati con i membri dell’opposizione che erano accampati davanti al palazzo presidenziale al Cairo. Nella notte c’è stata una vera e propria battaglia con bastoni, bombe molotov e lancio di pietre. Scontri durissimi anche contro le forze di polizia, che sono intervenute arrestando decine e decine di persone.Da stamattina, a protezione del palazzo presidenziale, l’esercito ha schierato tre carri armati e per le strade sembra ora regnare la calma. Il clima resta però molto teso, soprattutto in vista del referendum sulla bozza di Costituzione attraverso il quale il presidente Mohammed Morsi vorrebbe estendere i propri poteri, previsto per il 15 di dicembre. «I manifestanti devono lasciare la zona del palazzo presidenziale e tutte le manifestazioni nel pomeriggio sono proibite», ha stabilito la guardia repubblicana, secondo un comunicato della presidenza egiziana.Intanto il presidente della televisione di Stato egiziana Essam el Amir, ha deciso di presentare le sue dimissioni al ministro dell’informazione Salah Abdel Maksoud, in segno di protesta contro la gestione del Paese.

Le richieste dell’opposizione - Ieri i leader dell’opposizione hanno rinnovato la richiesta al presidente di ritirare il decreto e di cancellare il referendum costituzionale fissato per il 15 dicembre. «Il regime perde legittimità giorno dopo giorno», ha detto Mohamed El Baradei, dichiarandosi disposto a dialogare sulla nuova Costituzione, a condizione che Morsi ritiri il decreto. Anche l’Università Al-Azhar, l’istituzione più prestigiosa del mondo islamico sunnita, ha chiesto al presidente di sospendere il decreto che accresce i suoi poteri.
Ora c’è grande attesa per il discorso alla nazione che il presidente Mohamed Morsi pronuncerà  in giornata davanti alle tv, alla vigilia di un venerdì che si annuncia caldo e ricco di nuove proteste contro la svolta autoritaria dei Fratelli musulmani.

Davide Lopez

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