Egitto, esercito spara sui manifestanti: 42 morti

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foto via: www.agi.it

Il Cairo – Nuova strage in Egitto, ancora lontano da una situazione politica stabile. Stamattina all’alba decine di sostenitori del presidente egiziano Mohamed Morsi sono stati uccisi dall’esercito, che avrebbe aperto il fuoco contro una manifestazione in corso davanti alla sede della Guardia repubblicana al Cairo. Il portavoce del ministero della Salute egiziano afferma che sono state uccise almeno 42 persone, mentre il bilancio dei feriti sarebbe di almeno 300 persone. Ancora poca chiarezza sulla reale dinamica dell’accaduto: secondo la versione dei Fratelli musulmani, a sparare sarebbero stati i militari. Una fonte militare anonima ha invece negato che l’esercito egiziano abbia sparato contro i sostenitori del presidente destituito. La fonte ha confermato quanto aveva già riferito la tv di stato, secondo la quale un gruppo armato ha tentato di fare irruzione nell’edificio e si è scontrato con le forze di sicurezza, cominciando a sparare indiscriminatamente contro i manifestanti. Nello stesso attacco sarebbe morto anche un ufficiale dell’esercito, mentre altri 40 militari sarebbero rimasti feriti. In precedenza alcuni manifestanti avevano affermato che le forze dell’ordine stavano lanciando lacrimogeni ma anche usando proiettili veri per disperdere il loro sit-in.

Il partito islamico egiziano Libertà e Giustizia del deposto presidente Mohamed Morsi ha fatto appello a una «sollevazione» popolare, dopo il massacro. Una situazione che potrebbe degenerare in una guerra civile. Successivamente però un giudice ha ordinato la chiusura della sede centrale di Libertà e Giustizia, braccio politico del movimento religioso dei Fratelli Musulmani, dopo il ritrovamento di armi all’interno dei locali. Lo ha comunicato una fonte della sicurezza, spiegando che la polizia ha trovato «liquido infiammabile, coltelli e armi» che sarebbero state utilizzate «contro i manifestanti scesi in piazza il 30 giugno» per una imponente manifestazione di protesta contro il presidente Morsi.

Sul fronte politico, un portavoce della presidenza ad interim egiziana ha spiegato che molto probabilmente l’economista Ziad Bahaa El Din sarà nominato nuovo primo ministro, mentre il premio Nobel Mohamed El Baradei dovrebbe essere designato vice-presidente. Una duplice scelta che ha già ricevuto il netto rifiuto del partito salafita al Nur. Eldin, 48 anni, è un avvocato specializzato in diritto commerciale laureatosi a Oxford. Esponente di spicco del centro-sinistra, ha guidato numerose istituzioni economiche egiziane. Fonti vicine a El Baradei sostengono che «c’è ancora la possibilità di un accordo con i salafiti che se accetteranno di entrare nel governo avranno dei loro ministri». Prima di El Din e di El Baradei sono circolati altri nomi di candidati alla premiership, come Ahmed al Muslimani. Una scelta definitiva sembra però ancora lontana, mentre il rischio di guerra civile in Egitto si fa più concreto giorno dopo giorno.

Alberto Staiz

Foto homepage: ilgiornale.it

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