Egitto. Corte costituzionale: «Sarà sciolto il Parlamento»

Elezioni in Egitto

IL CAIRO – L’annuncio è di Farouq Sultan, capo della Corte costituzionale egiziana, portavoce di quella che è stata la decisione ufficiale dell’organo supremo sulla costituzionalità della legge elettorale con cui nel Pese si sono svolte le ultime elezioni parlamentari. La Corte ha suggerito lo scioglimento di tutto il Parlamento egiziano: dopo aver inizialmente definito non valida l’elezione di un terzo dei membri dell’assemblea, si è giunti ad una più radicale presa di posizione, consigliando l’annullamento di tutti i seggi. Il vice presidente della Corte suprema egiziana, Maher Sami, ha ribadito: «La sentenza porterà allo scioglimento del Parlamento».

La Corte ha poi stabilito la validità della condidatura alle presidenziali di Ahmed Shafiq, ultimo premier sotto il regime dell’ex raìs Hosni Mubarak. Al primo turno Shafiq ha conquistato l’accesso al ballottaggio con Mohamed Morsi, dei Fratelli Musulmani, ballottaggio previsto per sabato e domenica prossimi e a cui i suoi sostenitori guardano ora con rinnovata speranza. Mohammed Qatari, capo della campagna elettorale di Shafiq, ha commenatto soddisfatto: «La sentenza è giusta ed era prevedibile che la Corte prendesse questa decisione. Il suo operato è lontano da influenze politiche ed è ancora una delle istituzioni che in Egitto operano in modo trasparente».

Pensiero differente quello di Mahmoud Afifi, esponente del gruppo 6 aprile e vicino ai sostenitori della ‘rivoluzione’ di piazza Tahrir: «Eravamo certi che la Corte avrebbe respinto la richiesta di impugnare la legge sull’esclusione dalla politica dei vecchi gerarchi. Continueremo comunque a sostenere il candidato dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi, alle prossime elezioni presidenziali, attuando nel ballottaggio il principio di isolamento dei vecchi politici, respinto oggi dalla Corte».

Sulla decisione della Corte si è espresso anche Abdel Moneim Abul Fotouh, candidato islamico moderato uscito sconfitto al primo turno delle presidenziali: «È un golpe. Mantenere il candidato militare, rovesciare il Parlamento eletto e dare alla polizia militare la facoltà di arrestare i civili è un colpo di Stato completo».

Laura Dabbene

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