Effetto Scozia, la Nuova Zelanda verso la sostituzione della bandiera

Un nuovo referendum minaccia l'integrità del Regno Unito, anche se questa volta in maniera del tutto simbolica. La Nuova Zelanda potrebbe cambiare bandiera

Nuova ZelandaNon c’è pace in quel di Londra. Se il risultato della vicina Edimburgo è stato accolto con un sospiro di sollievo, i problemi per sua maestà ora potrebbero arrivare direttamente dall’altra parte del mondo. A mettere in discussione i ‘legami’ con il Regno Unito questa volta è difatti la Nuova Zelanda. Nessuna rivendicazione di indipendenza, essendo il Paese già sovrano dal 1931, la questione posta da Wellington affronta un tema meramente ‘simbolico’.

CAMBIO DI BANDIERA –  Già, perché la discussione in questo caso è tutta basata sui simboli, e su uno in particolare. L’Union Jack, il simbolo del Regno Unito e dell’ex impero britannico, attualmente raffigurata su molte bandiere di Stati sovrani, tra i quali Australia, Fiji, e, appunto, la Nuova Zelanda. Il premier conservatore John Key, rieletto recentemente per la terza volta consecutiva con un’ampia maggioranza di voti, considera la presenza dell’Union Jack un simbolo anacronistico, uno«strascico del colonialismo britannico», e così ha deciso di indire un referendum per dare al Paese l’opportunità di avere una bandiera più rappresentativa.

BANDIERA ‘ALL BLACKS’ – Oltre che dalle sopracitate questioni ‘indipendentiste’, la questione avrebbe origine in un problema di ‘riconoscibilità’. Secondo Key difatti, l’attuale bandiera neozelandese è troppo simile a quella di altri Stati del Commonwealth, Australia in primis, con i quali rischia continuamente di essere confusa. La nuova bandiera dovrà quindi essere in grado di rappresentare il Paese nel mondo, ‘liberandolo’ dai residui coloniali e dalla ‘confusione’. Niente più Union Jack e croce del sud, la proposta avanzata dal premier, e fatta propria dai sostenitori del referendum, prevede una bandiera con una felce argentata su sfondo nero. E, per ammissione dello stesso Key, non è un caso che sia totalmente identica a quella degli All Blacks, probabilmente il ‘simbolo’ neozelandese più conosciuto nel mondo.

nuova zelanda

John Key, Primo ministro della Nuova Zelanda

UNA LUNGA STORIA – Non è la prima volta che nel Paese si discute in merito alla sostituzione dell’attuale bandiera. Già tre volte, dal 1983 al 2009, sono state proposte versioni diverse di un’ipotetica nuova bandiera nazionale. Quattro anni fa in particolare si cercò la sintesi tra le varie anime del Paese, con la realizzazione di un vessillo recante sia la felce bianca su sfondo nero, sia l’Union Jack. A differenza degli anni passati però, questa volta sembra che il referendum si farà. Il premier Key ha affermato con sicurezza che se ne inizierà a parlare fin da subito, e che la consultazione avrà luogo entro il 2015. Forte del risultato elettorale, che gli assicura la maggioranza in Parlamento senza ricorrere ad alleanze, Key vuole contare sul momento di grande popolarità per assicurarsi un risultato che lo farebbe entrare nella storia del Paese.

IL FRONTE DEI CONTRARI – Tuttavia, a differenza della tornata elettorale, in questo caso la strada per il successo appare più complessa. Un sondaggio svolto a marzo ha rivelato che il 53% dei neozelandesi è contrario a cambiare la bandiera nazionale, anche se in base a motivazioni diverse. Il comitato dei reduci di guerra ad esempio, ritiene che la sostituzione del vessillo rappresenterebbe una mancanza di rispetto per tutti i soldati che hanno perso la vita per esso. Altri sarebbero contrari alla bandiera proposta dal Premier, in quanto non farebbe riferimento ai maori, che avrebbero invece diritto ad essere rappresentati nel nuovo simbolo.

STRATEGIA DI MARKETING – Secondo alcuni analisti però, sia la motivazione ‘estetica’ che quella ‘anti-coloniale’ sarebbero del tutto secondarie nel progetto di Key. La sostituzione della bandiera risponderebbe a mere logiche di marketing, in vista del forte rapporto commerciale che il Paese sta instaurando con la Cina, e dell’integrazione crescente nell’economia asiatica. In tale ottica, la bandiera agirebbe anche da brand, presentando, già ad un primo impatto, il prodotto del Paese più conosciuto nel mondo. E gli All Blacks ‘tirano’ sicuramente di più dell’Union Jack, con buona pace di sua maestà.

 

Carlo Perigli
@c_perigli

 

foto: twitter.com smh.com.au

 

 

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