Effetto domino: anche l’Egitto dice «NO»

Il Cairo – Oggi è una data storica per l’Egitto, ma anche un importante banco di prova per capire se la rivoluzione tunisina è contagiosa.

Ci sono state decine di lotte civili nel mondo arabo. Più volte nell’aria si è sentita l’atmosfera del fermento delle masse civili. Ma quanto è accaduto in Tunisia nelle ultime settimane è qualcosa di unico nei Paesi arabi: in Medio Oriente non accadeva nulla di simile dal 1979.

«I giovani egiziani sono stufi del trattamento disumano che devono affrontare quotidianamente per le strade, nelle stazioni di polizia e in migliaia di altri posti… Gli egiziano aspettano il giorno in cui l’Egitto riavrà indietro la sua libertà e la sua dignità, il giorno in cui si porrà fine alla legge marziale in vigore da 30 lunghi anni, il giorno in cui gli egiziani potranno liberamente eleggere i loro veri rappresentanti», si legge sulla pagina Facebook utilizzata per organizzare la manifestazione che oggi ha visto migliaia di dimostranti nelle vie e nelle piazze del Cairo.

A 8 mesi dalle prossime elezioni presidenziali, i cittadini trovano il coraggio di seguire l’esempio tunisino: chiedono che sia trovata una soluzione alla povertà che inghiottisce il Paese, e che il governo si assuma le proprie responsabilità e se ne vada.

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È un avvertimento. La gente dice «BASTA», ponendo fine alla passività e alla docile accettazione dello status quo. Non rimane che aspettare la notte per capire quale strada prenderanno le proteste, se andranno avanti segnando una svolta epocale, o se scemeranno, facendo cadere ancora una volta nel buio le speranze del Paese.

C’è chi ha paragonato la rivolta tunisina al movimento di Solidarnosc, che ebbe inizio nel 1980 a Danzica, in Polonia, da dove partirono le proteste che contribuirono al crollo dell’Unione Sovietica.

La Tunisia è il Paese più laico del mondo arabo. La sua tradizione ha permesso la nascita dei diritti delle donne e ha sempre arginato l’influenza dei movimenti radicali islamici.

Le proteste che si sono tenute oggi al Cairo hanno fatto pensare che sulla scorta della rivoluzione tunisina, anche l’Egitto sia pronto ad apportare un cambiamento di rotta. Ci sono tuttavia due fattori che rendono diversi i due Paesi e mettono in dubbio la capacità degli egiziani di seguire l’esempio tunisino: il governo di Ben Ali ha investito molto nell’educazione dei suoi cittadini, creando una classe colta ma frustrata per la mancanza di lavoro. In Egitto, invece, lo Stato non ha fatto lo stesso, anzi, il forte potere dei militari vicini al presidente Hosni Mubarak fa temere che sia più difficile scalfirne il potere.

Nelle prossime evoluzioni della situazione, un ruolo decisivo lo giocherà al-Jazeera. Milioni di arabi di altri Paesi vedendo le immagini diffuse dalla Tv satellitare potrebbero trovare il coraggio per dare vita a proteste simili. D’altronde la Tunisia ha dimostrato quanto fosse debole la struttura che reggeva il governo di Ben Ali e dei dittatori come lui. Ci sarà un effetto domino?

di Silvia Nosenzo

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