Ecuador, Rafael Correa si riconferma presidente

rafael correa presidenziali ecuador 2013

Rafael Correa, 49 anni, guiderà il paese per i prossimi quattro anni

Quito – Niente di nuovo sul fronte occidentale. Così potremmo sintetizzare il risultato delle elezioni presidenziali in Ecuador, che hanno visto la vittoria – già ampiamente prevista da tutti i sondaggi con ampio margine – del presidente uscente Rafael Correa che, insieme al vicepresidente Jorge Glas, ha vinto la contesa elettorale con il 56,8% dei voti, staccando il secondo candidato con maggior numero di preferenze, Guillermo Lasso, a poco meno del 24%. Così Correa dopo l’annuncio: «Tantissime grazie per la fiducia, questa vittoria è per voi che sapete che non vi abbiamo mai tradito». Con queste parole, riportate dall’emittente «TeleSur»

Correa si aggiudica così per la terza volta le elezioni presidenziali, dopo il 2006 e il 2009, e si afferma come uno dei leader più longevi del nuovo corso sudamericano, fatto di candidati di punta formalmente indipendenti, ma assoggettati al potere elettorale delle formazioni di centrosinistra e sinistra comunista, insieme al venezuelano Hugo Chávez e all’argentina Cristina Fernandez de Kirchner.

In un paese che ha risentito solo marginalmente della congiuntura economica mondiale, Correa ha potuto portare avanti un progetto politico e istituzionale che negli ultimi anni ha permesso all’economia ecuadoriana di svilupparsi seguendo un doppio binario, fatto di esportazioni (prodotti alimentari e petrolio in testa, ma anche oro e altri minerali) e aumento della penetrazione del settore terziario sul Pil e sulla forza lavoro.

Al contempo, il progetto di riforma dello Stato culminato nel 2008 con la promulgazione del nuovo testo costituzionale, e reso possibile grazie all’ampia maggioranza concessa dall’elettorato al presidente, ha fatto sì che l’Ecuador divenisse uno dei tanti stati “neosocialisti del XXI secolo”, secondo una definizione in voga nel contesto geopolitico dell’America Latina, dominato da un’attenzione speculare ai temi dei diritti sociali e umani e per la salvaguardia della sovranità dello Stato rispetto alle ingerenze straniere (Ecuador, Argentina e Venezuela hanno progressivamente ridotto la presenza di industrie non locali a favore della nazionalizzazione forzosa).

Alla luce di tutto ciò, appare evidente che la vittoria di Correa non porterà alcuna modifica sostanziale agli equilibri nazionali e internazionali che dominano il continente, e che come riflesso rafforzeranno la posizione traballante di Chávez che, nonostante il perdurare del vuoto di potere nel suo Venezuela, ben difficilmente lascerà il posto al suo vice Maduro. Dittatura pseudo-democratica, o democrazia tirata all’estremo?

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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