Economia: l’effetto Renzi è quasi nullo

Renzi

Quando si parla di Matteo Renzi e del suo esecutivo l’opinione pubblica si divide, così come è sempre successo con qualsiasi altro Governo, in coloro che lo apprezzano e coloro che lo criticano anche piuttosto fortemente. Ma finché ci si basa sulle opinioni, dare un giudizio il più possibile oggettivo e neutrale sul lavoro di Renzi da presidente del Consiglio è praticamente impossibile. Il bello delle opinioni, infatti, è che ognuno ha la sua e non esiste un’opinione “giusta” ma sono tutte legittime. L’unico modo per provare a fare un’analisi con la finalità di capire la qualità del lavoro di Renzi è guardare i numeri, che non sono né di destra né di sinistra.

DISOCUPPAZIONE - Matteo Renzi arrivò a Palazzo Chigi nel febbraio del 2014: il Senato gli votò la fiducia il 24 di quel mese (169 voti favorevoli, 139 contrari) e il giorno dopo fu il turno della Camera dei deputati (378 favorevoli, 220 contrari, 1 astenuto). Nel febbraio del 2014 il tasso di disoccupazione era pari al 13%. Nel giugno del 2015, dopo quasi un anno e quattro mesi di Governo Renzi, la disoccupazione è pari al 12,7%. Il miglioramento è stato pari allo 0,3%. E la situazione non migliora se si osservano i dati della disoccupazione giovanile: nel febbraio 2014 era pari al 42,3% e a giugno 2015 era pari al 44,2%. Ovviamente dare la colpa a Renzi per la disoccupazione così alta è assolutamente sbagliato. Le responsabilità sono dei governi di centrodestra e centrosinistra che si sono susseguiti negli ultimi vent’anni e le cui ricette economiche erano evidentemente sbagliate. Ma dov’è lo shock che avrebbe dovuto portare Renzi?

renzi

DEBITO PUBBLICO - Cosa accade se invece si prende in considerazione il debito pubblico? Nel febbraio 2014 ammontava a 2.107,2 miliardi. Nel maggio 2015 (ultimo dato disponibile) ha raggiunto quota 2.218,2 miliardi. Non c’è bisogno di essere laureati alla Bocconi per capire che da quando Renzi è presidente del Consiglio il debito pubblico italiano è aumentano di ben 111 miliardi. Anche in questo caso occorre ricordare che sarebbe ingenuo incolpare Renzi delle gigantesche proporzioni del debito pubblico italiano, ma di certo l’ex sindaco di Firenze non ha invertito la tendenza. O almeno, non fino ad ora. Se Renzi vuole veramente abbassare le tasse, allora deve necessariamente diminuire la spesa pubblica. L’alternativa sarebbe abbassare le tasse aumentando ancora di più il debito pubblico, un’operazione non proprio consigliabile.

Le riforme strutturali hanno bisogno di un periodo medio-lungo per far sentire i propri effetti, quindi non è da escludere che fra qualche mese (o anno) il Jobs Act possa portare ad un notevole abbassamento del tasso di disoccupazione. Ma non sarebbe una cattiva idea se il Governo Renzi si occupasse non della Rai e cose del genere ma di misure immediate per migliorare la situazione economica del paese.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

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