Economia, immigrazione, Europa: i nodi della campagna di Hollande e Sarkozy

Si chiude una settimana importante per la scena elettorale francese che ha visto i due maggiori candidati all’Eliseo, François Hollande e il presidente in carica Nicolas Sarkozy, succedersi nella presentazione dei rispettivi programmi politici.

L’uno innalzatosi a paladino dei “dimenticati” e l’altro a valido timoniere che guiderà la Francia fuori dalla crisi, Hollande e Sarkozy stanno assumendo, man mano che si avvicina l’appuntamento elettorale, toni più accesi. Contrastandosi su tutti i fronti, ma il dibattito politico gira prevalentemente intorno ai temi caldi dell’economia, l’immigrazione, la questione europea.

Il punto principale su cui si batte il candidato socialista è la difesa dei più deboli da quella che egli definisce la “nuova aristocrazia che ormai prospera in Francia”. Aprendo la presentazione del suo programma elettorale lo scorso mercoledì 4 aprile a Rennes, Hollande ha esordito: «Sono venuto a parlarvi della Francia che soffre. E della Francia che spera». Scagliandosi contro il mondo della finanza e i destinatari privilegiati delle politiche di Sarkozy, il “presidente dei ricchi”, ha ribadito: «Sarò il presidente della fine dei privilegi, perché non posso ammettere che, mentre quelli si arricchiscono senza limiti, la miseria si aggrava e otto milioni di persone vivono sotto la soglia della povertà. L’eguaglianza non è egualitarismo, ma giustizia».

Tra i punti salienti del suo programma c’è l’impegno a tagliare i privilegi politici riducendo il suo stipendio e quello dei ministri, quello di favorire le classi svantaggiate attraverso politiche per la riduzione degli affitti, l’aumento degli investimenti sulle case popolari e dei sussidi scolastici, la pensione facilitata a determinate categorie, il diritto al voto agli stranieri nelle elezioni comunali e la riforma del sistema bancario.

Su tutt’altro fronte si muovono le proposte del presidente in carica, di nuovo fiducioso da quando i sondaggi lo rivedono in testa al primo turno. Forte e fautore di una Francia forte, come recita il suo slogan, si è paragonato al capitano di una nave in mezzo alla tempesta, determinato a non abbandonarla. Deciso a lasciare definitivamente la politica se non dovesse vincere le elezioni, Sarkozy si appella ai francesi affinché non affidino le sorti della nazione a un politico senza esperienza, internazionale e ministeriale, in un momento così delicato in cui rischierebbero, nelle mani sbagliate, di «fare la fine di Spagna e Grecia».

Ripreso slancio a seguito degli avvenimenti di Tolosa, il presidente ha rafforzato i toni sul tema della sicurezza utilizzando lo spauracchio dell’Islam a suo favore dichiarando tolleranza zero alla “ideologia dell’odio” e garantendo, appena rieletto, il dimezzamento del numero degli immigrati ammessi in Francia. Dopodiché è passato a giocare la carta del rigore nell’economia. Lo scorso giovedì 5 aprile, alla presentazione del suo programma politico che tra l’altro nei prossimi giorni verrà distribuito porta a porta sottoforma di una “lettera aperta ai francesi”, il Presidente ha esposto il suo disegno sui tagli alla spesa per il raggiungimento del bilancio in equilibrio nel 2016, stimando addirittura un calo dall’89,4 percento del Pil nel 2013 all’80,2 percento nel 2017.

Orientato al risparmio e, insieme, giocando la carta antieuropeista, Sarkozy, se rieletto, vorrebbe inoltre congelare i contributi versati all’Unione Europea, di cui la Francia è il secondo contribuente dopo la Germania, consentendo in questo modo alle casse statali di conservare 600 milioni di euro annui.

In lizza per la poltrona all’Eliseo insieme a Jean Luc Melenchon del Front Gauche, al centrista François Bayron e a Marine Le Pen del Front National, i due candidati favoriti si stanno contendendo nelle ultime settimane il primato nei sondaggi che inizialmente davano per vincente il segretario socialista sia al primo turno che al ballottaggio, giungendo poi a un ritmo ondulatorio in cui i risultati sono stati alternamente a favore dell’uno o dell’altro.

Stando alle ultime stime, il presidente in carica sarebbe dato per vincente al primo turno, fissato al 22 aprile, mentre il suo concorrente continuerebbe ad aggiudicarsi la vittoria finale, al ballottaggio del 6 maggio. Nel caso quest’ultima ipotesi venisse suffragata dal voto, l’Eliseo tornerebbe ad essere, dopo ben diciassette anni, la dimora ufficiale di un presidente socialista, la cui ultima presenza risale al mandato di François Mitterand terminato nel 1995.

Maria Palumbo

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