Ecco Pedro Sánchez, il Renzi spagnolo

Chi è Pedro Sánchez, il Matteo Renzi iberico? Ecco perché (bellezza a parte) molti paragonano il nuovo segretario del partito socialista spagnolo al premier italiano

Pedro Sánchez, il nuovo segretario del PSOE (www.elmundo.es)

Pedro Sánchez, il nuovo segretario del PSOE (www.elmundo.es)

Dai più accaniti sostenitori a coloro che lo ritengono un nuovo uomo spot, nessuno può negare che Matteo Renzi sia stato e continui a essere un grande protagonista della scena politica in Italia e in Europa. Renzi è stato nominato Presidente del Consiglio e soprattutto ha portato a casa oltre il 40% dei consensi nelle ultime elezioni per il Parlamento Europeo, durante la massima ascesa dell’euro scetticismo in mezza Unione e con un partito, il PD, che mai aveva visto questi numeri in Italia. L’analisi del fenomeno Renzi e di come un politico di professione sia riuscito ad emergere in Italia – in uno dei periodi storici che ha visto la più grande distanza tra cittadini e palazzo – è già stata fatta e se ne potrebbe addirittura fare un’antologia. Dopo l’Italia ora è  la Spagna ad avere il “suo” Renzi, un politico del PSOE, il partito socialista spagnolo, che in molti paragonano all’ex sindaco di Firenze.

CAMBIAMENTO E UNITÀ, IL MOTTO DI PEDRO SÁNCHEZ 

Domenica 13 Luglio, Pedro Sánchez Pérez-Castejón da Madrid, economista di quarantadue anni, ha conquistato il 49% della base elettorale del PSOE; così sabato scorso i delegati hanno votato per l’86% a favore della decisione della base (849 si e 136 astenuti) e dunque è avvenuto l’ufficiale passaggio di consegne tra Alfredo Pérez Rubalcaba e il nuovo rappresentante del maggior partito di sinistra iberico. Il nuovo segretario ha vinto parlando un linguaggio semplice e chiaro, utilizzando due parole che gli hanno aperto la strada verso il successo: cambiamento e unità. I suoi sfidanti alla segreteria del partito, Eduardo Madina, segretario generale del gruppo parlamentare socialista al congresso, e il cristiano-socialista José Antonio Pérez Tapias non hanno saputo sfuggire alle accuse di collaborazione con il governo di destra di Mariano Rajoy, proponendo, nel caso di Madina, cambiamenti radicali che non hanno attecchito nell’elettorato socialista.

PROFILO ACCADEMICO, MA NON TROPPO

Sposato con due figlie, professore di struttura economica e storia del pensiero economico all’Università Camillo José Cela di Madrid, il giovane politico socialista parla tre lingue. Sánchez ha frequentato a Bruxelles un master in politica economica per l’UE, ha un passato da sportivo ed ha già lavorato al Parlamento UE e come capo di gabinetto dell’alta rappresentanza delle Nazioni Unite in Bosnia durante la guerra in Kosovo. Al “rottamatore” spagnolo non mancano un’esperienza da assessore al comune di Madrid e una più criticata esperienza dal 2004 al 2009 come membro dell’assemblea generale di Caja Madrid, la cassa di risparmio spagnola salvata con 24 miliardi di Euro dal governo nel 2012. Al contrario di Matteo dal 2013, Sánchez Pérez-Castejón è deputato della Cámara Baja spagnola, la nostra Camera dei deputati.

PROGRAMMI E SOMIGLIANZE CON MATTEO

In Spagna il governo Rajoy ha portato avanti una serie di riforme che ha imposto sacrifici e tagliato in alcuni settori strategici come la pubblica amministrazione, la sanità e la scuola ma al contempo ha permesso di avere delle previsioni di crescita del Pil del 1,5% per quest’anno e del 2% per il 2015, un sogno in Italia. La disoccupazione inoltre sta calando, nonostante l’alto tasso in termini generali (24,4% per il 2014). Alcune importanti riforme sono state portate avanti con l’appoggio del PSOE; Rubalcaba aveva infatti mantenuto un dialogo costante con il primo ministro Mariano Rajoy.

Sánchez sembra voler cambiare registro, almeno in parte. Lo si è visto già prima della sua elezione, quando si è schierato contro l’accordo europeo per eleggere Jean Claude Junker come presidente della Commissione UE, suscitando più di qualche critica nel suo stesso partito. D’altronde la linea collaborazionista di Rubalcaba non ha pagato nelle ultime elezioni europee, quelle che lo hanno costretto alle dimissioni. Ieri vi è stato il primo incontro tra Rajoy e Sánchez alla Moncloa e sembra che l’unico punto in comune tra i due leader sia stata la risposta alla Catalunya: no al referendum sull’indipendenza della regione, sì  ad una nuova impronta federalista dello stato spagnolo che ne rafforzi l’unione.

Pablo Iglesias, leader del movimento popolare spagnolo "Podemos", dato oggi al 16% (http://blogs.ft.com)

Pablo Iglesias, leader del movimento popolare spagnolo “Podemos”, dato oggi al 16% (http://blogs.ft.com)

SÌ AI VOTI DEGLI “INDIGNADOS” 

Come Matteo, Sánchez non ha paura di rivolgersi all’elettorato del centro-destra e a quel crescente numero di ”Indignados” che si astengono dal voto o che si raggruppano in nuovi movimenti come “Podemos” un piccolo Movimento a 5 Stelle spagnolo, dato in forte crescita. Come conquistare questi voti? Sicuramente affermare che il primo punto della politica economica  di un suo ipotetico governo sia la deroga alla riforma del lavoro approvata dall’attuale governo, che ha flessibilizzato molto il mercato del lavoro spagnolo, sarebbe una buona mossa. In tutta Europa in fin dei conti la gente chiede garanzie sul lavoro che gli Stati non possono più fornire. Un altro punto sarebbe la riforma fiscale: equiparare la tassazione del reddito da capitale a quello dal lavoro e lotta ai grandi evasori; sembrano parole già sentite e sono in linea con gli aumenti sulle rendite finanziare portate avanti dal governo Renzi.

LEGGE ELETTORALE E TEMI ETICI

Anche in Spagna non mancano rogne legate alla legge elettorale: tra le varie modifiche richieste da Sànchez, il ritorno alle preferenze appare una priorità. Spazio anche ai temi etici, con una ferma opposizione al divieto d’aborto che il governo Rajoy vorrebbe far tornare, l’uguaglianza salariale tra uomini e donne imposta per legge, il no alla religione nelle scuole, limite dei due mandati per il Presidente del Governo e trasparenza all’interno del partito.

L’INCONTRO COL RE

Tra coetanei ci si capisce meglio. Ecco quindi l’incontro di martedì con il Re Felipe VI, neo re quarantaseienne, e il video messaggio che Matteo Renzi ha voluto mandare al nuovo segretario per complimentarsi per la vittoria (sotto). Tanta carne al fuoco per il nuovo segretario socialista, nuove sfide interne ed europee, tanta voglia di rinnovamento per un partito che tutt’oggi è minoranza in Spagna ed in Europa.

 Domenico Pellitteri

Fonti foto: www.elmundo.es, http://blogs.ft.com

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