E se Dan Brown avesse ragione ? L’allarme della sovrappopolazione mondiale

Dan Brown

Dan Brown ( libriblog.com )

L’ultima fatica letteraria di Dan Brown – «Inferno» – potrà legittimamente piacere o meno; ma c’è una cosa che è fuori discussione: la problematica trattata è attualissima e dovrebbe essere affrontata. Non si parla più del Sacro Graal, degli illuminati o degli antichi segreti della massoneria, questa volta il professor Robert Langdon porta i lettori a conoscenza del grande problema della sovrappopolazione mondiale.

Nell’anno 1000 la popolazione mondiale era pari a 310 milioni; nel 1800 a 978, nel 1900 a 1,65 miliardi; nel 2000 a 6,07; nel 2010 a 6,97; e secondo la proiezione dell’Onu nel 2050 saremo 8,9 miliardi. Se il pianeta Terra fosse in grado si sopportare tale quantità allora non sussisterebbe nessun problema. Ma tutte le grandi emergenze ambientali sono strettamente collegate al problema della sovrappopolazione.

L’innalzamento delle temperature è dovuto al grande utilizzo dei combustibili fossili come petrolio, carbone e metano. Come ricorda Il Corriere della Sera, dal 1750 il carbonio presente nell’atmosfera è aumentato di 270 miliardi di tonnellate. Di sicuro non ha aiutato il fatto che dal 2005, anno di entrata in vigore del protocollo di Kyoto, a oggi, le principali 93 banche del mondo hanno investito in progetti su centrali a carbone più di 232 miliardi di euro, nonostante molte abbiano annunciato impegni sull’ambiente.

Secondo la Fao dal 1950 al 2050 l’ammontare di acqua potabile pro capite scenderà del 73 per cento. Già oggi sono quasi 4 miliardi le persone a rischio per insufficienza d’acqua e 5 milioni i morti per malattie legate alla sua scarsità o per mancanza di servizi igienico-sanitari di base. Sempre secondo la Fao l’aumento della popolazione mondiale porterà ad un aumento della domanda di acqua dolce di 64 miliardi di metri cubi all’anno e ad un aumento della domanda di cibo tra il 70% e il 100% per il 2050; una cifra enorme se si pensa che per produrre la quantità di cibo che una persona consuma in un giorno servono tra i 2 mila e i 5 mila litri d’acqua.

La deforestazione, ad onor del vero, ha diminuito i propri ritmi rispetto agli anni novanta, ma è ancora lontana dall’essere sostenibile: tra il 2000 ed il 2010 la perdita netta di foreste è stata di 5,2 milioni di ettari all’anno, contro gli 8,3 milioni del decennio precedente. Nel 2011 un rapporto del Wwf affermava: «il mondo si prepara a perdere 55,5 milioni di ettari di foreste entro il 2020, anche se si adotteranno misure urgenti per ridurre la deforestazione». La Fao stima che ogni minuto vengono distrutti 10 ettari di foreste nel mondo, l’equivalente di oltre 20 campi di calcio.

Dan Brown

Copertina di «Inferno» ( sixprint.it )

Greenpeace ha recentemente affermato che la concentrazione dell’anidride carbonica in atmosfera ha superato le 400 parti per milione (ppm), un record storico perché non succedeva da almeno 3 milioni di anni. Dai 37 miliardi di tonnellate di co2 emessi del 1990, si è passati ai 45 del 2005, ai 49 del 2010, e la proiezione, nel caso prosegua il trend attuale, porterà a 52-57 miliardi nel 2020.
Uno studio dell’università di Reading pubblicato da Nature Climate Change ha affermato che nel 2050, se la crescita delle emissioni venisse interrotta nel 2016 e la loro quantità ridotta del 5%, ogni anno in quelli successivi tra 39 e 68 milioni di persone non avrebbero il problema della siccità, e tra 100 e 161 milioni avrebbero un rischio molto ridotto di inondazioni.

L’Oms ha affermato che i cambiamenti climatici – i quali sono imputabili all’uomo – ed i fenomeni ad essi collegati hanno fatto registrare 150 mila morti nel mondo nell’anno 2000. A distanza di dieci anni tale cifra risulterebbe essersi addirittura raddoppiata, con 300 mila vittime a causa dell’effetto clima.

Il dato più inquietante è però quello del Forum internazionale promosso da Barilla Center for Food and Nutrition (Bcfn) del novembre 2012: mantenere l’attuale stile di vita richiederà tre pianeti nel 2050 solo per soddisfare il fabbisogno alimentare.

Forse questa volta Dan Brown dovrebbe essere ringraziato per aver portato all’attenzione dell’opinione pubblica questo problema di cui si parla poco e che dovrebbe essere affrontato con estrema rapidità dalle autorità competenti. Altrimenti le conseguenze potrebbero essere catastrofiche. Non vi è dubbio che la Terra riuscirà a ritrovare un nuovo equilibrio, ma non è detto che esso comprenda la presenza dell’uomo.

Giacomo Cangi

foto: libriblog.com; sixprint.it; formiche.net

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5 Risponde a E se Dan Brown avesse ragione ? L’allarme della sovrappopolazione mondiale

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    Guido 02/06/2013 a 09:35

    Ci sono pochi studi sulla sostenibilità della popolazione umana mondiale:
    - Uno studio dell’Università Cornell (USA), che risale al 1970 circa, aveva come risultato un valore massimo di due miliardi di umani, con i consumi di allora o poco più;
    - Nel libro “Assalto al pianeta” dei Professori Pignatti e Trezza (Bollati Boringhieri, 2000) è riportato un valore massimo dell’ordine di un miliardo e mezzo;
    - Nel “Manifesto per la Terra” di Mosquin e Rowe (www.ecospherics.net) è riportato un ragionamento semplicissimo ma calzante: prima di iniziare lo sfruttamento dei combustibili fossili (evento chiaramente non-sostenibile a tempo indefinito) eravamo circa un miliardo;
    - Nel famoso rapporto sui “limiti dello sviluppo” (1972): dei dodici scenari esaminati, solo due non comportavano un collasso del sistema, ed avevano come condizione necessaria e non sufficiente la stabilizzazione della popolazione umana entro l’anno 1975, che corrisponde a un valore di tre-quattro miliardi. Tra l’altro, il famoso rapporto è stato aggiornato con due libri pubblicati in italiano nel 1993 e nel 2006 (la situazione era notevolmente peggiorata), ma i mezzi di informazione hanno completamente ignorato la cosa. E’ assai interessante notare che anche lo scenario-limite che faceva l’ipotesi di “risorse infinite” portava a un collasso del sistema, sia pure in tempo più lontano (il motivo: l’inquinamento diventava elevatissimo, se ne andava quasi “verso l’infinito”). Tra l’altro, le proiezioni (non previsioni) del diagramma principale si stanno realizzando, ma tutti se ne fregano.

    Inoltre è profondamente immorale togliere lo spazio vitale agli altri esseri senzienti (gli altri animali, i vegetali, gli ecosistemi e le relazioni che li legano).
    Per la diminuzione della popolazione umana, l’unico modo possibile che riesco a immaginare è l’istruzione generalizzata e la scomparsa dei condizionamenti di istituzioni varie: e’ probabile che in questa situazione una coppia non desideri mediamente più di due figli. Poiché circa un quinto del totale non può averne, o preferisce restare single, o non ne vuole, l’umanità diminuirebbe lentamente, secondo una “esponenziale rovesciata”: ci vogliono alcuni secoli per arrivare a valori accettabili. Non m’illudo, si tratta di utopie, penso che ormai una forma di collasso sia inevitabile, speriamo nel “dopo”, oppure in un “meraviglioso imprevisto”.

    Rispondi
  2. avatar
    renon 15/05/2015 a 11:39

    accordo con dan brown

    Rispondi
    • avatar
      renon 15/05/2015 a 12:01

      soluzione : uso delle bombe H o sterilizzazione chimica .diffondendo sostanze nell’atmosfera nelle aree sovrappopolate e
      dove l’incremento delle nascite è maggiore.

      Rispondi
  3. avatar
    renon 15/05/2015 a 12:06

    concordo con dan brown

    Rispondi
  4. avatar
    renon 15/05/2015 a 12:15

    soluzione : 1 ) uso delle bombe H
    2) sterilizzazione di massa tramite diffusione
    di sostanze chimiche nell’atmosfera nelle zone
    più densamente popolate e dove l’incremento
    demografico è più alto.

    Rispondi

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