E ora tutti pazzi nel quartiere dei finti invalidi

Dopo gli arresti di dicembre di falsi invalidi e sedicenti ciechi, ora a Napoli si indaga su dichiarati malati di mente

di Chantal Cresta

disabili_7795Più che un quartiere del centro storico di Napoli, il Pallonetto di Santa Lucia sembra il Lourdes: ciechi che ritrovano la vista, infermi che riprendono a camminare e ora, c’è da crederlo, pazzi che riacquisteranno presto la ragione. A fare il miracolo, però, non è la Madonna ma il Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli, già dalla fine dello scorso anno impegnato a fare chiarezza su un giro di finti invadi.

Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura della Repubblica, erano scattate grazie alle denuncie presentate dal Presidente della Municipalità di Chiaia – Posillipo, Fabio Chiosi e da una funzionaria. I dubbi dei due funzionari riguardavano una manipolo di presunti non vedenti che riscuotevano mensilmente la pensione di invalidità, quasi tutti legati da rapporti di parentela e tutti residenti nella zona del Pallonetto.

I due funzionari avevano controllato l’incredibile quantità di richieste per invalidità corredate da documentazione amministrativa incomplete e certificazioni mediche falsificate in modo grossolano. Foto del sedicente invalido i cui occhi erano ritoccate a penna o al computer, numeri di protocollo errati, codici non riconducibili all’Asl emittente e francobolli attaccati a colpi di saliva anziché di affrancatrice.

Una serie di irregolarità che hanno condotto i carabinieri ad arrestare, lo scorso dicembre 2009, 53 persone tutte in ottima salute, con l’accusa di associazione a delinquere, truffa, falso materiale ed ideologico.

La Procura, tuttavia, non si è limitata agli arresti di Natale e ora si indaga su un giro di finti pazzi. Si tratterebbe di circa 400 persone ancora tutte residenti nella zona del Pallonetto e – parrebbe – tutte affette da disturbi mentali. Un numero di malati assolutamente eccezionale, considerando che nelle altre municipalità la media dei richiedenti per simili casi si aggira alle 40 unità.

L’ipotesi della Procura è che esista una banda, un “ufficio municipale” parallelo di professionisti della truffa attivo già da 3 anni e che si sia specializzato nella preparazione di false documentazioni di invalidità da presentare all’Inps, l’ente erogante le pensioni.

Gli inquirenti, infatti, sono convinti che ai vertici di questo racket di “furbetti della pensione” vi siano le stesse teste che già sono finite agli arresti domiciliari il dicembre scorso, tra cui il consigliere della prima Municipalità di Napoli, Salvatore Alaio, il quale però insiste a definirsi estraneo alla faccenda.

L’Iter di richiesta

Ogni singola Regione ha il dovere di verificare le richieste di assegni per invalidità attraverso specifiche Commissioni mediche organizzate in seno alle rispettive Asl. Il medico curante del richiedente presenta una certificazione alla Commissione esponendo il caso. La pensione è concessa solo se la Commissione medica verifica l’esistenza dell’invalidità quantificandone la natura e la portata.

Una volta riconosciuta la possibilità di un  reale caso di infermità, la Commissione invia il proprio verbale sanitario di invalidità ad un ufficio del Comune di riferimento preposto per il passaggio della documentazione all’Inps.

L’indennità varia da 200 a 450 euro.

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