È morto a 103 anni Kazuo Ohno, fondatore del Butoh

Fino all’ultimo respiro è stato lucido, come lucida fu la sua arte di «danzatore delle tenebre»

di Laura Dabbene

Kazuo Ohno

Yokohoama – Negli ultimi anni di vita, costretto a letto, il già esile corpo di Kazuo Ohno, poco più di quaranta chilogrammi di peso, si era fatto ancora più piccolo. E sempre più fragile.

L’artista e danzatore giapponese, fondatore del Butho («danza delle tenebre»), era nato nel 1906 sull’isola di Hokkaido, nella città di Hakodate: il padre era pescatore. L’attitudine per la ginnastica e l’atletica, uniti alla passione per la danza, lo avevano avvicinato giovanissimo a quest’arte, nel corso degli anni Venti, e nel 1933 iniziò il suo percorso di studio fondamentale accanto ai pionieri della danza moderna giapponese: Baku Ishii e Takaya Eguchi.

Fu soprattutto nel secondo dopoguerra ad iniziare quella ricerca sperimentale sul movimento corporeo che lo condusse a diventare non solo un ballerino di primo piano, ma un vero punto di riferimento per le generazioni successive di danzatori. Nel 1949 fondò la prima sede per l’insegnamento, il Kazuo Ohno Dance Studio.

Insieme al coreografo Tatsumi Hijkata, sul finire degli anni Cinquanta, creò la danza Butoh, solcando le scene con spettacoli per l’epoca ritenuti scandalosi, se non oltraggiosi, per il vocabolario gestuale forte e istintivo. A partire dal 1959, con la prima perfomance ispirata all’opera di Yukio Mishima Canti proibiti, Ohnu fece del grande scrittore giapponese una delle proprie fonti d’ispirazione accanto ad altri maestri della letteratura e artisti appartenenti alla tradizione occidentale, da cui assorbì numerose suggestioni sia iconografiche che musicali.

Dopo l’esperienza maturata tra il 1969 e il 1975 accanto al regista Chiaki Nagano, cineasta di impronta surrealista con cui creò tre pellicole sperimentali, Ohno tornò a dedicarsi completamente alla danza, folgorato dall’immagine della danzatrice spagnola Antonia Mercé, detta La Argentina. A partire dal 1977 Ohno, calandosi nelle vesti della Mercè, iniziò a comparire sul palco in abiti femminili e così lo conobbero l’Europa nel 1980, al 14° Festival Internazionale di Nancy, e poi gli Stati Uniti nel 1981. Il tour mondiale, che toccò anche le città di Londra, Parigi e Stoccolma, coronava il riconoscimento dell’arte di Kazuo Ohno in patria, dove aveva ricevuto il prestigioso premio Dance Critics’ Circle Award.

Kazuo Ohno in abiti femminili

L’avanzare degli anni non ha mai spento la forza e l’entusiasmo del suo corpo agile, di straordinaria elasticità e potere comunicativo, capace di una gestualità senza paragoni. E neppure è venuto meno il suo sodalizio con Hijkata, curatore delle coreografie degli spettacoli degli anni Novanta, quando accanto ad Ohno si esibisce anche suo figlio Yoshito, ora erede dell’arte paterna. I due erano accanto anche in occasione dell’ultimo spettacolo italiano di Kazuo, alla Biennale di Venezia nel 1999: all’età di 93 anni, e con davanti ancora un decennio, l’anziano danzatore dichiarò «L’unico antidoto contro l’età è la dedizione assoluta all’arte». E proprio all’arte Ohno ha votato la sua intera esistenza, dimostrando che la bellezza e la seduzione giovanile del corpo o la levigatezza della pelle priva di rughe non sono imperativi categorici, ma possono essere surclassati dall’energia dirompente di una mente, questa sì, fresca e sempre vitale. Ciò appare vero se si pensa che dopo il 2001, perduto quasi del tutto l’uso delle gambe ed impossibilitato a camminare, Ohno ha continuato ad esibirsi e danzare usando soltanto le mani, presenziando molti dei laboratori di Butoh nel suo Dance Studio di Yokohama, ora guidato dal figlio Yoshito. Non si possono infatti definire lezioni gli incontri e i corsi cui accorrono ballerini da tutto il mondo, perché Ohno non credeva di poter, né di dover insegnare, un solo passo a nessuno dei suoi allievi. Il suo solo insegnamento era in queste parole: «La danza è forma dell’anima, oblio della propria identità. Piuttosto che pensare prova a lasciarti trasportare».

FOTO/ via www.peterstockhausfilm.de; www.secretlycanadian.com;  indie-cover-stories.tumblr.com

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