E lo chiamano Giro d’Italia. Tre tappe in Danimarca, Sud dimenticato

Guardate la planimetria del Giro d’Italia 2012. Quello strano ricciolo in alto a sinistra è la Danimarca. Da cui partirà il Giro d’Italia. Con tre tappe. Tutto quello spazio bianco a fondo cartina, invece, ci risulta ancora appartenere alla nostra amata penisola. Ed invece Sardegna, Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia non vedranno nemmeno un “girino” attraversare le proprie strade. La corsa intitolata all’Italia scarta un quinto delle sue regioni.

La planimetria del Giro d’Italia 2012

PRONTI, VIA. DALLA DANIMARCA - Il Giro d’Italia 2012 è stato presentato poche ore fa nello studio 2000-East End di Milano. E dire che non ci piace è un sacrosanto diritto. Forse sono state esagerate le polemiche che hanno costellato qualche settimana fa il Giro di Padania, finito letteralmente nella cacca, ma non è esagerato definire di cattivo gusto la planimetria della corsa rosa 2012. Dopo essersi inchinato al doping, senza aver ancora rialzato del tutto la testa, il ciclismo si piega ora al marketing. Non con una, non con due, ma con ben tre tappe all’estero. Ed è più che lecito chiedersi perché un settimo della corsa a due ruote che ha fatto la storia del ciclismo in Italia debba essere letteralmente regalato ad un altro Paese, se poi ben cinque nostre regioni ne rimangono ai margini.

Spesso si è obiettato che, soprattutto per la Sardegna, i problemi sarebbero di tipo logistico, con la necessità di un giorno di stop per organizzare i trasferimenti della carovana. Ebbene, il primo giorno di riposo nell’edizione 2012 è stato disposto proprio dopo le 3 tappe danesi, per consentire di battere cassa all’estero, caricare tutto sui cargo e tornare nel Paese che alla corsa il nome, tutto sommato, glielo dà ancora. Parliamone poi di quelle tre tappe: il classico cronoprologo da 8,7 km e due giorni di passeggiate in cui l’asperità più dura da affrontare sarà a 150 metri sul livello del mare. Un tombino probabilmente.

SUD NON PERVENUTO - Si potrebbe anche chiudere un occhio sull’escursione nordica dei “girini”. Se solo ci si fosse ricordati che l’Italia non finisce sull’altopiano del Laceno, qualche chilometro fuori Avellino. Già: niente volate sul Tavoliere delle Puglie passando per le campagne lucane, niente escursioni sull’Etna e faticosi (sic!) trasferimenti per lo stretto di Messina. Per non parlare poi dell’irraggiungibile Sardegna. Partire da lì, ad esempio, e far accarezzare le bellezze della Costa Smeralda invece della “scenografica costa occidentale danese tra dune, cielo e profumo di mare” (fonte Gazzetta.it), sarebbe stato un avvio sicuramente molto più gradito. Il Giro, invece,  ha toccato la Sardegna solo 3 volte nella sua storia: nel 1961, nel 1991 e l’ultima volta nel 2007, per il bicentenario della nascita di Garibaldi.

Niente Palermo, niente Reggio Calabria (chissà, forse il ponte sullo stretto almeno al Giro d’Italia sarebbe servito), niente Potenza, Matera, Bari, Lecce e neanche Napoli, già che ci siamo. Qualcuno avrebbe potuto avvisare gli organizzatori che, anche se un po’ di spazzatura in giro c’è ancora, lo spazio sufficiente per far passare i ciclisti c’è.

GIRO NELL’ITALIA - Attenzione: non siamo ciechi, arroganti o incompetenti. Siamo consapevoli che lo spettacolo si fa sulle montagne e le classifiche si decidono sul Cervino e non sull’Etna. Ma chi segue la corsa dell’auto della giuria, forse dovrebbe provare a guardarsi più spesso attorno durante le tappe. Vedrebbe un fiume di bambini sulle spalle dei genitori, ai bordi delle strade, che tinge il cielo sventolando a mezz’aria i colori della maglia più desiderata. Vedrebbe nugoli di ragazzi che tifano e salutano con la mano, scrutando nel fulmineo passaggio del gruppo la rosa del leader, per applaudirla. Vedrebbe coppie di anziani che rispolverano le vecchie bici dalle cantine e nei cui limpidi occhi grigi passano i ciclisti ad uno ad uno. È questa l’Italia del Giro. Ed è ad Aosta, a Bergamo, a Firenze, all’Aquila, a Caserta, a Bari, a Cosenza, a Messina, ad Olbia. Non in Danimarca.

Lasciate che la corsa tinga di rosa un Paese che di roseo ultimamente ha ben poco. I danesi non se la prenderanno: se vogliono vedere il Giro, vengano pure in Italia. Loro sanno dove trovarci, noi sapremo come accoglierli.

Francesco Guarino

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Una risposta a E lo chiamano Giro d’Italia. Tre tappe in Danimarca, Sud dimenticato

  1. avatar
    flaviano 17/05/2012 a 20:59

    Un giro da schifo !!!!!!!!
    Il sud dimenticato come il mio friuli e molte altre parti d’italia.
    Ricordi la tappona sul Vesuvio?????? FAVOLOSA!!!!!!! E lo Zoncolan?? E Sicilia e Sardegna, terre meravigliose e dimenticate non solo dai politici ma anche dagli organizzatori sportivi!!!!
    Ma serviva fare tutte quelle tappe in Danimarca????????? Cosa centrano con il giro d’ITALIA????????
    Sara’ questione di vil denaro ma cosi’ si mortifica il giro.
    Speriamo meglio l’ anno prossimo.
    Ciao da Flaviano.

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