E la morale va…sulla memoria debole della sinistra

travaglio

Il vicedirettore, Marco Travaglio

La moralità sovente è mobile. Ondivaga: viene e va. A volte arriva nella sua forma più scadente: il moralismo. Giudica il prossimo impietosamente e spara a zero con il ditino puntato. In altre occasioni, invece, è del tutto assente. Accade spesso al momento di valutare se stessi.

Inafferrabile. E in certe occasioni anche imbarazzante, perché quando se ne abusa, tra gli effetti collaterali, si possono verificare anche sbalorditive amnesie. Prendiamo, per esempio, l’intellighenzia di sinistra e tutto il variopinto mondo che le gira intorno. Come il magistrato, Afro Maisto, presidente di sezione della Corte d’Appello di Roma.

Travaglio – Il giudice era chiamato a scrivere le motivazioni della sentenza da sottoporre alla Procura generale per passare in Cassazione il processo che Cesare Previti, ex senatore PDL, intentò contro il vicedirettore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio. Quest’ultimo era accusato di diffamazione per un articolo scritto nel 2003 ed era già stato condannato in primo e secondo grado. Il terzo era prossimo ma occorreva sbrigarsi poiché la prescrizione del reato era alle soglie. Maisto aveva 60 giorni di tempo per la presentazione dell’atto. Ci mise un anno. Reato prescritto.

Ora, non è colpa del vicedirettore se la magistratura è smemorata e lenta ma diciamolo: che fatica sarà per l’uomo del Fatto, da oggi in poi, essere credibile nella veste di censore delle leggine ad hoc del premier. Soprattutto quelle che riguardano la prescrizione dei suoi reati. Che travaglio per Travaglio. Era quasi meglio essere condannato. Ancora meglio sarebbe, per il giornalista, se tutto fosse dimenticato.

Affittopoli – Già, l’oblio. Come quello di Cinzia Sasso, compagna del candidato sindaco di Milano per SEL, Giuliano Pisapia, e giornalista di Repubblica. Famosa per i suoi pezzi di fuoco contro i saccheggiatori di Mani Pulite a partire da

d'alema

Massimo D'Alema

Mario Chiesa, ex presidente del Pio Albergo Trivulzio. La stessa Baggina da cui la Sasso è attualmente in affitto essendo uno degli inquilini chic dello scandalo Affittopoli.

Vive domiciliata Pat da 22 anni, con contratto scaduto nel 2008. La cosa sorprendente è che ella pare non sapere come ci sia arrivata in quella casa: “[…] è passato troppo tempo” ha dichiarato al quotidiano Libero in una breve intervista.

Sia chiaro, la Sasso non è l’unica nell’elenco di privilegiati con accesso ad alloggi di super lusso, super scontati e tanto meno l’affaire riguarda solo i volti degli ambienti di sinistra. Ce n’è per tutti: politici, stilisti, Vip di varie forme e dimensioni provenienti da dritta, da manca e da centro. A dimostrazione che se c’è qualcosa di bipartisan in questo paese, sono le furberie. Però, i nomi di destra hanno meno da farsi perdonare dall’elettorato sinistrosso, il quale dai “venduti e smutandati di Silvio” non si aspetta nulla, tanto meno correttezza e morale. Invece, per i visi cultural-radical-chic di sinistra il discorso cambia. Non è facile promuovere ogni protesta di piazza in nome della legalità, la rispettabilità, la libertà, la giustizia e quant’altro e a fine giornata tornare nel proprio elegante tinello con canone di casa popolare a prezzi da discount. O magari è facilissimo, basta scordarsi valori e principi. Obiezione. Ancora non è chiaro se tutti gli inquilini benestanti da Milano a Roma si siano allocati illecitamente. Vero. Epperò, il cda del Pio Trivulzio è stato quasi interamente liquidato. Un atto dovuto, certamente. Adesso, la domanda è: ora che i berlusconiani hanno mollato le poltrone del consiglio, quando i radical-chic lasceranno quelle del salotto? Verrebbe da rispondere mai, aspettando che tutto finisca nel dimenticatoio.

Romano Prodi

Gheddafi – E non si dica che l’obnubilamento non arrivi fino alle più alte cariche dello Stato. Giusto in queste ore, mentre dall’altra parte del Mediterraneo esplode la guerra civile, l’opposizione tutta accusa il premier Berlusconi di aver fatto con Muammar Gheddafi, il quasi ex tiranno libico, accordi di amicizia, assecondato le sue pazzie, di essersi avvicinato a un genocida, di avergli fatto il baciamano. Tutto vergognoso e tutto vero. Peccato che ci si dimentichi che né D’AlemaProdi si sottrassero al gioco diplomatico. Anzi, lo coltivarono con dovizia ogni volta che – raramente – gli capitò di girare per Palazzo Chigi

in qualità di figure al Governo, nel ’98 e nel 2006. Né avrebbero potuto fare diversamente essendo la Libia l’immediato vicino di casa e tenutario di materie prime. Ma il buio della memoria fa strani scherzi. Anche a Repubblica nel 2009, anno in cui il Cavaliere fece il tanto vituperato patto d’amicizia con il raìs guadagnandosi gli strali del quotidiano. Questo era così occupato a essere moralmente indignato da scordarsi che l’accordo agevolava anche il suo editore, Carlo De Benedetti, presente in Libia (tramite ENI) dal 2004 con il gruppo Sorgenia, uno dei maggiori importatori nazionali di gas. Un affare. Ma, quando occorre, è meglio dimenticare.

Chantal Cresta

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