E arrivò il turno della Spagna

I sintomi da febbre greca c’erano già da tempo, ma il malato Spagna credeva di aver respinto il male con le più dure contromisure e riforme del piano di austerità varate dal governo di Rajoy. Era stato promesso, subito dopo l’inizio dei lavori del nuovo governo, che ci sarebbe stato bisogno di sacrifici non indifferenti, ma che alla fine la Spagna avrebbe evitato di chiedere aiuti finanziari alla troika.

Ma sin da subito i sintomi dell’infezione da crisi del debito sovrano si sono fatti sentire e hanno fatto vacillare considerevolmente i piani di Rajoy e del suo governo. L’ultimo sussulto c’è stato qualche settimana fa quando il governo spagnolo si è trovato obbligato a salvare e quindi nazionalizzare Bankia, il terzo gruppo bancario più grande del Paese, mettendo in evidenza i timori che da troppo tempo alimentavano le prospettive degli analisti su un probabile tracollo del sistema bancario spagnolo.

La nazionalizzazione di Bankia è stato l’ultimo tassello che ha portato il governo di Rajoy a rivedere i propri intenti di evitare ad ogni costo aiuti esterni, risolvendosi nella richiesta ufficiale del ministro dell’Economia spagnolo Luis de Guindos per aiuti da parte della Bce, tradotta in una linea di credito di 100 miliardi di euro.

Ufficialmente la Spagna diventa quindi il quarto Paese d’Europa a richiedere aiuti alla troika per far fronte alla crisi del debito sovrano. Il governo spagnolo ha definito gli aiuti richiesti alla Bce come una mera linea di credito e non come un vero e proprio aiuto finanziario al sistema creditizio nazionale, ma di fatto i 100 miliardi sono aiuti esterni al sistema bancario spagnolo in vistosa difficoltà.

Il prestito concesso alla Spagna secondo El Pais verrà emesso con un tasso del 3 percento, considerato dal ministro dell’Economia spagnolo molto favorevole visti gli andamenti dei mercati attuali. I fondi verranno canalizzati nel sistema bancario spagnolo e verrà aggiunto al già ampio debito, il quale era solo un anno fa il 68,5 percento del Pil. Se la Spagna decidesse di richiedere l’intero ammontare di 100 miliardi di euro ciò verrebbe tradotto in un aumento del debito rispetto al Pil di un ulteriore 10 percento.

Rajoy ha dichiarato che la linea di credito aperta con la Bce non avrà effetti sul deficit e che non vede alcuna possibilità di superare il limite dei 100 miliardi di euro di prestito, e che l’inversione di rotta rispetto agli intenti iniziali è stato dovuto ad una necessità di riportare confidenza nei mercati finanziari.

Gli aiuti alla Spagna diventano il terzo intervento concreto della Bce dopo quello dato alla Grecia – che affronterà il voto il 17 giugno – all’Irlanda e al Portogallo. Una peculiarità non da poco: la Spagna ha un’economia che è il doppio delle tre economie citate prima messe insieme. Solo questo dovrebbe indicare l’importanza del prestito accordato alla Spagna e di quanto più che mai servano risposte non solo in termini finanziari, ma anche di crescita, poiché si rischierebbe così facendo di prolungare solo una estenuante agonia.

Le contro misure della Spagna per evitare il collasso del sistema bancario e creditizio subito dopo lo scoppio della bolla speculativa del 2008, erano state delle regole più stringenti, incoraggiare fusioni e creazioni di grossi gruppi bancari, infine incentivare il mercato azionario.

Col senno di poi, e visti i risultati, tale politica è stata definita troppo graduale e morbida e ha dato la possibilità alle banche con grossi problemi di liquidità di erodere la stabilità finanziaria del sistema. Dopo l’intervento della Bce si spera che gli investitori vedano nel prestito emesso un occasione per recuperare serenità e che le agenzie di rating non taglino come già più volte paventato il rating spagnolo, il che potrebbe vanificare gli sforzi compiuti finora.

Dopo il passo indietro della Spagna il timore che al prossimo turno toccherà all’Italia si fa ancora più concreto, molti dei nodi del governo Monti presto verranno al pettine e si cominceranno a fare i conti con i risultati dei sacrifici non indifferenti compiuti finora. Ma se guardiamo alla vicina Spagna, all’orizzonte non si staglia nulla di buono.

Antonio Tiritiello

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