E’ tempo di vendemmia!

Dopo l’impiego di uve e mosto per trattamenti di bellezza, massaggi e terapie antiage nelle migliori Beauty Farm, torna in auge la vendemmia, una tradizione millenaria tramandata e custodita nei secoli da contadini e viticoltori

di Chiara Albricci

Foto Chiara Albricci ©

Andar per vigne è la nuova moda, il nuovo trend del turismo verde, ecocompatibile, ecologico, enologico e, perché no, persino gastronomico!

Anche quest’anno è giunto il tempo di raccogliere il frutto caro a Bacco, l’oro “da bere”. Da settembre a ottobre spuntano come funghi, o meglio crescono a grappoli le proposte e le opportunità per trascorrere un week end a stretto contatto con la natura. Agriturismi, poderi, cantine e aziende vinicole spalancano le porte a braccianti in erba in fuga dalla routine quotidiana. Muniti di forbici e cesoie di ogni misura, questi inesperti manovali della domenica si aggirano tra i filari carichi di aspettative, pronti a riempire ceste e canestri con gli acini più grossi, più belli, più succosi. Rossa o bianca non fa differenza alcuna, ciò che importa davvero è divertirsi.

Da Nord a Sud, dalla Valle D’Aosta alla Sicilia, passando per Piemonte, Toscana, Veneto, Sardegna, Lombardia, Emilia Romagna…l’elenco potrebbe estendersi a tutte le regioni del belpaese. Non è certo un caso che i greci classici si riferissero all’Italia come alla penisola di Enotria.

La vendemmia è un rito collettivo che richiama all’opera intere comunità, persone che lavorano gomito a gomito per giornate intere in un’atmosfera di festa. Ma attenzione! Un avvertimento è d’obbligo. Non si tratta di passeggiare tra i filari osservando e scattando qualche foto al paesaggio canticchiando “E com’è bella l’uva fogarina, e come è bella saperla vendemmiar, a far l’amor con la mia bella, a far l’amore in mezzo al prà”.

Qui si lavora davvero! E c’è chi la sperimentato per voi!

Niente tacco 12 o sneakers di tendenza, ma comodi stivali, guanti e cappello per proteggersi dal sole o dalla pioggia e in pugno le forbici, lo strumento del mestiere. Magari per precauzione anche qualche cerotto…non si sa mai…

Foto Chiara Albricci ©

Foto Chiara Albricci ©

Dopo un breve briefing e le necessarie “istruzioni per l’uso” si comincia. Disseminati tra le viti perfettamente allineate una dopo l’altra, a recidere i grappoli che si ammucchiano nella casetta. Si perde la misura del tempo, scandito solo dal numero delle casse che il trattore o il carretto caricano senza sosta. Sporchi di fango, affaticati ma soddisfatti nel vedere il frutto del proprio lavoro strabordare dalle le ceste accatastate; sentire il profumo dolciastro sulle mani figurandosi il sapore del vino della “nostra” uva; respirare l’odore della terra e ammirare il colore delle colline e dei campi pettinati a vigneti. Partecipare in prima persona alla frenetica attività della raccolta, riscoprendo una vera e propria arte d’altri tempi, inalterata negli anni e nei secoli.

E poi assistere alle prime fasi della vinificazione, assaggiare il mosto, il succo zuccherino dei chicchi appena  spremuti… E la sera, fisicamente distrutti ma sollevati nello spirito, concedersi il meritato riposo sorseggiando un calice e gustando i piatti della cucina locale che la solerte padrona di casa – che non ha nulla da invidiare ai migliori chef dei ristoranti più rinomati –  ha preparato per voi. E bisogna ammetterlo, ovunque si vada, in qualunque regione o territorio vinicolo ci si trovi, dal Chianti alla Franciacorta, da Montalcino ad Avola, dall’”Inferno” al “Barbera”, in Italia si cade sempre in piedi…e qualche volta si barcolla ..ma per il buon bere!

Tutto questo è la vendemmia, e molto di più.

Perché siate intenditori o profani, astemi o cultori, è un’esperienza davvero per tutti, un viaggio emozionale che non ha eguali.

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