Duecento anni dalla nascita di Charles Dickens e la casa-museo di Londra chiude

Roma – Il 7 febbraio 1870 nacque a Portsmouth Charles Dickens, lo scrittore inglese conosciuto in tutto il mondo per aver inventato il genere del cosiddetto romanzo sociale, un genere letterario che racchiude in sé finzione e verità, raccontando le vicende degli “ultimi” grazie a espedienti narrativi tipici anche del romanzo picaresco, cui effettivamente Dickens si ispirò.

Per alcuni i romanzi di Dickens sono dei “polpettoni indigeribili”, ma l’autore inglese – che conosceva bene le tribolazioni del volgo essendo il secondo di undici figli e visto che l’intera famiglia, salvo lui, finì per debiti al carcere della Marshalea – ha rappresentato fedelmente vizi e virtù della società inglese del suo tempo.

Abile narratore, capace di descrivere la più cupa disperazione – leggi fame – ma anche in grado di dipingere un quadro ironico e sarcastico della sua realtà, Dickens è senz’altro il più popolare romanziere inglese.

Quest’anno ricorre il bicentenario della nascita del romanziere e l’Inghilterra dedicherà ampio spazio alle celebrazioni in onore di uno dei suoi figli più celebri, anche se non poche voci di protesta si sono levate quando è stata resa nota la decisione di chiudere la casa-museo di Dickens a Londra dal 10 aprile fino a dicembre di quest’anno.

A quanto pare questi otto mesi di chiusura serviranno ad effettuare alcuni lavori di ristrutturazione, ma in realtà causerebbero al museo notevoli perdite: non solo sarà interrotto il flusso turistico – che in occasione del bicentenario sarebbe certo superiore alla norma – ma in questo modo il museo perderà l’appuntamento di fine luglio con le Olimpiadi, evento che porterà nella capitale inglese un eccezionale ondata di visitatori.

Non a caso Michael Lamb, direttore della Living Literature Society, ha dichiarato: «È di certo un errore chiudere il museo in questo momento, un gran peccato.  Nei prossimi mesi arriveranno a Londra molti visitatori e sono sicuro che vorrebbero visitare anche il museo di Dickens, l’unico allestito in una casa abitata dallo scrittore» e ha poi chiesto che i lavori siano rimandati al prossimo anno.

Difficilmente, però, la mobilitazione che è partita sortirà gli effetti sperati perchè il problema principale è, ovviamente, di carattere economico: i due milioni di sterline necessari per lavori nella casa-museo di Dickens vengono dalla Heritage Lottery – una lotteria nazionale che raccoglie fondi per la conservazione e la tutela dei beni storici, artistici e letterari – e se i lavori non verranno eseguiti in tempi brevi, il denaro stanziato verrà riassegnato a un altro ente.

Il 7 febbraio, però, il museo sarà aperto e con 120 sterline sarà possibile partecipare a una cena di gala che prevede anche una serie di divertimenti a tema.

Mentre Londra per pochi mesi dovrà fare a meno di una sua perla “letteraria”, a meno che si decida di rinviare i lavori, anche in Italia sono state organizzate una serie di iniziative per celebrare questo anniversario.

Il British Council dedica ampio spazio in tutta Italia alle manifestazioni in onore di Charles Dickens: proiezioni, rappresentazioni, reading e visite guidate allieteranno tutti coloro che vorranno catapultarsi nella Londra dell’Ottocento.

Interessante anche la mostra dedicata al viaggio di Dickens in Italia – viaggio che lo scrittore compì tra il 1844 e il 1845 – organizzata a Padova dal Museo del Precinema. La rassegna partirà il 7 febbraio e proseguirà fino al 23 giugno di quest’anno.

Per ulteriori informazioni sui programmi e gli eventi che si svolgeranno in Italia e in Inghilterra, vi invitiamo a consultare il sito internet della casa-museo di Dickens, ma anche il portale dedicato alle celebrazioni che si terranno in tutto il mondo.

Francesca Penza

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2 Risponde a Duecento anni dalla nascita di Charles Dickens e la casa-museo di Londra chiude

  1. avatar
    Laura 06/02/2012 a 15:48

    La decisione di chiudere la casa museo proprio nell’anno del bicentenario – sebbene per le motivazioni esposte – non è affatto british, ma decisamente ricalca il modello ‘italiano’…

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  2. avatar
    francescadorothy 07/02/2012 a 04:23

    Hai perfettamente ragione Laura.

    Rispondi

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