Due libri al mese…seguendo l’alfabeto

La maratona di lettura di Wakeupnews arriva a metà strada con la coppia di lettere L-M

di Laura Dabbene

Beppe Severgnini – “L’Italiano. Lezioni Semiserie”

Giugno è un mese cruciale per gli amici-lettori di Wakeupnews impegnati nella corsa verso il traguardo dei 26 libri letti in un anno, perché rappresenta esattamente  il “mezzo del cammin”. Superato questo ostacolo si sarà a metà dell’opera e soprattutto alle soglie dell’estate e delle vacanze, momento ideale per dedicarsi alla lettura.

Consapevoli di aver un po’ trascurato, con le ultime scelte, gli autori italiani e la nostra letteratura nazionale, si è corsi ai ripari dedicando la coppia di lettere L-M a due libri nati e scritti ab origine nella nostra lingua. Non solo. Uno dei due è un vero gesto d’amore e di rispetto per l’idioma di Dante e di Petrarca, oggi giorno sempre più a rischio di imbarbarimento.

Sfruttando la duttilità della lettera L e calcolando l’articolo come prima parola del titolo, in base alle regole del gioco fissate a gennaio, la scelta è caduta su L’italiano. Lezioni semiserie di Beppe Severgnini, un manualetto tanto piccino e divertente, quanto utile se seguito con attenzione. Chi conosca lo scrittore e giornalista Severgnini, è ben consapevole di quanto la sua ottima padronanza e passione per la lingua inglese siano in lui radicate al pari della tendenza al purismo linguistico nell’italiano. Questo suo libro ne è un esempio principe, in particolare quando si fa strenuo difensore delle parole del nostro vocabolario, cui si preferiscono troppo spesso a torto, per moda o per snobismo, termini stranieri. In rari ed eccezionali casi si ammette l’uso dell’inglese, così trendy e così cool, quando proprio non se ne può fare a meno. Purista anche nell’elogio del congiuntivo, forse non più obbligatorio neppure nei temi scolastici. Con ironia e leggerezza l’autore affronta molti ambiti, svelandoci le trappole più insidiose a livello ortografico e grammaticale, ma anche elargendo preziosi consigli di stile e di forma quando si usano forme di comunicazione recenti come l’email. Il libro di Severgnini si occupa essenzialmente dell’italiano scritto ed è per questo, tra le righe, rivolto a chi scrive, o vorrebbero scrivere, per professione. Poche e semplici le regole a partire da quella fondamentale: avere qualcosa di dire. Vengono poi, in ordine, i due imperativi della chiarezza e della sinteticità: bandire costruzioni sintattiche con troppe subordinate prima della principale e sfrondare il più possibile avverbi ed aggettivi. Un vero piacere dilettarsi poi, con il sorriso sulle labbra, nei Masotest e Sadoquiz posti alla fine di ogni sezione: il più difficile senza dubbio quello sull’uso della punteggiatura, perché davvero il punto e virgola non si sai mai dove è giusto piazzarlo. Ma il vero mostro severgniniano, evitato come la peste e demonizzato senza peli sulla lingua, è il “che”. Omaggio all’autore non averne usato, in tutto l’articolo, neppure uno! (Se non quello appena letto…inevitabile). Controllate, se non vi fidate.

Di tutt’altra natura è Metello di Vasco Pratolini, pubblicato nel 1960.

La locandina del film del 1970 tratto dal romanzo di Pratolini

Pochi conoscono la reale natura di questo romanzo quale parte di una trilogia, insieme a Lo scialo e Allegoria e Derisione, dal titolo unitario: Una storia italiana. Si tratta un progetto maturato nella mente dello scrittore toscano verso la fine degli anni Quaranta e realizzatosi nel corso dei Cinquanta, quando decise di tracciare la parabola storica della classe operaia partendo dal 1875: in quell’anno ha inizio infatti la vicenda raccontata in Metello, arrivando poi a concludersi nel 1902. Firenze, e la campagna circostante, sono il fondale su cui si svolge l’esistenza di Metello Salani: da neonato orfano allevato da contadini, ad adolescente in cerca di un mestiere, fino a diventare uomo nella sua veste di guida dei muratori in sciopero. La valenza sociale della narrazione di Pratolini è evidente, ma al tema collettivo e storicamente forte della presa di coscienza di classe da parte dei lavoratori si affiancano aspetti di portata assolutamente soggettiva e individuale. Metello è sì emblema e portavoce di una fascia sociale, ma è anche persona singola, con le proprie debolezze (il bere, il fumare, il fare l’amore) e le proprie forze (il senso dell’amicizia e del dovere, l’umana solidarietà). Tutti questi aspetti contribuiscono a disegnare sia la sua storia personale, la formazione del carattere, l’educazione sentimentale e la maturazione come marito e come padre, ma anche la vicenda in cui egli è elemento di un progetto più vasto, la storia del mestiere di muratore tra fine Ottocento e primo Novecento. Il romanzo narra il passaggio degli uomini al lavoro nei cantieri da manovalanza sfruttata e senza tutela, sempre sottomessa alle leggi del padrone, a categoria professionale unita, gruppo compatto in grado porsi come elemento decisivo nel dialogo con gli imprenditori: risiedono in questo la modernità e l’attualità di Metello, nel toccare tasti di un dramma, quello dello sfruttamento e della morte sul lavoro, lontano dall’essere risolto.

E dal giugno fiorentino del 1902, segnato dalla vittoria di Metello e dei suoi compagni muratori dopo 46 giorni di sciopero, si arriva al giugno 2010 con le due nuove proposte di lettura appena presentate, a cui ci auguriamo si aggiungano numerosi i suggerimenti per i titoli con iniziale L-M.

In attesa dei vostri commenti, in redazione già si pensa al passo successivo e alla scelta dei prossimi libri, vincolati dalle lettere N-O: Neve di Orhan Pamuk e Ossi di seppia di Eugenio Montale.

La sfida continua.

FOTO/ via sognaresempre.spaces.live.com; http://www.angelmule.com

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