Due libri al mese…seguendo le regioni!

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Il mese di settembre è ormai quasi alla conclusione ed ecco un altro appuntamento della nostra rubrica Due libri al mese…seguendo le regioni, con la consueta accoppiata letteraria anomala. Questa volta abbiamo messo insieme il Trentino Alto Adige e l’ Emilia Romagna  per parlare di Ritorno a Berlino di Lilli Gruber (e Paolo Borella) e Bar Sport di Stefano Benni.

Bastano già i titoli a mostrare quanto siano lontani l’uno dall’altro i libri che maneggiamo oggi, scritti il primo da una delle giornaliste più autorevoli della televisione italiana e il secondo da uno scrittore irriverente e con uno stile tutto suo, non certo conformista. Non potevano quindi che trovarsi agli antipodi anche le loro produzioni: un report giornalistico con excursus nella cultura e nella storia tedesche e un racconto spassoso pennellato a tratti leggeri.

Un trait d’union, però, c’è anche questa volta e si tratta del ritratto narrativo. Quello di Lilli Gruber è l’affresco panoramico di un evento epocale che stravolge il mondo fino ad allora conosciuto; quello di Benni, invece, è una miniatura. La messa in scena di una micro-realtà popolata di personaggi e fatti che cullano la nostra quotidianità, sapendola spesso addolcire.

Gruber – “Dov’ eri la notte in cui cadde il Muro di Berlino?”. La domanda potrebbe valere anche per altri grandi fatti storici, per lo più tragici, come l’assassinio di Kennedy o l’attentato alle Twin Towers.

Lilli Gruber era lì, inviata del Tg2 nei giorni del crollo e da quell’esperienza ha estratto il suo primo libro sull’argomento. Riletta oggi, quella ricostruzione sembra il racconto in presa diretta dei momenti che avrebbero cambiato per sempre l’Europa. In Ritorno a Berlino, le pagine più avvincenti di quella cronaca vengono riproposte al lettore, restituendo atmosfere, tensioni e speranze di quegli avvenimenti. Insieme a Lilli Gruber e al collega Paolo Borella, corrispondente per la Rai negli anni di Schroeder, si torna a Berlino vent’anni dopo, per scoprire che “C’era una volta il muro. E quando c’era il Muro, non c’era Berlino”.

L’abbattimento del Muro di Berlino colse tutti di sorpresa, «non lo volevano certo Erich HoneckerGorbaciov, non George Bush senior né Margareth Thatcher e neppure François Mitterrand. Meno di tutti Giulio Andreotti che – parafrasando un ritornello di allora – disse di amare talmente la Germania da volerne due, suscitando così una tempesta diplomatica fra Roma e Bonn».

A esserci e a restare sono i luoghi che parlano di un passato che di fatto non c’è più, ma la cui ombra fatica a dileguarsi; di una città unita ma sopra la quale il cielo a volte sembra ancora diviso; di una capitale che negli ultimi vent’anni è diventata il grande centro della creatività europea.

Una realtà segnata da una costante auto-analisi storica, incentrata sui temi della memoria e della colpa, come raccontato magistralmente dallo scrittore cardine della letteratura tedesca, Günter Grass, ma anche dalla generazione più giovane di scrittori, come Ingo Schulze, concentrati soprattutto sulla fase successiva al crollo; o ancora da film come Goodbye Lenin! o Le vite degli altri (vincitore nel 2006 del Premio Oscar per il miglior film straniero).

Il libro ci conduce attraverso luoghi-simbolo di Berlino, dando voce a tutte le sfumature possibili, tra Ostalgie e le difficoltà dei suoi abitanti, che in una sola notte di novembre sembrava fossero diventati “ein Volk” (“un popolo”), per capire poi quanto fosse complicato tornare a esserlo nella realtà.

Benni – Stefano Benni cala il lettore nella realtà italiana; di più, nella piccola realtà provinciale di qualche decennio fa. Protagonista assoluto del libro – pubblicato nel 1976 – è il Bar Sport. (Nel 1997 è uscito Bar Sport Duemila, una riattualizzazione della pièce, più che un seguito).

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stefanobenni.it

 

Certo, le situazioni presentate sono, a volte, deformate ed estremizzate per amplificarne l’effetto comico, ma i tratti sono quanto mai reali, soprattutto nei suoi personaggi e nell’ambientazione creata. Ci si ritrova trasportati in un bar degli anni Settanta/Ottanta, con il telefono a gettoni, i grappini, la brioche in esposizione perenne dall’aspetto ormai non più molto invitante. I personaggi sono quelli incontrati da chiunque abbia avuto la fortuna di avere un posto così in cui rifugiarsi e dal quale osservare la più varia micro-umanità: dal carabiniere al professore, dal bimbo del gelato al “tennico” (senza c e con due enne), che sciorina con sicurezza informazioni su qualsiasi cosa ed è perseguitato da un tizio – il tizio col cappello – che lo irrita ad ogni affermazione. Ci sono anche il lavapiatti che sogna una carriera da cameriere, il tuttofare, la cassiera formosa e il ragioniere perdutamente innamorato di lei.

Benni accompagna il lettore fino all’insegna e poi gli lascia la possibilità di aprire la porta del bar, facendogli riassaporare odori di un Paese che non c’è più, apprezzare di nuovo caratteri rievocati dal tempo, tra pareti coperte di magliette di calciatori con il “collo da camicia”, adoperate nei tempi in cui il calcio si chiamava ancora “pallone”.

Ecco allora i trilli metallici del flipper, il juke-box, i vari locatari che giocano a fare i tuttologi, vendendosi sempre per più di quello che realmente sono. Bar Sport si legge come una breve chiacchierata tra vecchi amici, di quelle che lasciano il sorriso un po’ amaro per il tempo ormai passato, ma anche la piacevolezza del ricordo davanti alla commedia umana in cui Benni raccoglie i suoi eroi da bar e fa di un piccolo locale, il luogo privilegiato della sua narrazione.

Ci si rilegge a ottobre!

 

Marina Cabiati

Foto || rizzoli.rcslibri.corriere.it; stefanobenni.it

 


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